Inclusione delle persone con disabilità: l’impegno del prof. Giuseppe Recinto, consigliere del Premier Conte

Il prof. Giuseppe Recinto, ordinario di Diritto Civile presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Federico II, è dallo scorso febbraio Consigliere Giuridico del Ministro dell’Università e della Ricerca. Una carriera non solo fra le aule universitarie, il docente ha ricoperto negli anni diversi ruoli di prestigio legati al mondo dell’istruzione e della ricerca, quali (solo per citarne alcuni): componente della Commissione per la Valutazione del merito eccezionale per chiamate dirette presentate da Enti di Ricerca vigilati dal Miur, della Commissione per la redazione del Codice della legislazione scolastica, universitaria, dell’alta formazione artistica musicale e coreutica e della ricerca; del Comitato di valutazione per la selezione del Comitato Nazionale dei Garanti della Ricerca presso il Miur. Dal 2019 ricopre l’incarico istituzionale di Consigliere del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di disabilità. Un tema delicato cui il prof. Recinto dedica numerose energie, al fine di garantire la piena inclusione dei soggetti disabili all’interno della nostra società. Professore, come nasce la sua collaborazione con il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi? “È una storia al passato, di quando il prof. Manfredi era Rettore dell’Università Federico II. L’abitudine a lavorare insieme, l’impegno che avevo già a Roma con il Presidente Giuseppe Conte in materia di disabilità, ha spinto l’ex Rettore a chiedermi di lavorare con lui. Il contributo che il prof. Manfredi ha dato all’Università in questi anni ne ha fatto una risorsa non solo per il nostro territorio ma per l’intero Paese”. L’emergenza sanitaria ha spezzato la routine quotidiana delle nostre università. La Didattica a distanza (DAD) si è rivelata con il tempo uno strumento utile per far andare avanti gli studenti. Manca però la socialità. Da dove occorre ripartire? “L’emergenza ha mostrato che l’Università deve conservare la dimensione di comunità come luogo di crescita irrinunciabile. Non bisogna guardare con diffidenza, però, al supporto delle nuove tecnologie. Il numero di laureati dell’era Covid è stato uguale a quello degli anni precedenti. Quello dei nuovi iscritti in diversi Atenei è in crescita così come quello degli studenti che seguono le lezioni come ho constatato da docente. La DAD consente di arrivare a tutti, le tecnologie sono al nostro servizio, azzerano le distanze e permettono un confronto continuo. Non dobbiamo avere l’ansia di tornare come prima, torneremo meglio di prima coniugando la tecnologia della DAD alle tradizioni didattiche che sono irrinunciabili”. La didattica da casa può essere controproducente per alcuni? “Nei nostri ragazzi c’è tanta fame di sapere e studiare, gli studenti mi hanno proposto diverse modalità di incontro virtuale, la grande duttilità dei tempi ha rafforzato i rapporti. Forse, per alcuni la mancanza di comunità può generare un sentimento di disaffezione. Questo sentimento va contrastato attraverso una DAD coinvolgente con modelli diversificati a seconda delle necessità. Le Università italiane hanno dato un’ottima risposta in questi mesi. Il contributo dei giovani è stato fondamentale per andare avanti”. Lei è un professore della Federico II. Come ha vissuto le recenti consultazioni che hanno visto eletto il prof. Matteo Lorito nuovo Rettore? “Superata la fase delle elezioni, in cui c’è stato un confronto importante, spero che ora si proceda uniti nell’interesse delle Istituzioni. Dobbiamo metterci alle spalle i personali punti di vista e dedicarci alle cose fondamentali da fare”. Nei programmi futuri, quindi, cosa prevede di apportare con il suo contributo? “L’Università deve recuperare una funzione sociale, deve essere al servizio del territorio, la ricerca degli studiosi deve essere al servizio delle Istituzioni territoriali. È importante che le competenze e la ricerca siano al servizio e al sostegno del sistema Paese. Noi dobbiamo rafforzare l’anello di congiunzione fra i vari canali. È un progetto ambizioso ma dobbiamo pensare in grande”. Come nasce la sua nomina a Consigliere del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di disabilità? “Il rapporto professionale con il Presidente Giuseppe Conte nasce anni fa. Il Presidente, conscio della mia attenzione e sensibilità su questi temi, mi ha coinvolto sui temi della disabilità e del sociale fra la parte tecnica e politica”. Della disabilità forse se ne parla ancora poco. Cosa si è promesso di portare avanti? “La prospettiva che stiamo seguendo è quella di non guardare la disabilità in un’ottica meramente assistenziale ma di inclusione. Conformemente alla Convenzione ONU, le persone con disabilità devono essere considerate nella loro personalità. Deve essere garantito un progetto di vita indipendente”. La situazione attuale e l’avvio della DAD avranno messo a dura prova le famiglie con persone con disabilità. Quali sono le misure che il Governo intende adottare in merito? “La DAD è impegnativa per tutti e in questi casi può essere penalizzante. Per le figure delle insegnanti di sostegno si sta provvedendo a introdurre due correttivi: aumentare il numero di persone che possano acquisire la specializzazione e rendere più veloce l’iter delle immissioni in ruolo. Con la DAD ci sono dei paradigmi ai quali i docenti di sostegno devono adeguarsi”. Poi il professore rivolge “un plauso a tutti gli insegnanti che favoriscono l’inclusione adottando nuovi modelli didattici”. Lei ha parlato di specializzazione sul sostegno. Il corso di specializzazione è molto costoso (in Campania parliamo di 4000 euro). Non tutti i laureati possono permettersi questo esborso… “Stiamo valutando un incentivo economico per tutti gli Atenei italiani in modo che sia data ampia possibilità di seguire i corsi. Abbiamo un fabbisogno di 80 mila docenti su solo 20 mila insegnanti specializzati”. Quali obiettivi si augura di raggiungere? “In un’epoca di grande omologazione, mi piacerebbe che si comprendesse e ci si confrontasse con la diversità. Questi bambini, ragazzi, giovani, sono una risorsa fondamentale per il Paese, mi piacerebbe si guardasse alle loro potenzialità, al miglioramento della relazione fra pari che apportano, nella prospettiva di elaborare nuovi modelli di insegnamento efficaci per tutti. Nel nostro lavoro siamo partiti dal confronto con le famiglie e le associazioni, il tema non può essere affrontato senza un confronto con chi vive la disabilità. Nel periodo del lockdown, ad esempio, si è posta con delicatezza la questione dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico. Abbiamo apportato un correttivo al DPCM per garantire la possibilità di poter usufruire di brevi uscite”.
Susy Lubrano

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