La sfida ai batteri parte da Napoli

La sfida finale ai batteri parte da Napoli, nello specifico dall’Ateneo Federico II, grazie alla tenacia e all’assiduo lavoro di una solida équipe di ricerca di cui fanno  parte la prof.ssa Rosanna Capparelli, associata di Immunologia presso la Facoltà di Scienze biotecnologiche, il prof. Domenico Iannelli, ordinario di Immunologia alla Facoltà di Agraria, la giovanissima dottoranda biotecnologa Marianna Parlato, le dott.sse Giorgia Borriello e Daniela Palumbo, il dott. Marco Iannaccone e Sara Incarnato, tecnico di laboratorio. La ricerca, durata sei mesi, si è concentrata sui batteriofagi, virus evoluti in grado di infettare solo cellule batteriche (i ceppi sono stati forniti dalla prof.ssa Paola Salvatore), ed ha portato alla scoperta di una specifica terapia fagica. Della terapia e dei suoi effetti abbiamo parlato con la prof.ssa Capparelli, la quale ci ha esposto in modo chiaro ciò che ad un semplice lettore può sembrare astruso. Dunque, professoressa, cos’è la terapia fagica? “E’ una terapia molto semplice che si basa sull’uso del virus del batterio (detto fago) per eliminare il batterio stesso. Il discorso sull’uso dei fagi non è assolutamente recente – sottolinea la Capparelli – in quanto inizia già nei primi anni del Novecento in Georgia, quando, dopo la Prima Guerra Mondiale, si pensò di  curare le ustioni dei soldati feriti al fronte con i fagi”. Negli anni Quaranta, però, l’avvento degli antibiotici fece scaturire dubbi sugli effetti che avrebbe potuto causare l’uso dei virus nell’organismo umano. “ll nostro è stato uno sforzo di voler riconsiderare altre aree di ricerca”. Avete, quindi,  studiato anche gli effetti della terapia? “Ho affrontato il problema da immunologa quale sono, prendendo in considerazione tutti gli effetti che può causare l’uso di fagi. Abbiamo scoperto che la comparsa di effetti collaterali è davvero improbabile, in quanto i fagi non danneggiano le cellule eucariotiche”. Professoressa, possiamo dire che si creano , in questo modo, le premesse per utilizzare la terapia fagica nell’uomo? “Sì. Ogni anno, muoiono 40mila persone per infezioni da Staphilococcus aures, – che provoca polmoniti, meningiti, e sindrome da shock tossico – ed è questo il dato che mi ha spinto a considerare la possibilità di applicare la terapia fagica come un’efficace strategia di prevenzione e di trattamento della infezioni legate a questa tipologia di Staphilococcus. Ogni fago elimina il suo corrispondente batterio, quindi è una difesa naturale”. I probabili futuri effetti sembrano essere legati alla grande opportunità di poter utilizzare una terapia alternativa agli antibiotici. Ma attualmente non esistono sul mercato farmaci con virus fagi? “Esistono solo in Georgia”. Un lavoro costante, realizzato purtroppo senza alcun finanziamento: “con un bricolage di fondi recuperati. Inizialmente, avevamo fatto richiesta alla Regione Campania di finanziamenti per la ricerca ma non è stata accettata…”
Maddalena Esposito
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