Più pratica e meno teoria

“Più seminari pratici e studi sul campo”, è la richiesta pressante degli studenti di Sociologia al corpo docente e, in primis, al Preside della Facoltà prof. Gianfranco Pecchinenda. “A parte alcuni esami fondamentali del primo anno, come Sociologia e Antropologia, ripetiamo sempre gli stessi argomenti per quasi tre anni”, è il sunto delle opinioni raccolte tra i ragazzi. “Giriamo sempre intorno agli stessi temi – afferma Lorenzo, 21enne iscritto al secondo anno del Corso di Laurea in Sociologia – Ossia, le teorie di Weber, Durkheim e di altri importanti autori che, senza dubbio, sono fondamentali ma non hanno il benché minimo riscontro nella realtà”. Ilario, altro studente del secondo anno, sottolinea la propria passione per lo studio della società, ma ricorda di aver partecipato ad un solo seminario in due anni. “Mi sono iscritto a Sociologia per ripiego, – confessa – non avevo superato i test d’ingresso a Psicologia a Caserta, e avevo l’idea di riprovarci l’anno successivo. Invece mi sono dovuto ricredere: ho cominciato a seguire i corsi ed ho verificato che gli insegnamenti sono molto interessanti anche se il lavoro sul campo, a mio avviso fondamentale in una Facoltà come questa, è quasi assente”. L’unica occasione di mettere in pratica ciò che si apprende dai libri: il seminario di Antropologia teatrale del prof. Alberto Baldi. “E’ un’attività che mi ha colpito, in senso positivo – continua Ilario – Al cinema Astra, abbiamo svolto degli esercizi sul pre-scena che ci hanno aiutato nell’approccio con gli altri, oltre che a capire meglio noi stessi”. Anche Gabriella, studentessa al terzo anno, manifesta la propria insoddisfazione verso l’offerta formativa e i programmi di studio previsti dal Corso di Laurea Triennale. “Per lo più, ripetiamo le teorie di importanti autori – afferma – Devo ammettere che quando mi sono immatricolata a Sociologia, non avevo le idee chiare su ciò che volevo fare, e lo studio teorico non aiuta affatto a comprendere il riscontro nel mondo del lavoro”. A pochi esami dalla laurea, Gabriella si guarda intorno e pensa di iscriversi ad un altro Ateneo. “Vorrei specializzarmi in Giornalismo, ma l’offerta didattica qui è limitata. Sto pensando di spostarmi all’Università di Urbino”. Francesca, 25 anni, spera di trovare presto un lavoro: “Mi mancano sette esami al conseguimento della Laurea Triennale, sto procedendo a rilento perché lavoro part-time in un supermercato e, fondamentalmente, perché sto studiando qualcosa che non mi piace: affrontiamo sempre gli stessi argomenti e, in tre anni, non ho avuto modo di partecipare ad alcuna esperienza pratica, che sia un workshop o un tirocinio”. Francesca sostiene che i docenti, poi, non agevolano il percorso degli allievi. “Sono passata dal vecchio al nuovo ordinamento (M13) e avevo bisogno di alcune informazioni relative alle integrazioni da sostenere. Circa venti giorni fa, ho scritto via mail ai professori Mauro Calise e Raffaello Mazzacane, ad oggi sono ancora in attesa di una risposta”. Il discorso non cambia per gli studenti di Culture digitali e della comunicazione. “Ho scelto questo Corso con l’idea di imparare a fare qualcosa nel campo del web, – dice Federica, 25 anni, di Pozzuoli, al terzo anno – Oggi me ne pento amaramente. Non ho imparato quasi nulla di pratico e, in tre anni, ho seguito un solo seminario, quello di Antropologia urbana con la prof.ssa Amalia Signorelli, e un laboratorio di Informatica. Ad essere sincera, il percorso triennale non mi è piaciuto. Avrei voluto iscrivermi alla Specialistica in Antropologia, ma è stata disattivata. A questo punto, non penso proprio di continuare a studiare alla Federico II”. Gaia e Vittoria condividono gli stessi pensieri. Entrambe al secondo anno di Culture digitali, sognano di lavorare nel settore pubblicitario. “Vorrei diventare art-director o riuscire ad inserirmi nel settore dell’organizzazione degli eventi. Purtroppo questa Facoltà non ha programmato un biennio specialistico per i laureati in Culture digitali, i quali, volendo rimanere a Napoli, e molti restano per questioni economiche, devono optare per una delle Specialistiche di Sociologia, mettendo da parte il percorso già intrapreso con la Triennale”, dice Gaia. Vittoria ritiene gli insegnamenti molto interessanti, ma pensa che andrebbero inserite discipline relative al web design, alla fotografia, alla cinematografia. “Facciamo lezione in una struttura che cade a pezzi (solo a titolo d’esempio, durante il primo semestre abbiamo seguito le lezioni di Statistica al Cinema Astra insieme agli iscritti di Sociologia), potrebbero almeno migliorare la didattica e i piani di studio”, lo sfogo di Vittoria. In tanti, poi, continuano a non comprendere l’organizzazione delle sessioni d’esame. In particolare, quelle di novembre ed aprile, riservate esclusivamente ai fuori-corso. “E’ vero che i fuori-corso hanno necessità di conseguire la laurea, ma a questo punto perché non estendere gli appelli anche a coloro che fanno sacrifici pur di rientrare nei tempi accademici?”.
Maddalena Esposito
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