Lauree, albi e concorsi dopo la riforma

Sullo scorso numero di Ateneapoli, nella rubrica della posta, un laureato in Ingegneria Civile di qualche anno fa chiedeva lumi sul valore della sua laurea con l’entrata in vigore della riforma del 3+2. La risposta fornitagli dal prof. Francesco Garofalo, membro della Giunta di Presidenza della Facoltà di Ingegneria, suonava più o meno così: in un primo momento sembrava che la laurea di primo livello dovesse sostituire la laurea attuale. L’ipotesi, tramontata, è stata avversata anche dagli ordini professionali che sembrano orientati a prevedere albi differenziati per i laureati di primo e secondo livello. “Il corrispondente del laureato attuale, dal punto di vista degli ordini professionali e dei concorsi, sarà quello che otterrà la laurea specialistica, non quello che si fermerà alla laurea triennale di primo livello”, concludeva Garofalo.
Questa interpretazione non è condivisa dal prof. Paolo Corona, Presidente del Comitato Tecnico Ordinatore della Facoltà di Ingegneria del Navale, il quale ci ha inviato il testo che pubblichiamo di seguito.    
Ingegneria e Albi Professionali: scenari possibili
Quanto riportato a pag.10 di Ateneapoli N°18, forse perché costretto nello spazio consentito a una risposta su richiesta, è parziale e solo in parte condivisibile.
Il problema è molto più ampio e riveste, nell’immaginario collettivo e familiare, importanza notevole in quanto l’iscrizione all’albo professionale è considerata talvolta quale “ciliegina sulla torta” della preparazione ingegneresca.
Gli albi professionali sono in principio costituiti al fine di salvaguardare il committente (cliente) dai danni provocati da praticoni impreparati. Caso evidente è quello dei medici, ma, per quanto riguarda l’ingegneria, la situazione è già fortemente modificata.
Nell’ingegneria civile è ancora presente una committenza privata individuale, da proteggersi mediante albo, tuttavia l’evoluzione della committenza, spesso legata ad opere pubbliche o comunque di grandi dimensioni, e dell’offerta, raccolta in studi professionali collettivi, rende sempre più simile anche questo mercato a quello industriale. Inoltre l’ingegneria civile è più avanti di altre nel processo di omologazione europea dei titoli, congiuntamente all’architettura, e nelle varie nazioni le competenze e le denominazioni di ingegneri e architetti spesso si incrociano.
Nell’ingegneria industriale (e anche in quella dell’informazione) è rarissimo che l’iscrizione all’albo sia determinante per l’assunzione o per la carriera, in  quanto il committente è molto raramente un privato, ed è in generale strutturato in modo da poter valutare autonomamente le capacità professionali.
A livello europeo, ma anche italiano, vanno diffondendosi elenchi (meglio evitare la parola albi per non ingenerare confusioni), destinati a garantire singole e specifiche capacità professionali, quali certificatori (di qualche settore), collaudatori (di qualcosa ben definita), installatori (di impianti particolari), spesso a livello tale da presupporre preparazione universitaria. Ad essi si accede per cooptazione, mediante esami specifici e eventuale tirocinio. Questi elenchi, anche in funzione delle norme per la libera circolazione della manodopera (inclusa quella intellettuale), vanno progressivamente sostituendo altre forme di accreditamento della professionalità.
Per concludere questo aspetto, si assiste a una significativa destrutturazione del sistema di validazione professionale, e una difesa ad oltranza del pregresso appare anacronistica.
Andando ora al legame con la nuova struttura delle lauree in ingegneria, la laurea triennale è da intendersi generale (ma non generica), mentre i successivi due anni debbono essere, per stessa definizione, specialistici, e non generali su di un secondo livello di astratta (e presunta) qualità. Ne consegue che alla laurea (triennale) dovrebbe corrispondere un più facile accesso al mondo del lavoro, mentre il livello specialistico sarebbe riservato ai casi in cui tale specializzazione sia effettivamente necessaria e utilizzabile, e quindi condizionata al (peraltro raro) incontro di una domanda e di un’offerta altrettanto specializzate. Se a questo si aggiunge quanto già detto sugli elenchi professionali e sull’evoluzione in ambito europeo, si giunge a uno scenario fortemente destrutturato, in cui gli albi assumeranno sempre meno una funzione di gratificazione culturale, e recupereranno sempre più una funzione strettamente tecnica di certificazione di specifiche, e non generiche, competenze individuali.
Circa gli aspetti concorsuali pubblici, la norma che ristruttura l’Università è legge dello Stato, e non potrà essere disattesa, salvo per un periodo transitorio, da chi debba redigere i bandi di concorso. Pertanto il funzionario addetto, dovrà giustificare, anche nel merito, la richiesta del livello quinquennale, e in tale giustificazione dovrà provare la necessarietà  della competenza specialistica richiesta. In altri termini sarà illegittimo, e suscettibile di probabili ricorsi legali, chiedere per un concorso la laurea specialistica senza individuare e motivare il campo di pertinenza della specializzazione, e quindi tagliando l’accesso non solo alle lauree non specialistiche, ma anche a tutte quelle specialistiche non pertinenti. Ritorna il discorso dell’incontro di una domanda e offerta entrambe specializzate.
Per concludere è probabile che si assisterà a un transitorio, forse disordinato, nel quale gli albi perderanno la loro connotazione di acquisizione di uno “status” culturale, a favore di un maggior frazionamento a garanzia di competenze specifiche. Ma è altresì certo che, superato il transitorio, l’assestamento avverrà sulla base della nuova struttura universitaria, e che ogni resistenza a tale processo si fonderà sulle opinioni degli immancabili “laudatores temporis acti”, o, peggio, a difesa di interessi transitori.
Prof. Paolo Corona
Presidente Comitato Tecnico Ordinatore
Facoltà di Ingegneria dell’Istituto Universitario Navale
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