L’entusiasmo nei racconti degli studenti

Un incontro ricco di racconti degli studenti. Tra questi quello di Albino Neziri, viaggiatore instancabile: “Sono stato in Russia per due volte, a Malta e in Svezia e ho intenzione di partire ancora. Tra il 2016 e il 2017 ho fatto uno scambio interculturale con la Russia. Siamo partiti in tre e tre studenti russi sono venuti da noi. Lì ho frequentato corsi di lingua e cultura russa e di lingua inglese e spagnola. Non è stato semplice approcciarsi alla lingua russa e all’alfabeto cirillico. Durante le prime settimane abbiamo cominciato a leggere e scrivere, in tre mesi siamo riusciti a formulare delle frasi e a nominare cose basilari. Non parlo perfettamente la lingua, ma sono in grado di comunicare in russo. Sono tornato lì anche una seconda volta. In Russia siamo stati nei paesi del Caucaso. In questo territorio ci sono sette repubbliche, ognuna con le sue tradizioni. È stato un contesto fortemente multiculturale. A breve conto di ripartire per la Russia”. A Malta, un’esperienza di traineeship: “Sono partito nel 2016 alla fine di agosto e sono tornato a dicembre. Sono stato accolto da un’azienda agricola il cui titolare è il viceministro maltese dell’agricoltura. Lì studiavo i prodotti bio, la struttura del terreno, ero in questo settore. A differenza della Russia, lo stile di vita maltese è molto simile al nostro. A Malta, anzi, su dieci persone sei sono italiane”. Ed infine la Svezia, con il suo sistema universitario differente dal nostro: “Sono partito ad agosto dello scorso anno e sono tornato a gennaio. Ho dato degli esami e la mia media è anche salita. In Svezia gli esami si fanno on-line, i professori assegnano delle tracce. Ma prima dell’esame, durante il corso, ogni settimana si tiene una riunione e ogni studente espone un argomento. Il professore assegna un punteggio, valutando anche il grado di interesse. La Svezia è un paese da scoprire, si conosce troppo poco. Sono partito all’avventura, pensavo fosse semplice trovare una casa, ma non è stato così. Gli svedesi sono un po’ più freddi e diffidenti di noi. Solo l’ultimo mese ho trovato casa con amici di Verona. Il budget che l’università ci ha messo a disposizione però non è stato sufficiente, lì la vita è molto più costosa. Io ho trovato anche un lavoretto, organizzavo feste per studenti international”. Programmi per il futuro? Albino ha le idee chiare: “Partirò di nuovo per la Russia e poi vorrei fare un nuovo Erasmus. Grazie a queste esperienze sono riuscito ad avere un C2 di inglese. La lingua si impara sul posto. Mi piacerebbe lavorare al Ministero del Turismo. Mia madre è albanese: l’Albania è un paese che si sta sviluppando molto nel settore del turismo e lì cercano laureati che abbiano la doppia cittadinanza”.
Parigi è stata la meta di Giuseppe Cascegna: “Sono tornato da due settimane. In Francia ho sostenuto due esami con il massimo dei voti che ho convalidato qui e un esame di lingua per cui mi hanno rilasciato un certificato e che qui mi hanno riconosciuto come tirocinio. È stata un’esperienza fantastica sia sul piano professionale che personale. Sono partito da zero con la lingua e ho dovuto impararla per necessità perché in Francia si parla solo il francese. L’università francese ha messo a disposizione dei corsi di integrazione linguistica: spronano gli studenti ad integrarsi anche per una collaborazione di lavoro, un domani”. Un consiglio agli aspiranti Erasmus? “Chi parte da solo è avvantaggiato perché non può parlare la sua lingua e deve impararne una nuova per necessità, per farsi capire. Così si forma un bagaglio culturale. Parigi è il centro dell’Europa, lì la chiamano il cuore. Io ero nella residenza universitaria insieme a ragazzi argentini, messicani, tunisini, colombiani. Non ho vissuto solo Parigi, ma tutto il mondo”. 
Anche Camilla Cafiero ha vissuto la sua esperienza Erasmus in Francia: “Sono partita a settembre 2017 e sono tornata a dicembre. È stata un’esperienza intensa, mi sono confrontata con un sistema universitario e professori con un metodo di insegnamento diversi da ciò a cui ero abituata. Non conoscevo il francese e non è stato facile integrarmi. I ragazzi francesi non sono famosi per le loro capacità di accoglienza – scherza – Durante il liceo avevo studiato per un anno negli Stati Uniti, quindi lasciare casa non è stato un trauma. Ma è stata la prima esperienza di vita da sola. Caserta è una piccola città confrontata con Parigi, qui ci conosciamo tutti e all’università posso andare a piedi. Ma a Parigi dovevo muovermi con i mezzi anche per fare la spesa. Al termine di questa esperienza, ho capito che la mia dimensione non è cittadina, ma europea”. L’Erasmus ha convinto così tanto Camilla da spingerla a partire di nuovo: “Per tre mesi sono stata a Bruxelles dove ho svolto un tirocinio all’Organizzazione Nazionale per le Migrazioni. Sono rientrata da poco. Questa esperienza è stata più consapevole, è stata la mia prima esperienza di lavoro subito dopo la laurea. Sono laureata in Relazioni Internazionali e il lavoro che ho svolto a Bruxelles è il massimo a cui potessi aspirare nel mio ambito di competenza. Nella sezione in cui ho operato ci si occupava della gestione delle frontiere, dei programmi di ricongiungimento familiare, delle missioni nazionali e ci si manteneva sempre aggiornati sul lavoro del Parlamento europeo circa le questioni migratorie. L’Organizzazione mi aveva offerto di rimanere, ma io ho scelto di rientrare in Italia. Il nostro Paese ha bisogno di persone competenti in questo delicato settore”.
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