Parte da una scommessa la nuova Magistrale LIVRe: mettere insieme “comunicazione e intrattenimento”

“Vedere oggi la partenza del risultato di un lunghissimo lavoro è davvero una grande soddisfazione”, le parole del prof. Enricomaria Corbi, Direttore del Dipartimento di Scienze formative, psicologiche e della comunicazione, che hanno aperto la presentazione, il 21 maggio, ancora in via telematica data l’emergenza sanitaria, del nuovo Corso di Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale. Linguaggi, Interpretazione e Visioni del Reale (sintetizzato nell’acronimo LIVRe) attivato al Suor Orsola Benincasa. Classe di laurea LM-65, il Corso sarà accessibile a tutti i laureati triennali in Scienze della comunicazione, DAMS, Storia, Lettere, Lingue e culture moderne e Sociologia per un totale di 100 posti disponibili per il primo anno. Si tratta di un percorso finalizzato alla formazione di professionisti operanti nel campo del cinema, del teatro, della televisione e dello spettacolo in generale, anche e soprattutto nel contesto dei nuovi media digitali. Prevede un primo anno incentrato sulla formazione teorica e accademica degli studenti che vogliono farsi strada in questo ambito professionale e un secondo anno più strettamente professionalizzante, caratterizzato da attività laboratoriali specifiche ed elaborati finali. “Con questo Corso abbiamo realizzato la scommessa di mettere insieme comunicazione e intrattenimento. Oggi le professioni dello spettacolo sono state molto penalizzate dall’emergenza che abbiamo vissuto, ma la ragione per iscriversi a questo Corso non è solo legata al fatto che, proprio per questo motivo, questo ambito ripartirà più forte di prima, ma perché mai come in questo momento ci si è resi conto dell’importanza della comunicazione”, spiega il prof. Antonio Petrillo, Presidente del Corso di Laurea, illustrando come sarebbe impossibile immaginare una Grecia senza i suoi tragici e i commediografi , un’Atene politica senza teatri, “probabilmente non sarebbe esistita Atene, come invece la conosciamo”. Il punto focale di LIVRe vuole essere quello della narrazione del reale, ma non più solo attraverso i metodi classici del cinema realista o del documentario, ma esplorando anche tutti i nuovi strumenti oggi messi a disposizione da una tecnologia in costante evoluzione. Proprio ai nuovi e più diversificati campi che si dedicano a descrivere il reale sono dedicati i percorsi specifici del secondo anno che gli studenti hanno a disposizione per la loro scelta: regista, autore e produttore; sceneggiatore ed esperto della divulgazione multimediale; specialista nell’inchiesta e nel fotoreportage a sfondo sociale; ed, infine, redattore culturale e addetto stampa del settore, definizioni sintetiche e di categoria volte soltanto a presentare le figure professionali a cui gli studenti potranno ambire di diventare. Ognuno di questi percorsi avrà dei laboratori al fine di far sviluppare abilità pratiche funzionali al loro indirizzo, ma va specificato che l’università deciderà quali percorsi attivare in base al numero di richieste di partecipazione degli studenti: “è chiaro che l’università non ha la possibilità di farsi carico di tutti i percorsi proposti, che abbiamo organizzato nell’ottica di offrire il maggior ventaglio di scelta possibile per gli studenti stessi”, chiarisce il prof. Petrillo. In una prospettiva ancora più settoriale, è interessante la possibilità messa a disposizione dal Suor Orsola di associare questo indirizzo Magistrale ad un Master che può riguardare l’ambito del cinema e della televisione, l’intrattenimento o il giornalismo, permettendo così ai giovani di ottenere un doppio titolo e una professionalizzazione ancora più specifica alla fine del percorso accademico. All’incontro online ha preso parte anche lo storico del cinema, nonché docente presso l’Ateneo Augusto Sainati, il quale è intervenuto riguardo all’importanza di una base teorica sul cinema e sulle metodologie di narrazione, prima ancora delle capacità tecniche in questo settore: “nelle scuole professionali insegnano a fare un’inquadratura perfetta, ma non ti spiegano perché lo stai facendo. Imparare a fare cinema senza avere studiato, senza aver pensato a come si teorizza il racconto, credere che l’università possa fare a meno di questi aspetti, non può portare che ad un impoverimento della qualità del lavoro. Oggi per trovare spazio in questo ambito bisogna essere bravi, certo, ma bisogna anche conoscere, avere un bagaglio teorico su cui basarsi”. Per quanto la frequenza alle lezioni, del primo anno in particolare, non sia obbligatoria, lo è quella ai laboratori: “non si possono insegnare e apprendere tecniche pratiche senza fare delle esercitazioni. Non c’è ancora un modo effi cace di trasmettere questo tipo di nozioni se non in presenza, quindi la partecipazione ai laboratori del secondo anno nello specifico è di primaria importanza”, sottolinea il prof. Petrillo, aggiungendo però che l’università si sta adoperando nel migliore modo possibile per venire incontro a tutti gli studenti che frequentano l’università e nel contempo lavorano. Si stanno infatti organizzando dei piani di didattica a distanza che potrebbero essere ancora necessari per il prossimo primo semestre del corso, non avendo notizie certe su come si evolverà la questione dell’apertura delle università nei prossimi mesi, ma che potrebbero sviluppare e migliorare come uno strumento in più a disposizione di tutti gli iscritti, anche oltre questo periodo di emergenza.
Agnese Salemi

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