Lo psicologo e la rivoluzione digitale: nuovi scenari professionali

Più volte si è parlato di quanto sia complicato inserirsi nel mondo del lavoro per i laureati in Psicologia. Una difficoltà confermata anche dalle statistiche, se si considera l’alta competizione, peraltro crescente, all’interno del settore: in Italia si hanno oltre 140mila psicologi, cioè un terzo degli psicologi d’Europa. Il ruolo dello psicologo, inoltre, viene ancora meramente associato all’ambito clinico, cioè a quella figura professionale il cui unico compito è quello di curare la psicopatologia. Lo scopo dell’incontro dello scorso 10 novembre, dal titolo “Psicologia e rivoluzione digitale”, è stato proprio quello di sfatare questo mito. Un incontro svoltosi, come ormai consuetamente in tempo di Covid, sulla piattaforma Microsoft Teams e che ha coinvolto una cinquantina di studenti. I quattro professionisti che hanno apportato le loro testimonianze, moderati dal prof. Andrea Millefiorini, delegato al Placement di Dipartimento, appartengono tutti a settori emergenti che vedono in qualche modo rinnovata la figura dello psicologo e che possono risultare particolarmente interessanti per un’analisi del futuro panorama lavorativo italiano, sempre più caratterizzato dal 2.0. “Non è semplice, come più volte è emerso dal confronto con gli studenti, emettere un resoconto dettagliato di quali siano le professioni alle quali uno studente possa accedere con il solo possesso della Laurea Triennale o anche di quella Magistrale – dice il prof. Millefiorini – Questo non perché manchino le occupazioni, ma appunto perché il ruolo della psicologia è ancora legato ad ormai arcaiche concezioni. Inoltre il settore è saturo e il percorso per diventare psicoterapeuti è molto lungo”. Il settore è saturo, un assunto che peraltro è possibile accomunare a dinamiche sociali da indagare, come quando nei primi anni Novanta si ebbe il boom delle iscrizioni presso le Facoltà di Giurisprudenza a seguito del caso Mani Pulite. Oggi, con le società e il mondo in cambiamento, il ruolo della psicologia può essere portato nuovamente in auge, ma è necessario, per poter rispondere alle esigenze del nuovo tempo, un aggiornamento.
Le testimonianze
Un aggiornamento che prende nomi à l’anglaise, come Neuromarketing, e che accomuna il mondo dell’economia a quello della psicologia: “posso spiegare molto semplicemente che cosa si intende per neuromarketing – dice il dott. Rocco Chizzoniti, founder brand strategies di Chetesta.it – Ognuno di noi crede che lo zucchero di canna, di colore marrone, sia più salutare dello zucchero bianco, mentre tecnicamente sono identici. È solo il colore che cambia, mentre uno viene associato alla raffinazione e quindi all’industria, l’altro lo è alla produzione bio. Stessa cosa per quanto riguarda le uova marroni e bianche. Dato che negli ultimi anni si sta incrementando questa attenzione per il biologico, le aziende sanno che il colore ideale è il marrone, ed è per questo che viene utilizzato anche per gli involucri. Fondamentale è il ruolo della valenza emotiva. Il ricordo di qualcosa si imprime più efficacemente nel caso in cui sia associato a un evento specifico, e ve ne porto un esempio: sono convinto che nessuno di voi si ricordi cosa stesse facendo il 15 marzo 2012, ma credo che ognuno rammenti invece di dove fosse e cosa facesse l’11 settembre 2001”. Il neuromarketing, in sostanza, consiste “nel valutare la reazione inconscia degli individui a fronte dei più disparati stimoli. Un dato interessante è che la scelta a livello di inconscio, nel cervello umano, si ha ben sette secondi prima della razionalizzazione cosciente; il 95% delle scelte che effettuiamo, dunque, avviene a livello inconscio”. Una prospettiva interessante per i neolaureati che vogliano intraprendere una carriera nel marketing. Così come interessante è la prospettiva offerta dal prof. Francesco Ruotolo, ricercatore del Dipartimento ed esperto in realtà virtuale immersiva, percezione multisensoriale e memoria spaziale: “dopo la laurea, nel 2005, constatai la stessa difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, ma successivamente affiancai un’azienda