Pienone a Medicina per la lezione di Luciano Onder, giornalista Rai

Medicina e giornalismo a confronto in un dibattito che ha raccolto – lo scorso 6 aprile nella Sala Conferenze di via Costantinopoli – oltre trecento studenti della Facoltà di Medicina. A catalizzare l’attenzione di un così folto pubblico, Luciano Onder, giornalista medico-scientifico della Rai noto per trasmissioni televisive di lungo corso come “Tg2 Salute” e “Medicina 33”. Attraverso una serie di curiosi aneddoti personali, Onder ha intrattenuto la platea sul tema de “La comunicazione nella Sanità”, avvalorando le sue doti di fine comunicatore. 
Esperto di divulgazione biomedica da venticinque anni, una laurea in Lettere, Luciano Onder è giornalista e vicedirettore del Tg2 nonché responsabile del canale satellitare “Explora”. “Le rubriche curate da Luciano Onder sono pietre miliari nel settore della comunicazione medico-scientifica – dichiara il prof. Franco Rossi, Preside della Facoltà di Medicina, presente alla manifestazione insieme ai professori Antonio Bellastella, Vicepreside della Facoltà, e Giovanni Del Rio, Presidente del CdL in Medicina – L’invito a tenere una lezione su questi temi nasce dalla consapevolezza di quanto sia diventato affare arduo per un medico di oggi riuscire a selezionare le tante notizie che giungono dal mondo della Sanità”. 
Personaggio mite ma dal piglio deciso, grande verve comunicativa, Luciano Onder ha trattato aspetti diversi della comunicazione biomedica. Ha parlato soprattutto di sé, del suo essere giornalista scientifico: “chi fa informazione in questo settore fa medicina vera e propria. La ricaduta sociale delle notizie che si danno è enorme perché vanno ad incidere sugli stili di vita del cittadino comune in termini di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie”. 
Onder racconta di quando ha provato a muovere i primi passi nel mondo della scienza: “ho cominciato ad occuparmi di medicina quando ci furono le prime notizie sull’Aids. All’epoca mi colpì una frase del virologo americano Robert Gallo, secondo cui l’epidemia si sarebbe arrestata solo se i media sarebbero riusciti a dare, al contempo, un’informazione rigorosa e un’educazione appropriata”. Di qui la nascita di slogan di successo come quello che, a proposito della sindrome da immunodeficienza, diceva: “Se lo conosci lo eviti. Non morire per ignoranza”. 
Un ruolo pedagogico del giornalista scientifico, dunque, da non sottovalutare. E Onder, che è anche membro della Commissione Bioetica dell’Università Cattolica di Milano, lo ribadisce a gran voce: “le notizie vanno approfondite. Bisogna mettere il cittadino in condizione di capire cosa gli si sta comunicando. Perché il pubblico cui ci rivolgiamo non è la massa indistinta ma i malati e le loro famiglie”.
Non solo informazione ma anche educazione, dunque, nel mestiere del giornalista medico-scientifico. Peccato che in Italia siano in pochi a lavorare secondo questi canoni, “perché dei dodicimila giornalisti iscritti all’albo, poche decine sono specializzati nel settore scientifico. Il motivo? In questo campo non si fa certo carriera”. Accade così che “spesso gli argomenti biomedici vengano affidati a chi, normalmente, si occupa di altro”. Il risultato? “Notizie ‘drogate’, spettacolarizzazione dell’informazione, falsi scoop. Penso alla vicenda Di Bella e al suo metodo sperimentale per la cura del cancro, un caso montato ad hoc dai media per vili interessi economici e che segna una delle pagine più tristi della cultura italiana”. E aggiunge: “il caso Di Bella insegna che, prima di fornire qualsiasi informazione, bisognerebbe avere l’obbligo ‘morale’ di verificarla e, soprattutto, di esporla in maniera approfondita, per evitare che a farne le spese siano soltanto i pazienti”.
E l’Università? Potrà pur fare qualcosa per formare professionisti nell’ambito della comunicazione scientifica? Lo chiede il Preside Rossi e Onder prontamente risponde: “sebbene il giornalismo sia una vera e propria corporazione, male non farebbe creare scuole di giornalismo scientifico, purché abilitino gli allievi a sostenere l’esame di Stato per l’iscrizione all’albo”.
Comunicazione scientifica significa anche comunicazione tra medico e paziente. Già, ma quale è il modo più corretto per interagire col malato? – chiedono gli studenti. “È importante – replica Onder – sviluppare una capacità di rapporto col paziente. Non basta essere bravi, bisogna essere ricchi umanamente. Esistono modi e modi di dire le cose, non dimenticatelo”. “Guardate Veronesi – prosegue il relatore – un uomo che cura costantemente la sua immagine, che sa intrattenere contatti con i media, che si avvale di strutture ospedaliere che lavorano al meglio”. Onder sottolinea l’importanza degli uffici stampa nelle strutture sanitarie: “spesso mi si chiede perché nelle mie trasmissioni inviti sempre medici del San Raffaele o del Gemelli. Semplice, perché hanno uffici stampa efficienti. Si tratta di organi che sanno gestire bene la notizia e che sanno intervenire tempestivamente in casi di malasanità”. 
L’incontro col giornalista Luciano Onder ha fruttato 0,5 crediti agli studenti della Facoltà di Medicina della Sun che lo hanno seguito: una chiave di lettura alternativa al perché di una così massiccia affluenza da parte di tanti ragazzi, non tutti attenti ad ascoltare i temi del dibattito. “Per convincere gli studenti a partecipare a manifestazioni del genere dobbiamo promettere loro dei crediti. Mi auguro di ritrovare la stessa folla, e quindi un pizzico di maturità in più da parte dei ragazzi, anche quando non ci saranno crediti da acquisire”, il commento del Presidente del CdL in Medicina Giovanni Delrio.
Paola Mantovano
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