La violenza assistita sui minori in un seminario

Nel marzo scorso le cronache locali sono state costrette a registrare un episodio drammatico di violenza su minore: a Portici un neonato ha subito ustioni di alto grado su addome, capo e guance. A restare avvolte nella nebbia sono le circostanze che hanno portato tale evento a verificarsi; le indagini della magistratura stanno provando a dipanare la coltre. Di sicuro è quantomeno ambigua la posizione dei due genitori che sono stati arrestati. Tanti, troppi elementi fanno pensare ad un contesto familiare nient’affatto adeguato all’accudimento e alla crescita di un bambino. Al netto delle indagini – che pure arriveranno ad una conclusione – si pone un problema di carattere sociale prima ancora che giuridico. Ovvero: come può intervenire un assistente sociale per prevenire questi fenomeni e più realisticamente aiutare un minore che ha subito violenza? Di questo si tratterà ne “La violenza assistita: allontanare la paura dagli occhi dei bambini”, un ciclo di seminari da 6 crediti formativi per i Corsi di Laurea Triennale, curato da Massimo Corrado, docente di Metodi e tecniche del servizio sociale presso il Dipartimento di Scienze Politiche. Un percorso di ampio respiro che si articolerà in ben sei incontri (avranno luogo tra il 10 aprile e il 28 maggio sulla piattaforma Teams). “L’episodio specifico del piccolo Vincenzo di Portici è stato molto seguito dall’Ordine degli assistenti sociali – spiega proprio Corrado – la violenza è emersa in maniera improvvisa. Quindi si è dovuto fare un percorso a ritroso per verificare che sia stato fatto tutto il possibile al fine di impedire quell’orrore. Purtroppo è venuta fuori l’estrema problematicità della coppia, ha cambiato già ben sette residenze. Si erano da poco trasferiti a Portici, dopo aver vissuto in vari quartieri di Napoli”. In ogni caso, per quanto concerne gli specifici strumenti tecnici, “per poter intervenire serve una segnalazione. Che il Tribunale per i minori incarichi un professionista al fine di verificare la fondatezza di sospetto maltrattamento. Il fulcro dell’azione svolta dai servizi sociali territoriali è poi coadiuvato spesso dal contributo dei servizi socio-sanitari in relazione al tipo di coppia genitoriale”. Sta di fatto che in situazione di violenza assistita – una forma di abuso minorile, un maltrattamento psicologico che si verifica prevalentemente in ambito familiare – “la competenza è dei servizi sociali territoriali, cioè quelli del Comune”, specifica Corrado. Ma qui si pone un altro tipo di problema, relativo al sistema stesso: “si pensa troppo spesso che l’assistente debba avere un impatto miracolistico sulla situazione. Il servizio sociale invece tocca con mano un limite enorme: viene allertato attraverso delle segnalazioni, ma rispondere a tutte diventa difficile se il numero di professionisti è estremamente limitato rispetto ai bisogni”. Dunque la vera questione è che “abbiamo poca cura delle comunità”. Corrado snocciola numeri inattaccabili, facendo pure riferimento alle condizioni lavorative di alcuni ex allievi, costretti ad operare con contratti a breve scadenza. Stando alle normative vigenti, infatti, per ogni 5mila abitanti dovrebbe esserci un assistente sociale pronto ad assicurare il servizio, ove necessario. Tuttavia, la realtà territoriale restituisce un quadro ben diverso: il rapporto è di uno a 60mila; senza dimenticare “cosa può essere la giornata lavorativa di un servizio sociale di base. Badare all’area minori, all’area disabilità e all’area relativa ai sussidi economici. I problemi da affrontare sono enormi”, insiste il docente. E, come un cane che si morde la coda, le tante iniziative di assistenzialismo che sono sorte spontaneamente soprattutto nell’ultimo anno di crisi sono utili ma non bastano “se non si arriva ad una effettiva inversione di rotta nella condotta di vita di una persona in difficoltà, che sia dipendente dall’alcol o da sostanze stupefacenti ad esempio”. Ad ogni modo, il seminario si articolerà attorno a due poli: quello normativo e del diritto e quello più squisitamente tecnico dei servizi sociali. Tante le personalità che i partecipanti incontreranno. Per la parte giuridica: Andrea Alberico, Rolando Quadri e Giuseppe Amarelli; rispettivamente docenti di Legislazione minorile, di Diritto privato e famiglia, e di Diritto penale – “il quadro normativo è interessante perché non è sempre coerente. C’è un ampio dibattito tra le varie competenze giuridiche che tendono a sovrapporsi”, conclude Corrado -; sull’altro versante, invece, la professoressa di Laboratorio Giusi Russo, la referente regionale Cismai (coordinamento italiano servizi maltrattamento d’infanzia) nonché assistente sociale Marianna Giordano e il docente di Organizzazione del servizio sociale Marco Giordano.
Claudio Tranchino

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