Pioggia di ricorsi, si rinvia

Elezioni studentesche, tutto da rifare. Non si sa ancora se ci sarà semplicemente una riapertura dei termini di presentazione delle liste o se verrà emanato un nuovo bando, quel che è certo è che le liste  sembrano avere mille e un motivo per ricorrere contro la eliminazione di molte delle candidature presentate in vista della consultazione elettorale del 23 e 24 marzo. Firme mancanti, tasse non pagate, portatori di lista non iscritti, contrariamente a quanto il regolamento prevede, presso la facoltà per i cui organi rappresentativi i candidati della lista si presentano. Cadute anche candidature di punta, come ad esempio quella di Eugenio Tatarelli, Presidente del Consiglio degli Studenti in carica. Lo sconcerto dei candidati eliminati si è tradotto ben presto in una valanga di ricorsi che ha bloccato l’iter elettorale e indotto a un nuovo rinvio delle elezioni, stavolta a data da stabilire. Commenti per lo più univoci, tutti incentrati sulle difficoltà di interpretazione di un regolamento elettorale entrato in vigore troppo recentemente. “Si è evinta la debolezza del regolamento anche dal punto di vista giuridico”, dice Rosario Visone, rappresentante in Consiglio di Amministrazione di Facciamo Università, “ci sono ad esempio delle disposizioni relative alla regolarità nel pagamento delle tasse che hanno finito col penalizzare i fuori corso e i laureati triennali iscritti alla specialistica sub condicione. Così com’è il regolamento facilita situazioni di confusione. E più si crea confusione, più aumenta il disinteresse dei ragazzi per le elezioni. A questo punto non si dovrebbe fare altro che emanare un nuovo bando per ristabilire la serenità e la normalità”. Dice Marco Iannaccone, rappresentante in Consiglio di Amministrazione di Sui Generis: “la modulistica è stata cambiata all’ultimo momento. Si è creata una grande incertezza, con le conseguenze che abbiamo visto. Tutto è dipeso dai problemi che avevamo già sottolineato al direttore amministrativo sia verbalmente che per iscritto quando all’inizio volevamo che le elezioni fossero rinviate”. Anche Antonio Prisco dell’Udu è convinto che qualcosa non va nel regolamento elettorale, con la precisazione però che “il regolamento non è altro che il frutto del lavoro sbagliato di questi due anni”. Prisco sostiene che per individuare le nuove regole da applicare in materia elettorale l’ateneo si è ispirato all’esperienza della Federico II, sbagliando. “Non si può prendere il regolamento della Federico II e trasporlo in quello del Parthenope, ateneo che ha un quinto degli iscritti della Federico II”.
(Sa.Pe.)
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