che si occupava di realtà virtuale immersiva: di cosa si tratta? Nella costruzione di infrastrutture, come autostrade o grandi dispositivi energetici, si è sempre tenuto conto di tutto, tranne che dell’impatto sulla psiche degli esseri umani; mi trovai dunque ad affiancare ingegneri e architetti per capire in che modo quelle costruzioni avrebbero interagito con gli esseri umani a livello psicologico. È chiaro che si tratta di un nuovo scenario lavorativo”. Il Dipartimento ha attivato anche un laboratorio di Percezione multisensoriale, grazie al quale gli studenti possono entrare a contatto con questo settore. “Le collaborazioni sono attive con professionisti dei più svariati settori; mi occupo personalmente, ad esempio, della valutazione di come gli oggetti della quotidianità debbano essere costruiti per essere user friendly, cioè facilmente utilizzabili dall’utente. Gli oggetti devono essere percepiti come ‘reali’, e per farlo devono possedere alcune ‘affordance’, ovvero caratteristiche per cui alla sola vista l’utente ne individui il possibile utilizzo”, chiosa il prof. Ruotolo. Ma anche la creatività e la scrittura trovano spazio nei nuovi settori. Ne parla la dott. ssa Ilaria Pica, UX Writer di Everli e Psicologa dei processi cognitivi: “è vero che non è semplice competere per uno studente di Psicologia, ma credo si tratti anche di avere il coraggio di osare e mettersi in gioco. Dopo la laurea mi sono spostata in Inghilterra, dove ho vissuto per sette mesi, con l’idea di lavorare in tutt’altro settore, poi sono venuta a conoscenza di un corso di formazione in UX Writing e in pochi mesi ho trovato lavoro”. Ma che cos’è l’UX Writing? “Si tratta di User experience, cioè il modo in cui l’esperienza del fruitore può essere migliorata. Mi spiego meglio: nessuno di noi usa un’app o un sito che non abbia un testo, poiché proprio il testo ha lo scopo di guidare l’utente. Quello che faccio, quindi, è scrivere contenuti per il web con la funzione di trattenere quanto più possibile l’utenza sulla piattaforma e di guidarla in tutta la sua esperienza, tenendo anche conto dell’aspetto emotivo. Tutto ciò che l’utente legge suscita in lui una specifica sensazione che, per interesse dell’azienda, deve essere positiva. Posso quindi affermare con molta sicurezza che la User experience rientra perfettamente nel profilo della psicologia dei processi cognitivi”, conclude. E ultima prospettiva, non per questo meno importante, è quella proposta da Simone Barbato, cofondatore di Idego.it, Psicologo clinico e Human performance specialist: “una volta seguivo un ragazzo che era affetto da amaxofobia, cioè dalla paura di guidare, affiancandolo sul sedile passeggero. A un certo punto incontrammo un incidente e il ragazzo fu colpito da una crisi di panico, ebbe un trauma e abbandonò la terapia. Cominciai a considerare l’idea di trovare un sistema che permettesse di affrontare le fobie a livelli graduali di intensità, e di farlo grazie alla VR, cioè alla realtà virtuale. In sostanza, noi di Idego, ci occupiamo dello sviluppo di programmi e situazioni che, attraverso il visore di realtà virtuale, permettano di superare gradualmente le fobie. Per fare un esempio, per chi soffre di vertigini sono previste delle situazioni in cui il paziente, tramite un’esperienza virtuale a 360 gradi, approcci gradualmente l’altezza. Essendo la nostra una start-up, abbiamo inizialmente riscontrato molte difficoltà ad affermarci, ma poi abbiamo avuto la fortuna di apparire in vari talent show e di godere di un’ottima risonanza mediatica, cosa che ci ha permesso di assumere rilevanza in contesti nazionali e internazionali”. Un’altra prospettiva allettante, dunque, per chi non abbia intenzione di approcciare una delle professioni tradizionali della psicologia. “Ciò che raccomandiamo ai nostri studenti, laureandi e laureati – conclude il prof. Millefiorini – è di saper osare e guardarsi intorno, perché il ruolo della psicologia sta conoscendo oggi una nuova fortuna e, nonostante la forte competizione, vi è un gran numero di sbocchi occupazionali ai quali ambire”.
Nicola Di Nardo

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