Nasce un Museo digitale dedicato alla dieta mediterranea

“In vista del nono ‘compleanno’ della dieta mediterranea riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco, mi è stata affidata dal MedEatResearch una lectio magistralis sull’argomento per fare il punto della situazione attuale”, spiega la prof.ssa Elisabetta Moro, antropologa. Il convegno dedicato al tema “La cultura della Dieta Mediterranea. Ieri oggi domani” si è tenuto il 14 e 15 novembre al Suor Orsola e quest’anno ha portato una novità: l’inaugurazione del Mediterranean Diet Virtual Museum, il primo museo digitale al mondo dedicato alla dieta mediterranea. “L’Unesco ha dato una grande spinta alla nostra dieta incentivando l’interesse di molte persone, del mondo dell’economia e dell’agricoltura e delle istituzioni, tuttavia c’è da considerare che solo una minoranza della popolazione italiana segue questa dieta tutti i giorni poiché vittima di stravaganze culinarie. La dieta mediterranea, è bene ricordarlo, non fa parte del passato ma, come confermano le ricerche, è ancora ritenuta quella più sana ed equilibrata”, afferma la prof.ssa Moro. Dunque, l’obiettivo dell’iniziativa è stato: “non dimenticare che la dieta mediterranea costituisce una ricchezza intrisa non solo di ricordi ma di passioni che non devono essere chiusi in un cassetto ma raccontati”. Durante l’inaugurazione del museo sono stati esposti: “una serie di racconti in lingua italiana e inglese, autobiografie gastronomiche, storie di vita, aneddoti dove il cibo è sempre protagonista. Queste testimonianze sono state offerte da artisti, chef, ragazzi, per trasmettere il messaggio che la dieta mediterranea è un modo di abitare poeticamente la terra”. La dieta mediterranea, infatti, non “si ferma all’essenziale ma cerca di fare di ogni piccola cosa una cattedrale gastronomica e forse è unica al mondo. Solo la Cina ha qualcosa di simile ma stiamo parlando di un grande continente. Noi italiani abbiamo inventato un sacco di ricette e alcuni ingredienti come il pane, la pasta e la pizza ci vengono riconosciuti da tutto il mondo”. Nonostante ciò, non tutti gli italiani sono convinti di questi benefici e “una parte tende a seguire diete vegane e vegetariane, un’altra parte più estremista, invece, ignora i suoi benefici e, anche se segue la dieta mediterranea, durante i pasti nel corso della giornata abusa di cibi più sofisticati. Spesso si tende a evitare il vino, l’olio, lo zucchero ma così si eliminano i piaceri della tavola”. Questo è un punto su cui riflettere dato che secondo le statistiche la Campania ricopre il tasso più alto di obesità per i bambini: “L’obesità è distribuita più spesso nelle famiglie povere che non si rendono conto di avere figli obesi. Per questo avrebbero bisogno di aiuti e consigli. Lavoriamo nelle scuole portando avanti vari progetti in cui insegniamo agli studenti come seguire una corretta nutrizione, ma nello stesso tempo gli facciamo raccontare i loro piatti preferiti sottolineando che il cibo deve sempre includere un lato positivo e gioioso e non si riduce solo al calcolo delle calorie”. Queste lezioni, organizzate dal MedEatResearch insieme con la Fondazione FICO di Bologna, hanno già riscontrato negli anni precedenti “molto interesse e partecipazione. Quello che ci colpisce è che alla fine ognuno si scopre portatore orgoglioso dei principi della dieta mediterranea che ci appartiene nel profondo”. 
Francesca Corato
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