1468 neo diplomati (332 i prenotati assenti) il 24 settembre hanno affollato il padiglione 5 della Mostra d’Oltremare. Tutti intenzionati ad immatricolarsi ad uno dei tre Corsi di Laurea afferenti al Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati inserendo inglese come lingua curriculare. Il boom di presenze al test non ha sorpreso la prof.ssa Oriana Palusci, docente di Lingua e Linguistica Inglese e coordinatrice del Corso di Laurea in Mediazione Linguistica e Culturale. “Il test era una misura essenziale da adottare per evitare che gli studenti non conseguano il titolo nei tempi previsti a causa delle loro grosse lacune iniziali, e innalzare così la qualità dell’insegnamento. La preparazione di base degli studenti non è brillante”, commenta la docente.
Sessanta quesiti a risposta multipla da completare in sessanta minuti. 36 il punteggio minimo per attestare il proprio livello di conoscenza B1, requisito indispensabile per l’ammissione. “Cavie nate sotto una cattiva stella, ma per un fine utile”, la percezione che gli esaminandi hanno del proprio status. Malgrado l’amaro in bocca, sono quasi tutti concordi sui possibili risvolti positivi del test. “Perché proprio a noi? – esordisce Valeria Farina, studentessa proveniente dal liceo classico di Sora – Il test è un’arma a doppio taglio: se da un lato consente di restringere il numero degli iscritti garantendo una didattica più efficace, dall’altro però è anche uno sbarramento per chi non dovesse superarlo”. Il test servirà “a sfatare falsi miti. Molti arrivano all’università convinti di conoscere già l’inglese, l’autovalutazione è necessaria per non impegolarsi in un vicolo cieco: l’inglese non è mica roba per tutti”, interviene la collega Margherita Esposito. “Condivido questo provvedimento: chi ha studiato non deve temere nulla, anzi è nell’interesse di tutti ridurre il numero di iscritti per migliorare l’iter di studio”, sottolinea Maria Esposito, studentessa proveniente dal liceo scientifico.
Stabilire un livello comune di partenza, ridurre il consueto affollamento dei corsi di lingua, tra i vantaggi della preselezione. “Se partiamo con un livello omogeneo, sarà più semplice seguire le lezioni”, afferma Roberta Longio, neo diplomata al liceo classico. “Mia sorella studia a L’Orientale e tramite la sua esperienza ho appurato che essere in troppi significa rinunciare ad avere un’interazione con il docente, e anche i role play con i colleghi diventano una mission impossible!”, racconta Andrea Esposito, studente proveniente dall’Istituto Alberghiero di Bagnoli.
Acquisire un livello professionalizzante della lingua per essere competitivi nel mercato del lavoro, potenziare il proprio passaporto linguistico: le aspettative di molti candidati. “Spero di raggiungere, alla fine del mio percorso di studi, la tanta agognata fluency, necessaria per lavorare all’estero”, dichiara Valentina Fiorini, neo diplomata al liceo linguistico. “La mia ambizione è diventare interprete sportivo, amo le lingue e l’inglese da quando ero bambina. Tra i vari Atenei italiani che ho visitato, L’Orientale mi è risultata l’università con l’offerta didattica più appetibile: mi aspetto una preparazione solida”, dice Noemi Muia, studentessa proveniente dalla Calabria. “Per chi decide di studiare le lingue, iscriversi a L’Orientale è una scelta quasi naturale: confido nella tradizione ormai secolare di questo Ateneo”, prosegue l’amica Tania Vatrano.
In caso di “divorzio” linguistico, quali le lingue alternative all’inglese? “Se non dovessi superare il test, sceglierei lo spagnolo come abbinamento al tedesco”, dichiara Pierpaolo Faella, studente proveniente dal liceo scientifico. “In caso di esito negativo, non abbandonerò l’inglese che approfondirò con le certificazioni, in sostituzione opterò per il tedesco: la Germania è l’attuale oasi felice”, sostiene il collega Biagio La Marca. “Amo l’inglese, se la fortuna dovesse tradirmi mi immatricolerò ad un altro Corso con accesso libero: non voglio ripetere l’errore delle superiori, adesso so cosa mi piace studiare”, confessa Raffaele Verde, studente dell’Alberghiero di Aversa.
I risultati, pubblicati a due giorni dalla prova, “sono poco soddisfacenti”, chiarisce la prof.ssa Palusci. 683 idonei, 512 ammessi con riserva, 273 non ammessi. Gli ammessi con riserva, ossia i candidati che hanno conseguito un risultato pari o superiore a due terzi del punteggio minimo previsto, qualora intendessero ufficializzare la scelta dell’inglese come lingua curriculare, “dovranno seguire un corso intensivo obbligatorio con verifiche in itinere, per equipararsi al livello dei colleghi idonei in modo da stabilire un punto di partenza omogeneo”, spiega la docente. Le lezioni di recupero partiranno nel primo semestre e “prevedono interventi mirati a colmare le lacune evidenziate dagli errori emersi dalle prove”.
