L’Ateneo visto dagli studenti

“E’ inutile discutere – dichiara pragmatico Umberto, terzo anno di Lingue e Letterature Straniere- Non serve a niente valutare gli aspetti negativi  o positivi dell’Ateneo: chi vuole una certa formazione linguistica deve necessariamente iscriversi all’Orientale perchè alcune lingue si studiano solo qui”. Insomma ‘O così o pomì’, diceva uno spot televisivo. Davvero bisogna ragionare con tanta rassegnazione e quali sono i sintomi di questo ‘mal d’Orientale’? “Scappate finchè siete in tempo” avverte Lucia, iscritta a Linguaggi Multimediali, quando le si chiede un consiglio per le matricole. E poi aggiunge “c’è sempre troppo caos, non si può andare avanti così”. La disorganizzazione sembra essere, a detta di molti, il sintomo che si fa sentire di più di questa ‘malattia’ che colpisce circa i 12mila studenti dell’Orientale. “Occorre molta, molta pazienza e tanto impegno perché bisogna sapersi organizzare da soli”  spiega Ciro, studente di Lingue e Culture Comparate. “Gli iscritti al primo anno sono poco seguiti: l’accoglienza non è delle migliori.- racconta Caterina, secondo anno di Lingue e Letterature Straniere- Ti senti spaesato, non sai dove seguire, non sai a chi chiedere. Il portale dell’Università non è chiaro e soprattutto non è aggiornato. Credo che gli studenti del primo anno abbiano bisogno di qualcuno che li segua da vicino, e non parlo solo del servizio di tutorato che offre più che altro indicazioni sull’offerta didattica, ma di una guida pratica che informi sui corsi, sugli orari, sulle sedi”.
A spasso
tra le sedi
Capita infatti di dover frequentare i corsi in sedi diverse e, assicurano gli studenti, non è certo divertente. “Le prime due settimane lo trovi eccitante: è una novità che ti fa sentire grande – commenta Andrea, iscritto a Lingue e Letterature Straniere-Poi inizi a stancarti, ad arrivare a lezione già iniziata, a non avere il tempo per mangiare e passa tutto l’entusiasmo”.
Spostarsi da Palazzo del Mediterraneo  Palazzo Santa Maria di Porta Coeli, non sembra una passeggiata tanto gradevole come spiegano alcune studentesse di Lingue. “Sono della provincia di Napoli e impiego 20 minuti di treno solo per arrivare a Piazza Garibaldi. Poi – racconta Olimpia-  trascorro il resto della mia giornata, fino alle 18.00 quando terminano i corsi, a scappare tra una sede e l’altra, mangiando un panino al volo”. “Dovremmo avere il famoso quarto d’ora accademico di tempo per arrivare in orario alla lezione, ma molti docenti iniziano subito e così il più delle volte non riusciamo a seguire dall’inizio- si lamenta anche Valeria- L’esperienza più drammatica, poi, è arrivare correndo davanti all’aula e trovare un avviso in cui è scritto che la lezione è rimandata. A quel punto ti devi solo sparare!”.
Scarsa comunicazione tra istituzione e studenti: un altro problema che viene evidenziato. “Il sito non è aggiornato- dice Valentina, studentessa al secondo anno di Lingue Culture Comparate- le notizie che trovi non sono attendibili, quindi è inutilizzabile”. “Spesso- racconta anche Olimpia- sul sito di un docente sono indicati dei testi da studiare oppure orari di ricevimento che poi non corrispondono alla realtà. Non solo: prenotare un esame on-line è una follia, il mezzo più sicuro resta ancora il foglio volante in Dipartimento. Per quanto riguarda la registrazione degli esami sul sito, bisogna dire che a tutt’oggi ancora non sono stati immessi quelli di febbraio”.
A cena
con il prof.
C’è  anche chi, invece, è entusiasta della sua scelta. “Mi trovo molto bene e sono contenta perchè non percepisco tutta questa disorganizzazione.- commenta Francesca, primo anno di Lingue e Culture Comparate-In fondo anche girare tra una sede e l’altra mi piace: cosa che non ci uccide ci fortifica! Credo che questo stesso disagio non faccia altro che creare una sorta di fratellanza non solo fra gli studenti, ma anche con i docenti, tutti molto disponibili. Ad esempio prima di Natale è stato bello andare a cenare al ristorante cinese con uno dei nostri professori”.
Sicuramente uno dei lati positivi sembra essere proprio il clima amichevole che si respira nei corridoi dell’Ateneo, per cui è da cancellare l’immagine del cattedratico distante anni luce. “I professori sono tutti assolutamente simpatici, gentili e disponibili. Certo sono docenti dell’Orientale! Arrivano in ritardo, a volte sono irrintracciabili, dimenticano le cose: ma non bisogna guardare solo agli aspetti negativi”.
“I corsi sono tutti di ottima qualità e i professori mettono a disposizione degli studenti tutto il materiale didattico che hanno, compresi i laboratori o i proiettori e abbiamo perfino delle convenzioni con alcuni teatri cittadini- sottolinea Amelia, studentessa di Lingue e Culture Comparate- Se sei interessato ad approfondimenti, non hai che l’imbarazzo della scelta”.
Insomma per curare il ‘mal d’Orientale’ il rimedio è semplice: entusiasmo ed ottimismo. Avverte Yari, studente di Linguaggi Multimediali, indirizzo studi culturali: “quando c’è un interesse reale da parte dello studente, si possono trovare una marea di aspetti positivi in questo Ateneo. Bisogna però studiare perchè certo una laurea triennale in scienze umanistiche, presa anche male, non serve davvero a niente”. Un’annotazione: “i nuovi curricula non hanno abbastanza insegnamenti di letteratura. Consiglio alle matricole di scegliere un curriculum tradizionale”. “Si studia molto”, afferma Mariapia, studentessa di Lingue e Culture Comparate e consiglia, dunque, a chi ha intenzione di iscriversi all’Orientale di “seguire qualche lezione e poi fare la propria scelta perché a volte le aspettative sono diverse dalla realtà”.
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