In America Latina “la pandemia ha agito come traino di una serie di questioni sociali”

È iniziato il 2 marzo e proseguirà fino al 20 aprile il ciclo di seminari organizzato a L’Orientale dal CeSAL-Centro di Studi sull’America Latina, diretto dal prof. Augusto Guarino, che sviluppa come tema il binomio ‘salute e malattia’ all’interno delle culture latinoamericane. Offrire una riflessione sul valore, sia culturale che simbolico, della malattia nell’immaginario collettivo nel panorama dell’America Latina delineando un approccio interdisciplinare: lo scopo dei sette incontri seminariali che, estesi agli studenti del Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati, continueranno a tenersi in modalità online su Microsoft Teams. La domanda comune sottesa a tutti gli interventi, che vedono alternarsi tra i relatori docenti di discipline storiche, ma anche letterarie, antropologiche, filosofiche, linguistiche e sociopolitiche, è difatti questa: che impatto ha avuto la malattia sull’identità delle popolazioni in America del Sud? Quasi impossibile prescindere, dunque, da un aggancio all’attualità dove “l’epidemia scatenata dal Covid-19 ha, come si sa, avuto effetti devastanti su Paesi già in situazioni di affanno”, interviene il prof. Alessandro Guida, docente di Storia delle Relazioni Interamericane, che il 9 marzo dialogherà insieme al prof. Raffaele Nocera, Vicepresidente del CeSAL, per uno sguardo d’insieme sulla crisi pandemica. “Per gli Stati dell’America Latina la pandemia ha agito come traino di una serie di questioni sociali che sono giunte, dall’inizio del 2019, al capolinea. Ne abbiamo sentito parlare tutti: scontri violenti, massicce proteste, dissenso popolare, manifestazioni che vanno interpretate sullo sfondo di una più complessa frattura che nella regione, dal Cile alla Bolivia, dalla Colombia al Brasile, ha rivelato la gravità latente di mali molto più radicati”. Lì dove la pandemia avrebbe dovuto disinnescare con la diffusione dei primi contagi l’espressione di una rivolta, lo scenario si è invece ulteriormente frammentato restituendo agli occhi della cittadinanza “l’immagine di governi che, lungi dall’insistere sulla strada verso la democratizzazione di alcune prassi politiche, favorisce le disparità economiche e le disuguaglianze sociali tradizionali”. Con il risultato che “anche nei Paesi dove le economie vanno meglio – per esempio, il Cile – si è assistito nell’ottobre 2019 a rivendicazioni da parte della popolazione nei confronti di istituzioni giudicate assenti – e, nello specifico, contro Sebastián Piñera – che avevano come oggetto diversi settori, dal diritto all’istruzione e alla cultura al diritto alla salute, conseguenza di un regime autoritario che Pinochet ha retto dal 1973 fino al 1990”. Su un orizzonte funestato da un’ondata di proteste contro l’establishment, “come avvenuto nell’ultimo biennio in Colombia, Venezuela o in Ecuador, o da Colpi di Stato, che per esempio in Bolivia hanno condotto alle dimissioni del presidente Evo Morales, l’emergenza sanitaria del Covid ha mostrato il suo risvolto più feroce: la fragilità delle istituzioni democratiche” e le sue naturali concause, quali la povertà e l’esclusione sociale, o “la violenza di genere di cui si discuterà a proposito dei movimenti delle femministe messicane mobilitatesi nel novembre scorso contro l’incapacità del governo e del Presidente Andrés Manuel López Obrador di arginare i femminicidi e le violenze a danno delle mujeres”.
Indagare il rapporto tra i cosiddetti ‘mali endemici’ e la loro relazione con i significati della nuova epidemia con cui il continente latino-americano, tra gli altri, fa i conti da oltre un anno costituirà nel corso dei seminari lo spunto per una riflessione più ampia sulla malattia in quanto metafora di scambio e di contatto tra popoli ma anche di scontro. “Anche l’Honduras è uno di quei paesi dove le proteste contro le riforme del sistema sanitario adottate dal Presidente Juan Orlando Hernández sono cominciate già nella primavera del 2019, fino a raggiungere l’esasperazione lungo il corso di quest’anno dove la gente scendeva per strada, nonostante le restrizioni, a chiedere cibo e dove l’intervento delle forza armate ha agito con una feroce repressione”. Alcuni dei casi nazionali che vanno profilandosi, nell’intervento dei professori Guida e Nocera, risulta emblematico. In Brasile, “la gestione della pandemia sta diventando un’arma politica nella contrapposizione tra Bolsonaro e i dirigenti dell’opposizione che ne hanno richiesto in più occasioni l’impeachment, ritenendo il governo centrale irresponsabile e contraddittorio nel proprio orientamento verso le autorità sanitarie, oltre che nell’amministrazione della spesa pubblica. Ricordiamo che mentre Bolsonaro si diceva negazionista, erano i governi centrali a prendere misure di contenimento e, in questo caso, il braccio di ferro ha agevolato un’ulteriore polarizzazione nelle varie aree del Paese, ancora più indebolite”. Sebbene gli Stati Uniti guidino la classifica a livello mondiale con il più alto numero di contagi e decessi da Covid-19, “il Brasile (secondo l’OMS, quasi 66mila casi al giorno) li segue a ruota e si stima che a causa dell’emergenza vi sarà una contrazione del Pil 2020 dell’8% secondo la Banca Mondiale”. Sul piano macroeconomico è evidente che, pur non essendo la regione più povera al mondo, essa sia diventata ciononostante l’epicentro della pandemia anche a causa dell’assenza di tutele sul piano sanitario, che impegnano i governi nell’agire perseguendo l’interesse di un’élite agiata, tuttavia ignorando i bisogni di una classe maggioritaria vulnerabile e bisognosa di assistenza. “Il vero nervo scoperto è la disparità di reddito tra zone ricche e povere, con una divisione anche dal punto di vista spaziale più importante che altrove, disparità avallata da sistemi di corruzione e clientelismo. Il circolo vizioso ormai innestato ha del tutto compromesso il rapporto tra cittadinanza e istituzione, così che neanche l’agitazione è andata in quarantena e tuttora resta difficile decifrare la situazione, visto il ritardo con cui, diversamente dall’Europa, Paesi come l’Argentina o il Cile stanno apprestandosi alla campagna vaccinale”. E sempre il Cile, nel corso di quest’anno, “voterà per l’approvazione di una nuova Costituzione. È anche nelle mani della popolazione locale, quindi, la possibilità di agire contrastando la classe politica al potere”. In linea generale, il fenomeno di instabilità continentale ha messo in evidenza un atteggiamento condiviso da parte di governi che hanno utilizzato la pandemia per operare una totale restrizione delle libertà e dei diritti civili dei cittadini attraverso le misure del lockdown e del coprifuoco, o dichiarando in alcuni casi lo stato di emergenza. Non è da escludere che “la sfiducia nei partiti politici corre il rischio di provocare l’aumento delle tensioni sociali vista anche la diffusione di gruppi neopopulisti o ‘neofascisti’ i quali potrebbero arrivare facilmente al potere”. Quale sarà il futuro delle mobilitazioni a catena che, sembra, si stiano passando il testimone in tutta la regione è arduo prevederlo.

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