Una indossa una felpa dell’Italia, l’altra la ‘camiseta’ de la Roja, cioè della Spagna. Non è un incontro di calcio, ma ‘Studenti in trappola: tu a Malaga, io a Napoli’, il remake in chiave Erasmus di ‘Genitori in trappola’. No, non è nemmeno un film. Si tratta di un seminario sui generis messo su interamente da due studentesse spagnole di 19 anni che stanno per terminare il loro tirocinio di due mesi al Ceinge. Sono Davinia Cubillana Rosa e Laura Varo Gutierrez a Napoli per un Erasmus Traineeship. Provengono dall’Istituto IES Litoral di Malaga.
Andranno via l’11 maggio e, d’accordo con alcuni docenti, il 29 aprile nell’aula 1.7 del Cestev hanno deciso di raccontare la propria esperienza. Che si può riassumere in queste parole pronunciate da Davinia: “È tutto un mix di fortuna e impegno. Con il tempo ho capito che la fortuna non solo capita ma si costruisce. Non credo a un destino già scritto: la vita si colloca a metà tra ciò che accade per caso e le decisioni che prendiamo”. Quindi: “Abbiate il coraggio di fare una scelta e di immaginare come potrebbe essere la propria vita lontano da casa.
È un’esperienza indimenticabile”. Poi una curiosità sulla scelta del titolo per il seminario: “ripercorre bene la nostra esperienza. Siamo uscite dalla nostra zona di comfort, una bolla di abitudini e consuetudini, per vivere come studentesse in un altro Paese”. Laura ha aperto una lunga parentesi sul sistema educativo spagnolo, per un confronto con quello italiano: “gli studenti in Spagna vivono il trauma della ‘selectividad’, un esame unico per tutti i Corsi di Laurea che dura tre giorni, la cui fase generale prevede un esame di Lingua e Letteratura spagnola, un altro su una seconda lingua, una verifica di Storia o Filosofia e poi un ultimo scoglio relativo alla materia d’indirizzo.
Perciò è un trauma”. Davinia si sofferma sul percorso di due anni che stanno svolgendo lei e la collega: “un ciclo superiore di anatomia patologica e citodiagnostica, focalizzato sull’ambito sanitario e di laboratorio. È molto pratico: sviluppiamo tante abilità in laboratorio. La formazione in azienda o in ospedale è fondamentale. Questo significa trascorrere molto tempo in ambienti reali di lavoro, dove possiamo applicare ciò che abbiamo imparato”.
L’accesso, per il quale è richiesto un livello molto elevato, è limitato ad una ventina di posti: “Il tasso di abbandono è elevato: dopo due anni, solo metà della classe arriva alla fine”. Le differenze (“anche se siamo qui da quasi due mesi non siamo proprio riuscite ad abituarci”) tra le abitudini spagnole e quelle italiane: “Abbiamo consuetudini molto diverse: pranziamo verso le 15.00 o le 16.00, una merenda tra le 18.00 e le 19.00 e ceniamo tardi, anche alle 22.00 o alle 23.00”.
Con il sorriso di chi l’ha scampata a momenti iniziali complicati, le due studentesse raccontano i primi passi mossi a Napoli: “comunicare in diverse situazioni, come una visita medica o l’acquisto di un biglietto della metro, è stato difficile. Poi l’abbiamo presa come una sfida: in poco tempo ci siamo sentite molto più a nostro agio. La nostra vera esperienza a Napoli è iniziata in Laboratorio. I professori sono sempre stati gentili, disponibili ad aiutarci e molto pazienti. Abbiamo imparato tanto”.
Sul valore dell’Erasmus insistono anche i docenti presenti all’incontro. “Vivere un’esperienza all’estero è un’opportunità per comprendere che la scienza non è locale, ma globale”, ha detto alla platea il prof. Massimo Mallardo, Coordinatore del Corso di Laurea in Biotecnologie per la Salute. E forse anche per prendere coscienza “che il livello tra noi e l’estero è simile, se non addirittura migliore in alcuni casi”. Sulla radicata vocazione internazionalistica della Scuola di Medicina (“grazie a figure come Gaetano Salvatore e altri”) si è soffermato il prof. Nicola Zambrano, il quale si è detto felice “di ospitare le due studentesse nei laboratori del Ceinge”. Ha poi fatto notare la motivazione dell’assenza della prof.ssa Gerolama Condorelli, referente Erasmus del Corso e della Scuola: “si trova in Namibia per attività di scambio: un’ulteriore dimostrazione dell’attenzione che la Federico II dedica a queste esperienze”.
La prof.ssa Alessandra Pelagalli ha raccontato com’è nato l’accordo: “lo scorso anno siamo stati contattati da una scuola professionalizzante post-liceo di Malaga, i docenti tutor sono venuti qui per avviare una collaborazione. Il loro istituto ha finanziato un corso di italiano online prima dell’arrivo delle studentesse, che comunque sono migliorate ulteriormente anche attraverso le attività del Centro Linguistico di Ateneo. Le ragazze sono arrivate con un programma già definito nell’ambito dell’anatomia patologica e hanno frequentato i laboratori del Ceinge.
In totale il loro soggiorno è durato due mesi”. Le due diciannovenni “hanno mostrato grande motivazione, frequentato anche altri laboratori e colto il maggior numero possibile di occasioni, sia scientifiche che extra-scientifiche, per conoscere la nostra realtà, il nostro modo di lavorare e, più in generale, la città”. Davinia e Laura hanno chiuso con una frase in napoletano: “e mo’, Napule, je te voglio bene assaje”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 29








