Nuovo Statuto, le linee guida di Marrelli

Responsabilità, indipendenza e valutazione: le parole chiave del documento che il Rettore Massimo Marrelli ha inviato all’Ateneo. Si tratta delle linee guida cui dovrà ispirarsi la Commissione dei quindici nel redigere il nuovo Statuto che ridisegnerà l’organizzazione e il funzionamento dell’università. Snella e flessibile, la nuova carta declinerà solo principi fondamentali. Primo fra tutti l’Università Federico II è pubblica. Organizzata in strutture fortemente autonome, si rifà a principi di equità, con l’obiettivo di assicurare un’alta qualità media in tutti i settori, valorizzando le eccellenze, in collaborazione e integrazione con il sistema universitario campano. Fra gli obiettivi, il rilancio internazionale dell’Ateneo e la sostenibilità finanziaria, praticata attraverso il rigore di bilancio e la sinergia con settori dell’economia e del lavoro. La gestione sarà affidata ai Dipartimenti, suddivisi in monotematici e pluritematici, che potranno costituire un numero limitato di strutture intermedie, o Scuole di Coordinamento. Il Senato Accademico avrà compiti di indirizzo, programmazione, raccordo fra le strutture e valutazione ex ante delle loro proposte. I servizi comuni che presentano economie saranno accorpati a livello centrale per evitare duplicazioni e diseconomie di scala. Confermato il principio della separazione dei poteri. In particolare, sarà garantita la rappresentanza di tutte le componenti dell’Ateneo (professori ordinari, associati, ricercatori, personale tecnico amministrativo, studenti) negli organi deliberanti, assieme alla presenza di ‘parti interessate alla qualità dell’Università’ esterne all’Ateneo, rappresentate principalmente, ma non esclusivamente, da membri della comunità scientifica internazionale. Analogamente, ricercatori e amministratori appartenenti alla comunità scientifica costituiranno la maggioranza dei membri del Consiglio di Amministrazione, all’interno del quale sarà, comunque, garantita la presenza di esponenti delle istituzioni e del mondo produttivo. Punto cardine di tutto l’impianto sarà la valutazione di ricerca e didattica, con ricadute concrete in termini di reputazione, attribuzione delle risorse e chiusura di Scuole e di Dipartimenti. Andranno valorizzate le politiche relative al personale, la cui formazione continua rappresenta un elemento discriminante di fondamentale importanza per il successo di qualunque organizzazione. Altro tema cruciale, assicurare in qualsiasi ristrettezza economica il ricambio generazionale basato sul merito. Una programmazione del personale docente compatibile e rigorosa implica che si tenga conto, contemporaneamente, di tutti i livelli di carriera. I posti da ricercatore da mettere a concorso non potranno prescindere dalle dinamiche dei posti da professore associato e ordinario. Senza progressioni automatiche, ma offrendo, al contrario, opportunità di avanzamenti di carriera ai meritevoli. L’ultimo pensiero è rivolto ai ricercatori: a legislazione vigente, sottolinea il Rettore, non hanno obblighi di insegnamento, se non quelli relativi ai compiti integrativi nei corsi di insegnamento ufficiali. Assumere ulteriori responsabilità resta una scelta volontaria e aggiuntiva ai doveri ufficiali. Se esercitata, deve essere adeguatamente valorizzata. 
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