La parola d’ordine per gli studenti: “frequentare, le lingue non si imparano a casa!”, conclude la docente.
Rosaria Illiano
Sessanta quesiti a risposta multipla da completare in sessanta minuti. 36 il punteggio minimo per attestare il proprio livello di conoscenza B1, requisito indispensabile per l’ammissione. “Cavie nate sotto una cattiva stella, ma per un fine utile”, la percezione che gli esaminandi hanno del proprio status. Malgrado l’amaro in bocca, sono quasi tutti concordi sui possibili risvolti positivi del test. “Perché proprio a noi? – esordisce Valeria Farina, studentessa proveniente dal liceo classico di Sora – Il test è un’arma a doppio taglio: se da un lato consente di restringere il numero degli iscritti garantendo una didattica più efficace, dall’altro però è anche uno sbarramento per chi non dovesse superarlo”. Il test servirà “a sfatare falsi miti. Molti arrivano all’università convinti di conoscere già l’inglese, l’autovalutazione è necessaria per non impegolarsi in un vicolo cieco: l’inglese non è mica roba per tutti”, interviene la collega Margherita Esposito. “Condivido questo provvedimento: chi ha studiato non deve temere nulla, anzi è nell’interesse di tutti ridurre il numero di iscritti per migliorare l’iter di studio”, sottolinea Maria Esposito, studentessa proveniente dal liceo scientifico.
Stabilire un livello comune di partenza, ridurre il consueto affollamento dei corsi di lingua, tra i vantaggi della preselezione. “Se partiamo con un livello omogeneo, sarà più semplice seguire le lezioni”, afferma Roberta Longio, neo diplomata al liceo classico. “Mia sorella studia a L’Orientale e tramite la sua esperienza ho appurato che essere in troppi significa rinunciare ad avere un’interazione con il docente, e anche i role play con i colleghi diventano una mission impossible!”, racconta Andrea Esposito, studente proveniente dall’Istituto Alberghiero di Bagnoli.
Acquisire un livello professionalizzante della lingua per essere competitivi nel mercato del lavoro, potenziare il proprio passaporto linguistico: le aspettative di molti candidati. “Spero di raggiungere, alla fine del mio percorso di studi, la tanta agognata fluency, necessaria per lavorare all’estero”, dichiara Valentina Fiorini, neo diplomata al liceo linguistico. “La mia ambizione è diventare interprete sportivo, amo le lingue e l’inglese da quando ero bambina. Tra i vari Atenei italiani che ho visitato, L’Orientale mi è risultata l’università con l’offerta didattica più appetibile: mi aspetto una preparazione solida”, dice Noemi Muia, studentessa proveniente dalla Calabria. “Per chi decide di studiare le lingue, iscriversi a L’Orientale è una scelta quasi naturale: confido nella tradizione ormai secolare di questo Ateneo”, prosegue l’amica Tania Vatrano.
In caso di “divorzio” linguistico, quali le lingue alternative all’inglese? “Se non dovessi superare il test, sceglierei lo spagnolo come abbinamento al tedesco”, dichiara Pierpaolo Faella, studente proveniente dal liceo scientifico. “In caso di esito negativo, non abbandonerò l’inglese che approfondirò con le certificazioni, in sostituzione opterò per il tedesco: la Germania è l’attuale oasi felice”, sostiene il collega Biagio La Marca. “Amo l’inglese, se la fortuna dovesse tradirmi mi immatricolerò ad un altro Corso con accesso libero: non voglio ripetere l’errore delle superiori, adesso so cosa mi piace studiare”, confessa Raffaele Verde, studente dell’Alberghiero di Aversa.
I risultati, pubblicati a due giorni dalla prova, “sono poco soddisfacenti”, chiarisce la prof.ssa Palusci. 683 idonei, 512 ammessi con riserva, 273 non ammessi. Gli ammessi con riserva, ossia i candidati che hanno conseguito un risultato pari o superiore a due terzi del punteggio minimo previsto, qualora intendessero ufficializzare la scelta dell’inglese come lingua curriculare, “dovranno seguire un corso intensivo obbligatorio con verifiche in itinere, per equipararsi al livello dei colleghi idonei in modo da stabilire un punto di partenza omogeneo”, spiega la docente. Le lezioni di recupero partiranno nel primo semestre e “prevedono interventi mirati a colmare le lacune evidenziate dagli errori emersi dalle prove”.
La parola d’ordine per gli studenti: “frequentare, le lingue non si imparano a casa!”, conclude la docente.
Rosaria Illiano








