Percorso Fit, studenti in subbuglio per l’uscita del bando: era atteso già a febbraio

“Le comunico che è in corso l’attivazione del percorso 24 Cfu. Le consiglio di consultare periodicamente a partire da febbraio il sito web di Ateneo”. Era la fine di gennaio, e questa mail proveniente dalla segreteria della Federico II iniziava a rimbalzare all’impazzata da gruppi Facebook a gruppi Whatsapp; da chat Telegram a quelle di Messenger. Un maremoto virtuale fatto di studenti in subbuglio, finalmente pronti ad iscriversi a quel bando fermo all’anno accademico 2018/19 che, in aggiunta ad una Laurea Magistrale, permette di partecipare ai concorsi per l’insegnamento. Di tempo, da quella mail scritta dall’impiegato di turno, ne è passato. Più di un mese. All’orizzonte: molta incertezza. Ma ormai è tardi. La macchina dell’ansia, della paura di mancare l’appuntamento, delle continue richieste di delucidazioni da parte degli studenti, è partita. Tambureggia. Come nel mentre di un concerto con una folla assiepata ai piedi del palco, e un’improvvisa notizia di pericolo che si diffonde a macchia d’olio. Vera o falsa che sia, la paura è lì. “Mi hanno detto che in realtà non ci sarà nessun bando”, dice una studentessa di Lettere moderne, che, così sfiduciata dalla mancanza di comunicazione approfondita da parte dell’Ateneo, preferisce prestare l’orecchio a semplici voci di corridoio senza alcun fondamento. Più di un rappresentante però invita alla calma: “qualche tempo fa ho parlato con il Rettore, mi ha riferito che la predisposizione del bando è in corso, a breve dovrebbe essere pubblicato”. Allo stesso modo l’Ufficio Scuole di Specializzazione e Master – quello deputato a curare l’aspetto amministrativo del percorso – ha affermato che “nel giro di una settimana sapremo tutto”. La conferma dirimente di ciò arriva poi dalla prof.ssa Maria Rosaria Strollo, docente di Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di Studi Umanistici, referente didattica per il Pf24. “Credo che entro i prossimi sette giorni sarà bandito – spiega – stiamo curando gli ultimi dettagli”. In merito poi alle modalità di partecipazione ai corsi, ci saranno dei cambiamenti sostanziali, dettati chiaramente dal Covid: “la didattica sarà online e le lezioni verranno suddivise in moduli di due ore e mezzo ciascuno. La giornata resta sempre di 5 ore, ma in tal modo non ci saranno accavallamenti”. Come nei cicli precedenti, non si imporrà l’obbligo di frequenza. Dunque resta da decidere la modalità d’esame. Sicuramente – ancora Strollo – “vogliamo sia comune per tutti i docenti. Forse un esame orale per alcune discipline, uno scritto per altre. Ad ogni modo, tutte avranno luogo sulla medesima piattaforma”. Al coro si unisce anche il prof. Andrea Mazzucchi, ordinario di Filologia italiana, Direttore del Dipartimento, che sottolinea lo sforzo di Studi Umanistici “per garantire corsi di qualità nel conseguimento dei crediti”.
In attesa però che queste informazioni passino attraverso i canali ufficiali, la componente studentesca freme. “Io rischio seriamente di non poter partecipare, visto che conseguirò la laurea ad aprile”, spiega ignaro di tutto ciò un iscritto di Filosofia, che mette sul piatto uno degli infiniti gangli burocratici legati ai 24 Cfu; mentre una studentessa di Storia invita i propri colleghi a “spedire mail a valanga, così da sperare di attirare l’attenzione”.
Da Giurisprudenza a Biologia; da Economia a Farmacia; da Architettura a Geologia. Ben 11.154 membri – in continuo aumento – li conta il solo gruppo facebook, creato ad hoc da alcuni studenti che tentano di fare mal comune mezzo gaudio. Ma basta scorrere gli ultimi dieci, venti post, per capire che si tratta di un coacervo di domande, le quali finora non hanno conosciuto alcuna risposta. Dal “quali esami del mio Corso di studi posso integrare nei 24 Cfu così da velocizzare il tutto?” al “quanto pagherei l’iscrizione avendo un Isee superiore ai 9200 euro?”. Già, perché tra le altre, una delle tante questioni irrisolte è quella legata ai costi – non chiarita dall’ufficio competente. Non è chiaro, infatti, se gli iscritti, oltre alla tassa di 76 euro, debbano erogare altre somme per lo svolgimento dei singoli esami. In tal caso, sono in molti a chiedersi quanto ne varrebbe la pena: le università private, approfittando della stasi federiciana, lanciano pacchetti dai 500 euro in su per il conseguimento rapido degli ormai famigerati crediti – strumento dirimente soprattutto per il settore umanistico, il cui spettro lavorativo risulta purtroppo molto esiguo all’uscita dall’ateneo. Ad ogni modo, domande. Ancora domande. Nient’altro che domande. E le risposte dall’alto, per i semplici studenti, suonano troppo spesso come un “attendere prego” da segreteria telefonica.
Claudio Tranchino

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