Riccardo D’Urso, classe 1970, yamatologo, ritorna nell’Ateneo che lo ha laureato per illustrare un interessante progetto e selezionare giovani con ferrate competenze linguistiche (inglese, giapponese, cinese e coreano), capacità editoriali e di marketing da inserire nel programma di interscambio commerciale tra Italia e Giappone, Cina e Corea “Back to culture, back to business”. L’incontro con il consigliere e direttore generale dell’Associazione Le Mappe dei Tesori d’Italia e amministratore di Wjnetwork, sistema imprenditoriale internazionale impegnato nella promozione del made in Italy artigianale, artistico e culturale nel mondo, si è svolto il 26 settembre presso l’aula 2.5 di Palazzo del Mediterraneo. “È motivo di orgoglio avere qui un nostro laureato a presentare un progetto che potrebbe coinvolgere anche voi”, introduce la dott.ssa Nadia Colella, responsabile del Career Service dell’Ateneo. “Se il primo obbligo dell’università è la formazione, il secondo è valorizzare il patrimonio della comunità che ha formato: l’impegno profuso da questo Ateneo nel recepire e diffondere il nostro messaggio ha determinato un ottimo lavoro di selezione. L’Orientale ha lavorato con tempistiche giapponesi!”, afferma D’Urso. L’opportunità è rivolta ai giovani laureati alla ricerca di un impiego che valorizzi il proprio profilo di studi. Le abilità richieste ai candidati: ricercare i tesori d’Italia nell’ambito food, design, energie rinnovabili, moda, intrattenimento, turismo, ambiente; raccontare e tradurre queste eccellenze per dar vita ad un progetto che porti al finanziamento di una delle aziende partner del Wjnetwork. “Cerchiamo due tipi di profili: persone disposte a lavorare singolarmente e altre ad operare in team”, chiarisce D’Urso. Ed è proprio il team building, ossia la capacità di costituirsi come un gruppo di lavoro coeso, la chiave strategica per la buona riuscita di un programma: “Ho visto tanti validi progetti naufragare proprio perché minati dall’incapacità delle persone di stare insieme a lungo: noi italiani non sempre ci riusciamo”. “Conoscere il giapponese, il cinese e il coreano significa possedere l’oro, un potenziale enorme, non applicato a dovere se non si è disposti ad andare dall’altra parte del mondo”, sostiene D’Urso.
I colloqui – che rientrano in un programma di recruitment nazionale già approdato in Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia – hanno coinvolto circa 50 candidati. Tra i partecipanti alla selezione Maria Antonietta Ippolito, laureata in Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa con lingue Giapponese e Inglese, che commenta: “concorrere alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico culturale, quello di Napoli in primis, mi sembra un’ottima occasione per riqualificare le nostre bellezze. Ho soggiornato per un periodo a Berlino, e per quanto possa avere una grande affluenza turistica, è una città che non possiede nemmeno un quarto dei nostri tesori”. “Mi piacerebbe molto operare nel settore delle energie rinnovabili. Siamo in tanti, incrociamo le dita”, afferma la collega Sara Caruso. “Un’idea originale, per lo scambio interculturale innanzitutto e poi per il commercio. Uno dei punti deboli potrebbe essere quello di stabilire una coesione nel gruppo di lavoro e una cooperazione con un Paese, come il Giappone, molto diverso dal nostro: elementi indispensabili per raggiungere gli obiettivi in modo ottimale”, sostiene Giuseppina Pacileo, laureata in Lingue e civiltà orientali (Giapponese). I più fortunati saranno inseriti in un percorso formativo trimestrale (da ottobre a dicembre), con l’obiettivo di un primo inserimento lavorativo a gennaio. “Si tratta di un percorso di stage non usa e getta, limitato a poche persone che entreranno a far parte di un team di ricercatori di tesori di Italia”, specifica D’Urso. I consigli per il successo professionale: “investire su se stessi, non smettere mai di studiare, andare all’estero per conoscere le sfumature di una lingua ed evitare di restare nel limbo: parlo-non parlo, capisco-non capisco quell’idioma”. Ma soprattutto essere consapevoli che andare via richiede “grande forza di volontà, preparazione mentale, e mettere in conto almeno tre o quattro anni di gavetta”.
Rosaria Illiano
I colloqui – che rientrano in un programma di recruitment nazionale già approdato in Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia – hanno coinvolto circa 50 candidati. Tra i partecipanti alla selezione Maria Antonietta Ippolito, laureata in Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa con lingue Giapponese e Inglese, che commenta: “concorrere alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico culturale, quello di Napoli in primis, mi sembra un’ottima occasione per riqualificare le nostre bellezze. Ho soggiornato per un periodo a Berlino, e per quanto possa avere una grande affluenza turistica, è una città che non possiede nemmeno un quarto dei nostri tesori”. “Mi piacerebbe molto operare nel settore delle energie rinnovabili. Siamo in tanti, incrociamo le dita”, afferma la collega Sara Caruso. “Un’idea originale, per lo scambio interculturale innanzitutto e poi per il commercio. Uno dei punti deboli potrebbe essere quello di stabilire una coesione nel gruppo di lavoro e una cooperazione con un Paese, come il Giappone, molto diverso dal nostro: elementi indispensabili per raggiungere gli obiettivi in modo ottimale”, sostiene Giuseppina Pacileo, laureata in Lingue e civiltà orientali (Giapponese). I più fortunati saranno inseriti in un percorso formativo trimestrale (da ottobre a dicembre), con l’obiettivo di un primo inserimento lavorativo a gennaio. “Si tratta di un percorso di stage non usa e getta, limitato a poche persone che entreranno a far parte di un team di ricercatori di tesori di Italia”, specifica D’Urso. I consigli per il successo professionale: “investire su se stessi, non smettere mai di studiare, andare all’estero per conoscere le sfumature di una lingua ed evitare di restare nel limbo: parlo-non parlo, capisco-non capisco quell’idioma”. Ma soprattutto essere consapevoli che andare via richiede “grande forza di volontà, preparazione mentale, e mettere in conto almeno tre o quattro anni di gavetta”.
Rosaria Illiano








