L’Università Federico II sta perdendo 2 – 0. Occorre uno scatto di orgoglio e giocare in attacco

A tre anni dall’entrata in vigore della legge 240, la complessa fase di riorganizzazione degli Atenei campani è in dirittura d’arrivo. All’Università Federico II, l’intenso lavoro, anche “diplomatico”, coordinato dal Rettore Massimo Marrelli e dal ProRettore Gaetano Manfredi si sta completando con l’elezione dei Presidenti delle Scuole e del Senato Accademico. Un cambiamento epocale che in pochi mesi ha portato alla trasformazione e l’abrogazione di strutture ed alla contestuale riorganizzazione amministrativa. 
Nel nuovo assetto organizzativo dettato dalla Riforma universitaria, come è noto, le strutture portanti dell’Università sono i neonati Dipartimenti, considerati i veri motori dell’Ateneo che svolgono attività di ricerca scientifica, attività didattiche e formative ed attività rivolte all’esterno. Sono la parte operativa dell’Università, godono di autonomia ma anche di una gran mole di procedure burocratiche, spesso a carico di un numero insufficiente di personale, gravata da problemi organizzativi derivanti dalla complessa riorganizzazione non ancora ottimizzata.
Il prof. Bruno Montella, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale e Coordinatore dei Direttori di Dipartimento di Ingegneria, ci illustra la questione: “il problema è che in molti casi la nostra attività è quasi esclusivamente dedicata alla burocrazia. Sicurezza, personale, manutenzione vanno gestite e fanno perdere un sacco di tempo. Personalmente passo il 70% della mia giornata a firmare carte, anche per un acquisto di soli 100 euro. In aggiunta, abbiamo una serie di incombenze burocratiche legate a continue circolari inviate dal Ministero e la gestione dei progetti, in alcuni casi, di diversi milioni di euro. Siamo in difficoltà, non so fino a quando possiamo andare avanti così”.
Il problema è la carenza di personale? “Il personale del Dipartimento è diviso in tre settori: ricerca, gare e contratti, contabilità e finanza. Nel nostro caso abbiamo a disposizione sette unità e tra queste anche qualcuno part-time. Sono tutti molto volenterosi e disponibili ma non ci sono le condizioni per poter gestire tutta la burocrazia generata dal nostro lavoro. É normale che la parte ordinaria spetta a noi, ma per tutto il resto abbiamo seri problemi”.
La questione è stata trattata anche con gli altri Direttori di Dipartimento? Ci sono idee risolutive? “Purtroppo da un po’ di tempo siamo costretti a rincorrere solo le emergenze, ma non possiamo più permettercelo. Dall’esperienza maturata in questi mesi emerge una certa confusione di ruoli, va fatta chiarezza su ‘chi fa cosa’. Per esempio, è mai possibile che anche per cambiare un interruttore o un proiettore d’aula deve intervenire il Direttore di Dipartimento? Non dimentichiamo che i docenti hanno un contratto per fare didattica e ricerca, il loro ‘core business’ è quello e non altro, per cui di svolgere altre funzioni si possono stancare in qualunque momento”.
Come risolvere? “Utilizzando le Scuole. La legge dice che i Dipartimenti possono costituire le Scuole, strutture di coordinamento didattico e servizio ai Dipartimenti. Centralizziamo una serie di servizi nelle Scuole, per esempio sicurezza e manutenzioni, facciamoli gestire a chi lo fa bene, così facendo guadagniamo tutti tempo prezioso da impiegare in altre attività sicuramente più utili all’Ateneo, come ricerca e progetti finanziati, e diamo maggiore appeal alle Scuole”.
Oltre alla carenza organizzativa, dovuta anche ai grossi cambiamenti in corso, ed alla burocrazia, vede altri ostacoli alla crescita dell’Ateneo? “Purtroppo, oltre ai fattori esterni, riusciamo a farci male anche da soli. I regolamenti interni, per esempio, limitano la nostra attività. Per competere con gli altri Atenei dobbiamo essere in grado di fare le cose che fanno loro, senza grossi problemi. Alla Federico II abbiamo le regole più restrittive di tutti. Questo è un grosso handicap. Per non partire in svantaggio, dobbiamo disporre delle stesse regole che ha il Politecnico di Torino o l’Università di Milano, per esempio; anche loro rispettano certamente le leggi. I nostri competitor hanno maggiore libertà d’azione, meno vincoli e per questo sono più veloci. La velocità d’azione oggi è strategica”.
L’Università Federico II, all’esterno e non solo, appare debole ed in difficoltà, secondo Lei cosa bisogna fare per recuperare punti? “Nella ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario ministeriale ci hanno ingiustamente massacrato, come anche nelle numerose classifiche più o meno attendibili. In termini calcistici stiamo perdendo 2-0. Occorre uno scatto di orgoglio, con il Rettore ed il Consiglio di Amministrazione dobbiamo giocare in attacco, ma è molto più difficile che giocare in difesa dove basta fare ‘melina’. É l’unica strada percorribile altrimenti rischiamo l’uscita dal campionato. Devono scendere in campo i ‘giocatori migliori’ nei giusti ruoli, con le competenze migliori, senza frazionamenti e sovrapposizioni. Bisogna fare sistema ottenendo un risultato che è maggiore della somma delle parti, a questo dobbiamo arrivare e siamo sicuramente capaci di farlo”.
Gennaro Varriale
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