Per gli studenti la creatività è un’abilità da stimolare e il gioco è un metodo di insegnamento infallibile

Gli studenti dei tre numerosi gruppi in cui è stato articolato il Laboratorio nutrono grandi aspettative e sperano di poter imparare un metodo formativo originale e divertente da trasmettere ai bambini. “La mia scelta, inizialmente, non è stata dettata da una forte motivazione, però me ne avevano parlato bene altri studenti – confessa Felicia Botticella – Ho trovato le prime lezioni interessanti e piacevoli. La prima volta abbiamo lavorato la creta e impastato la pasta di sale con farina e acqua, poi ognuno ha realizzato la sua piccola scultura. È un laboratorio che offre la possibilità di conoscere vari materiali e per questo è molto utile”. Quello di Orsola Schiavone per il Laboratorio è stato un vero colpo di fulmine: “il nome di questa attività mi ha entusiasmato e dalle prime lezioni si è realizzato quello che mi aspettavo. L’ho scelta perché penso che sia fondamentale stimolare la creatività nel bambino anche attraverso la manualità”. Rachele Savarese ha una vera passione per i lavori manuali, motivo che l’ha spinta a iscriversi al Laboratorio per affinare le sue competenze: “A Natale e a Pasqua mi diverto a realizzare diversi lavoretti con materiali naturali che abbiamo anche utilizzato per il laboratorio. Proprio per questo mi piacerebbe accrescere la mia conoscenza in questo campo, anche per riuscire, in futuro, a riutilizzarne le tecniche all’interno di una classe. È un metodo formativo che riesce a rilassare mente e corpo”. La curiosità, invece, ha spinto Mariarca Barossa, che desidera “imparare le tecniche per utilizzare tutti questi materiali e apprendere in modo diverso come socializzare all’interno del gruppo. Durante gli incontri diventiamo bambini per tre ore al giorno, diamo sfogo alla nostra fantasia attraverso l’arte. Non è facile. I bambini sono molto più spensierati rispetto agli adulti e riescono da subito a sentirsi parte dell’esperienza stessa, invece noi tendiamo a viverla in modo più distaccato perché abbiamo paura di essere giudicati. Ad esempio, nella lezione sulla pittura, abbiamo attaccato lunghi fogli sui vetri del gazebo e dipinto sotto gli occhi di tutti. A differenza di quando si disegna sul banco, dove si ha una maggiore privacy e sicurezza, in questo caso abbiamo dovuto mostrarci all’altro realizzando il primo disegno che il nostro istinto ci suggeriva”. Tra i lavori sulla pittura sono emersi paesaggi naturali composti attraverso l’utilizzo di tempere colorate mischiate con la colla; con la creta, invece, sono stati prodotti un diverso numero di oggetti: casette, cestini, fiori, telefoni, stadi, polpi, farfalle, conigli, tartarughe, e anche Chicco – il piccolo protagonista de ‘La bella e la bestia’ – e il Vesuvio. Il gioco è parte fondamentale del percorso di crescita: “serve a liberare la mente del bambino, a spronarlo a fare qualcosa di nuovo. Ci sono bambini che subito apprendono, altri no, ma lavorando con un compagno possono migliorare e sviluppare altre capacità”, spiega Orsola. Per Felicia il gioco è un momento di distrazione che deve essere inserito all’interno della giornata scolastica: “Oltre all’apprendimento classico devono essere programmati anche momenti più leggeri, di gioco, che piacciono a tutti i bambini. Queste esperienze possono essere fruttuose come una lezione tradizionale e non devono sostituire la routine scolastica ma inserirsi in essa”. Rachele pensa che il gioco sia un modo per incentivare il bambino a frequentare la scuola  che diventa “un luogo di divertimento e non di costrizione. Lavorando in parrocchia, come animatrice, ho compreso che il gioco è un metodo infallibile per insegnare i concetti. Ad esempio, per far conoscere i frutti invernali ai bambini, abbiamo fatto assaggiare loro spremute di arance e creato insieme il colore giallo e arancione. Ai bambini di tre-quattro anni, invece, abbiamo mostrato come si solidifica il ghiaccio, prendendo un recipiente pieno d’acqua e lasciandolo per qualche ora nel freezer. Insomma, attraverso esperienze dirette, i bambini hanno imparato tante cose senza che noi dovessimo chiedere la loro attenzione perché l’avevamo da subito già conquistata”. Anche Mariarca ha avuto modo di sperimentare l’importanza di queste attività ludiche attraverso una serie di esperienze: “Insegno catechismo a bambini di 8 anni e con Legambiente abbiamo messo su diversi progetti per le scuole primarie. I bambini, inizialmente, mi hanno sorpreso, perché avevano quasi paura di sporcarsi le mani, poi invece si sono concentrati solo sul divertimento che caratterizzava il lavoro e non volevano più smettere. Sembra che i bambini abbiano dimenticato cosa vuole dire creare con le proprie mani un prodotto, forse perché non sono più abituati a farlo. Con Legambiente abbiamo dipinto i muri della scuola, costruito raccoglitori di carta e plastica, ma anche a scuola si possono fare tante cose dettando semplicemente poche regole, rispettando il gruppo e il tempo dell’altro”.
Fr. Co. 
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