L’ingegnere gestionale è già pronto per il 3+2

Nel corso di un anno di lavoro è stata definita una proposta sul nuovo ordinamento didattico, articolato in una laurea triennale di primo livello ed in una laurea specialistica. Il 13 marzo il Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale ha approvato il documento elaborato dalla Commissione didattica coordinata dal professor Giuseppe Zollo. “L’attuale laureato in Ingegneria Gestionale ha una buona accoglienza sul mercato del lavoro”; questa la base di partenza della Commissione,  che si è divisa in un gruppo di lavoro sui Profili Formativi coordinato dai professori Marcello Lando e Franco Garofalo ed in un gruppo di lavoro sull’Offerta Formativa coordinato dal professor Mario Pasquino. Dunque, vanno fatti interventi minimi. Per cominciare, alcune discipline dal IV e V anno al triennio e, viceversa. Questo, rileva la relazione della commissione, “perché l’introduzione della laurea di primo livello comporta la necessità di introdurre nei primi tre anni le cosiddette materie professionalizzanti. Lo spazio da destinare a queste ultime deve essere sottratto allo spazio che tradizionalmente viene riservato alle materie di base ed a quelle affini che attualmente occupano i primi tre anni di studio. Le materie di base potranno recuperare lo spazio perduto negli anni successivi (IV e V) relativi alla laurea specialistica”. Il secondo intervento da effettuare, prosegue la relazione della commissione, riguarda la revisione dei programmi dei corsi. “Deve rispondere a quattro necessità: suddivisione del corso in moduli, eventuale distribuzione dei moduli in annualità diverse, eventuale distribuzione dei moduli in orientamenti diversi, migliore coordinamento dei contenuti tra moduli complementari ed affini”.
Nel corso delle riunioni succedutesi in questi mesi i documenti redatti dai due gruppi di lavoro ed il dibattito sviluppatosi in Commissione possono essere riassunti nelle risposte date dalla stessa a cinque domande:
quali sono le indicazioni ed i vincoli istituzionali?
che cosa chiede il mercato?
3) quali sono le figure professionali di primo e secondo livello ipotizzabili? 4) quali sono le implicazioni per l’offerta formativa?
5) quali sono le indicazioni per formulare un nuovo impianto formativo?
Una risposta parziale al primo quesito viene dalle indicazioni contenute nella bozza di decreto d’area proposto dal Gruppo di lavoro per l’area dell’Ingegneria e dell’Architettura.
Per la laurea di primo livello indica l’obiettivo di “formare figure professionali in grado di recepire e gestire l’innovazione, coerentemente allo sviluppo scientifico e tecnologico, in termini di competenze spendibili  nei profili professionali aziendali medio alti  e di capacità progettuali”. Scopo della laurea di secondo livello: “formare figure professionali di elevata preparazione culturale, qualificate per impostare, svolgere e gestire attività di progettazione anche complesse e per promuovere e sviluppare l’innovazione”.
Le carenze:
stage e lingue
La valutazione delle esigenze del mercato è stata affrontata dalla Commissione a partire dall’indagine 1999 dell’associazione Impresa – Politecnico di Milano sui laureati degli anni 1989–91 e 1994- 95. Un campione composto da 3167 ingegneri laureati presso la facoltà di Ingegneria del Politecnico. “In un quadro di complessiva soddisfazione – recita il documento dei gestionali- i laureati segnalano con percentuali di tutto rilievo la presenza di diverse carenze. Le maggiori riguardano le esperienze dirette di lavoro e la conoscenza delle lingue straniere. Permangono le carenze dell’area economico-gestionale (per i non gestionali e nell’area giuridico-sociale). Emerge come nuova carenza la ridotta familiarità con i pacchetti software più diffusi presso le imprese. In relazione agli strumenti di didattica attiva l’89,2% del campione segnala come prima carenza quella relativa ai tirocini e stage presso le imprese. Come seconda, invece, quella relativa alle attività sperimentali di laboratorio , sia lungo gli anni di corso che in fase di laurea. In relazione alle infrastrutture didattiche, le lamentele sulla scarsità di aule informatizzate (88,85) e di laboratori linguistici (79,4%) rappresentano una conferma di quanto rilevato in precedenza. Le carenze riscontrate dai laureati sono state, in genere, confermate dalle imprese. Da parte di queste ultime vi è una quasi unanimità nell’evidenziare la necessità che i futuri ingegneri rafforzino le competenze trasversali: capacità di lavorare in team e di relazionarsi con gli altri, capacità di ricercare autonomamente le informazioni necessarie alla soluzione dei diversi problemi, capacità di lavorare in parallelo su più problemi e di utilizzare i diversi mezzi di comunicazione disponibili, attitudine mentale a tenere conto dei vincoli economici. Allo stesso modo vi è quasi unanimità nel consigliare di modificare le metodologie di insegnamento, al fine di rafforzare la capacità di lavorare insieme e con spirito autonomo, la creatività e l’intraprendenza degli studenti”.
La formazione
futura
Tutti elementi dei quali bisognerà tener conto, sottolinea la Commissione, quando si dovrà partire concretamente con la nuova laurea (presumibilmente non prima del 2001-2002,n.d.r) quella in gestionale di primo livello formerà due figure professionali distinte: ingegnere dell’organizzazione d’impresa e ingegnere della produzione. Il primo dovrà essere “un tecnico con una formazione che lo renda capace di conoscere l’azienda soprattutto per gli aspetti economico – organizzativi e gestionali (approvvigionamento e gestione dei materiali, logistica distributiva, organizzazione aziendale, valutazione degli investimenti), di modellizzare i processi e le interazioni tra i vari sottosistemi aziendali, di valutarne le prestazioni e di contribuire allo studio ed all’implementazione di interventi di reingegnerizzazione”. Il secondo profilo professionale, scrive la commissione, “è quello di un tecnico con una formazione prevalentemente orientata ai processi produttivi che, con un’ottica di sistema, sia capace di intervenire sull’organizzazione della produzione, sull’automazione dei sistemi produttivi e sulla qualità della produzione di beni e di servizi con analisi di tipo quantitativo che consentano la valutazione e l’ottimizzazione dei sistemi di produzione”.
L’ingegnere gestionale della laurea di secondo livello, prosegue la commissione, “può dirsi la naturale evoluzione del corrispondente di primo livello, una volta che alla professionalità coerente con le esigenze della risoluzione dei problemi si aggiunga quella più organica e profonda rispondente ai requisiti dell’impostazione dei problemi”. In altri termini, dovrà conseguire la professionalità di un tecnico capace di assumere ruoli di anche elevata responsabilità decisionale nelle stesse aree di attività in cui l’ingegnere gestionale di primo livello sarà invece chiamato a svolgere compiti spiccatamente esecutivi.
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