“Durante gli anni del rettorato di Matteo Lorito sono stato prima Direttore di Dipartimento e poi Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, incarico che ricopro tuttora. Ho mantenuto sempre un filo diretto con il Rettore per aggiornarlo e confrontarmi e ho trovato da parte sua in ogni occasione la disponibilità a prendere in considerazione e a valutare le istanze che ho rappresentato”.
Parte da questa considerazione il prof. Andrea Prota, docente ad Ingegneria, per esporre la sua valutazione del rettorato che volge al termine. “Il periodo iniziale di Lorito – prosegue – è stato quello dell’assestamento post Covid, con tutte le difficoltà connesse. L’Ateneo ha ripreso le attività molto speditamente e questo è certamente un elemento positivo della gestione Lorito”. La seconda parte è stata caratterizzata “dall’afflusso dei fondi del Pnrr.
La Federico II ha messo a profitto quelle risorse e ha giocato un ruolo da protagonista. C’è stata una crescita significativa nel numero dei docenti e dei ricercatori”. Il futuro? “In questa ultima parte del rettorato affronteremo un percorso che deve guardare ai giovani. Ci troviamo con un gran numero di ricercatori a tempo determinato e non tutti potranno trovare spazio nella carriera accademica. Lo sforzo che si dovrà portare avanti sarà quello di massimizzare le opportunità di rimanere nell’università per i più competitivi. Contemporaneamente il Paese dovrà valorizzare le competenze di chi non potrà restare nell’Università, ma potrà dare un contributo importante negli enti pubblici o nelle aziende”.
Le sfide che dovrà affrontare chi subentrerà a Lorito: “Non sono in grado di dire quello che dovrà fare il futuro rettore. Ciò premesso, certamente la forte crescita dell’Ateneo negli ultimi anni richiederà una disponibilità maggiore che in passato di spazi sia per gli studenti sia per i docenti”. Con una precisazione, però. “Bisognerà razionalizzare e ottimizzare anche in un’ottica di condivisione. Intendo dire che il prof. Prota non deve avere una grande stanza tutta per sé, ma può averne una piccola, dove ci sia lo spazio per sistemare i documenti e gli effetti personali, e poi vanno realizzati spazi condivisi che possano essere utilizzati dall’uno o dall’altro a seconda delle necessità.
È un criterio che bisognerà applicare anche ai laboratori. Sono di Ateneo, non del singolo docente, e possono essere utilizzati a seconda delle esigenze. La gestione degli spazi dovrà essere improntata sempre più alla flessibilità, senza la quale non saranno mai sufficienti e adeguati ad un Ateneo come la Federico II”. Le aule per gli studenti “dovranno essere costantemente migliorate nella loro funzionalità attraverso l’elettrificazione dei banchi, l’aggiornamento delle lavagne e la predisposizione di schermi affinché anche nelle aule più grandi sia garantita la visione ottimale della lezione a tutti gli studenti”.
Decisiva per i prossimi anni, dice il prof. Prota, sarà anche “la predisposizione di spazi nei Dipartimenti e nelle strutture universitarie destinati all’incontro e alla socializzazione tra gli studenti. Sempre più chiediamo loro di vivere l’Università a tempo pieno, di frequentare e di essere presenti alle diverse attività. Per questo è necessario garantire loro anche luoghi confortevoli dove incontrarsi, chiacchierare e magari studiare tra una lezione e un laboratorio. Questo aspetto sarà centrale anche per migliorare l’attrattività dell’Ateneo nei confronti delle ragazze e dei ragazzi che vengono da altri Paesi”.
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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 6








