Mole del programma e tipologia dello scritto tra le maggiori difficoltà. La prof.ssa Montagnani: “è una questione di metodo di studio”. Novità: un appello a marzo

Gli esami di Anatomia I e Anatomia II sono uno scoglio che spesso finisce per tradursi in un blocco al secondo anno di Medicina. Molti sono gli studenti che non riescono a superare lo scritto al primo tentativo, finendo così per rallentare il proprio cammino. Come comportarsi con questa materia? Da dove derivano tutte queste difficoltà? I quesiti sono stati posti direttamente alla prof.ssa Stefania Montagnani, che ha spiegato: “il programma è notevole ed è mnemonico. I testi sono scritti in italiano corrente, quindi sono comprensibili. Questo fa sì che gli studenti, capendo bene i concetti, chiudano il libro convinti di sapere tutto, ma non è così”. Si sta anche provando a dare una sfumatura diversa alla materia, ma la sostanza resta la stessa: “cerchiamo di dare un peso maggiore alla logica, ma il problema è che gli studenti sono poco abituati a studiare a memoria. Alleggerire il programma non è possibile. Avrei difficoltà a togliere qualche apparato. Già non si studiano più tante cose come accadeva anni fa, ma l’Anatomia resta comunque una materia complessa”. Altra difficoltà è rappresentata dalla tipologia d’esame. Per Anatomia I c’è uno scritto a risposta multipla. Stesso discorso anche per Anatomia II dove, però, alla prova scritta se ne affianca anche una orale: “la scuola non li prepara molto ai quiz, che sono una tipologia di verifica diffusa nel mondo e che sta prendendo sempre più piede anche in Italia. Noi teniamo delle prove intercorso autovalutative somministrando le prove svolte negli anni precedenti. Esempi d’esame durante l’anno, quindi, ci sono. Inoltre lo scritto è una tipologia di valutazione che non è soggetta all’emotività. Lo studente ha davanti un foglio e basta. C’è perfino chi viene a vedere solo di che si tratta e non mette nemmeno il nome”. Il problema, dunque, starebbe tutto “nella scarsa capacità del metodo di studio che viene acquisito pian piano”. Come fare proprio questo metodo? “Gli studenti devono confrontarsi con i colleghi e parlare tra loro, altrimenti hanno la sensazione di aver capito, ma in realtà non hanno acquisito. Per questo noi organizziamo anche dei gruppi di studio, perché imparare da soli è, in linea generale, sconsigliabile”. L’esito degli esami dimostrerebbe che il problema non è generale, ma individuale: “quando vedo 2 su 30 allo scritto, mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Ma quando allo stesso esame c’è anche chi prende 28 su 30, allora capisco che c’è una questione legata allo studio”. Di fronte a queste difficoltà, non sono mancate le richieste da parte dei ragazzi: “gli studenti si preoccupano soprattutto di avere le presenze. La prima cosa di cui si accertano è di totalizzare il numero giusto. Altra richiesta riguarda le attività di recupero, che però non sempre è facile organizzare. Spesso i ragazzi chiedono anche di tornare da noi per ripetere”. Pare che avere più occasioni per “tentare” l’esame non sia tra le priorità degli aspiranti medici. Eppure, proprio su questo punto, ci sono delle novità: “appelli in più non ne chiedono. Tuttavia il Consiglio del Corso di Laurea ha approvato un nuovo appello anche a marzo. Si passa così da 6 a 7 appelli”. 
Ciro Baldini 
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