L’architetto, la creatività e le emozion

“Non si può fare un discorso relativo alla singola risposta di un test. Il segreto è capire da dove deve nascere quella risposta”, afferma la prof.ssa Sabina Martusciello, delegata all’orientamento del Dipartimento di Architettura della Seconda Università. “I test sono un dispositivo europeo, per cui vanno sostenuti, ma si tratta di una pratica che può presentare delle chiare difficoltà per una persona creativa come un aspirante architetto”, specifica. È infatti dalla creatività, e non da un arido gioco di numeri, che, secondo la prof.ssa Martusciello, inizia il vero percorso di un architetto: “la creatività non è qualcosa di astratto, ma ha a che fare con i cinque sensi. I ragazzi devono vedere e toccare non solo quello che faranno, ma dove vivranno le loro esperienze, ecco perché, ancor prima che affannarsi con simulazioni ed esercitazioni per i test, devono visitare il Dipartimento, luogo in cui vanno trasferite le proprie emozioni”. L’atteggiamento creativo di cui parla la docente va mantenuto anche al termine degli studi, in fatto di sbocchi lavorativi: “come dice il matematico Henri Poincaré la creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove che siano utili. Ed è quello che deve fare un architetto, in quanto l’architettura non ha più rapporto in senso stretto con la costruzione, ma con il recupero e la valorizzazione di qualcosa già esistente. Non sono molto d’accordo con questi giochi di statistiche sull’occupazione, perché non siamo delle percentuali, siamo delle persone e le posizioni che ricopriamo sono le più disparate”. Prima di proporsi sul mercato del lavoro, ci sono comunque cinque anni di studio da affrontare in cui si presenteranno non poche difficoltà: “è richiesta una frequenza quotidiana. Credo che un percorso per essere buono qualitativamente non possa prescindere dall’aspetto quantitativo delle ore di lavoro che vi sono alla base, per cui, se inizialmente frequentare con assiduità può essere un handicap, diventerà, poi, una ricchezza e un valore aggiunto”. Altro aspetto caratterizzante del percorso è il lavoro in team: “architettura significa dare risposta ai bisogni dell’uomo, ma per fare ciò bisogna imparare a conoscere l’uomo, e non si può fare a meno del lavoro di gruppo e del rapporto con gli altri studenti affinché ciò avvenga”. L’apertura ad una serie di approcci multidisciplinari è, infine, un’altra importante conquista a cui ambire: “la forma mentis di un architetto deve essere multidisciplinare. Abbiamo dei legami e progetti in corso con altri Dipartimenti, tra cui quello di Farmacia dell’Università di Fisciano. Sono discipline che possono sembrare distanti dalla nostra, per cui occorre una buona apertura mentale per comprendere queste sinergie”. Per un primo confronto con il Dipartimento che le ospiterà, le aspiranti matricole potranno comunque partecipare all’incontro di orientamento nell’ambito del progetto GoSun: “è un’occasione in cui orientamento in entrata e in uscita andranno di pari passo. I ragazzi avranno modo di dialogare con altri studenti, saranno messi in esposizione una serie di lavori curati dai nostri laureati e, proprio tornando alla necessità di toccare con mano il Dipartimento che li ospiterà per i prossimi 5 anni, visiteranno la nostra sede e lo splendido cortile con un orto curato e realizzato da noi”.
A. V.
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