L’approccio alle problematiche determinate dall’epidemia “non può che essere multidisciplinare”

Definita Fase 2, con espressione per la verità piuttosto abusata, sta ad indicare il percorso di uscita dal periodo della epidemia di coronavirus e di emergenza sanitaria. Quello nel quale, gradualmente e con la speranza che non ci siano impennate di contagi tali da imporre retromarce, si dovrebbe lentamente tornare alla vita ordinaria, senza tutti quei divieti e quelle restrizioni che hanno caratterizzato la quotidianità degli italiani da marzo ai giorni scorsi. Il Comitato socio economico guidato da Vittorio Colao che, nelle speranze del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, aiuterà il Governo ad adottare scelte ed indirizzi per gestire nel miglior modo possibile la transizione è stato recentemente arricchito dall’ingresso di cinque donne. Tra di esse anche la prof.ssa Enrica Amaturo, ordinario di Metodologia della ricerca sociale al Dipartimento federiciano di Scienze Sociali del quale è stata Direttrice e prima Preside della Facoltà di Sociologia. Come è nato questo incarico? “C’è stato un movimento di deputate, senatrici ed associazioni di donne, le quali hanno adottato il motto, anche sui social, ‘Dateci voce’. Ritenevano che fossero state sacrificate le competenze femminili nel gruppo degli esperti che avevano affiancato fino a quel momento il Governo nell’affrontare l’emergenza sanitaria in atto. Questa circostanza ha convinto Conte ad integrare la sua squadra con competenze femminili ed in questo frangente è nato anche il mio incarico”. Chi è in particolare che l’ha contattata e le ha chiesto di partecipare al Comitato degli esperti? “Non posso parlare di questo. Abbiamo dovuto firmare un accordo di riservatezza sul Comitato e suoi lavori. Sono un po’ limitata nel risponderle per questo motivo”. Perché ha accettato la proposta di Conte? “L’idea di dare un servizio al Paese in questo momento così difficile è stata determinante. È brutto subire, vivere una situazione sulla quale senti di non poter incidere, e così avevo vissuto, come tanti, l’emergenza sanitaria. L’idea di avere competenze che potessero tornare utili nella Fase 2 mi ha convinto a dire sì. Dire no, d’altronde, sarebbe stata una dimostrazione di egoismo”. Si occuperà in particolare di questioni di genere? “No. Metterò in campo le competenze di sociologo. Il mio non è un incarico nato per affrontare specificamente questioni di genere”. Quanto durerà? “Non lo sappiamo ancora”. C’è chi ha criticato la proliferazione di esperti nella squadra di Conte. Non siete troppi? “C’è una task force deputata ad affrontare l’emergenza con un approccio multidisciplinare. Economisti, sociologi ed altre figure. Poi c’è un Comitato tecnico scientifico nel quale trovano spazio, ovviamente, infettivologi, virologi e medici in generale. Coloro i quali hanno le competenze per affrontare al meglio la questione sotto il profilo della prevenzione e del contrasto del contagio e della malattia. L’approccio alle problematiche determinate dall’epidemia non può che essere multidisciplinare”. Come comincia la Fase 2? “In questo momento sotto gli occhi di tutti c’è una terribile emergenza economica che tra poco farà emergere una terribile emergenza sociale. Stiamo cominciando a vedere, non solo in Europa ma nel mondo, che con la fine della fase di chiusura più drammatica, quello che è stato definito in inglese lockdown, riemerge la rabbia sociale”. Cosa proporrà di mettere in campo per governare questa situazione? “Di questo non posso parlare, c’è un embargo. Se dico quello che penso si può confondere, si può generare l’equivoco che sia quello che il Comitato pensa. Saranno consuntivi che faremo a fine lavoro”. Dal punto di vista personale come affronta la nuova sfida? “È nuova e di questo sono molto contenta. È un motivo di orgoglio. È anche, qui parlo ovviamente da docente e da ricercatrice universitaria, un riconoscimento importante di come oggi siano necessarie le competenze sociologiche e di quanto sia utile una riflessione sull’impatto sociale delle tecnologie, tema del quale mi sto occupando in questo momento”. A proposito di tecnologie, il lavoro da casa da remoto cambia anche le dinamiche sociali e familiari? “Certamente ha risvolti importanti e vanno bene analizzati. È una condizione che determina ricadute importanti sia a livello di rapporti sociali, sia sotto il profilo delle dinamiche familiari e dei rapporti di genere nel contesto familiare”. Quali sono state le reazioni in Ateneo quando è trapelata la notizia della sua nomina tra gli esperti del Presidente del Consiglio? “Ho sentito affetto e soddisfazione da parte dei colleghi. Ho ricevuto messaggi di affetto e congratulazioni e questo mi ha naturalmente fatto molto piacere. La fiducia che altri manifestano nei miei confronti è uno stimolo a cercare di fare sempre meglio”. L’ex Rettore, il prof. Gaetano Manfredi, da alcuni mesi è Ministro dell’Università. Lei ed altri docenti federiciani ricoprite ruoli di primo piano in ambito governativo. La Federico II appare oggi centrale nel Paese come poche altre volte nel passato. Condivide questa lettura? “In fondo siamo il più grande Ateneo del sud ed il secondo più antico in Italia. Era giusto che ci fosse un nostro ruolo”. Continuerà con l’attività di docenza o la sospenderà in coincidenza con il nuovo incarico? “Sicuramente continuerò. Tra l’altro, oggi tutto si svolge a distanza e questo facilita la conciliazione tra i due impegni. Sto ora terminando le lezioni del semestre agli studenti e poi, naturalmente, manterrò le date di esame e tutto il resto”.
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