Policlinico a Caserta, la prima pietra dopo 10 anni

Tre fasce parallele di edifici destinati all’assistenza (circa 500 posti letto), alla ricerca e alla didattica. Una struttura pensata per garantire benessere e tranquillità ai degenti, concentrazione e isolamento ai ricercatori, apprendimento e socializzazione agli studenti. Tanto verde (ogni stanza affaccerà su un patio sistemato a giardino), spazi di socializzazione (un anfiteatro all’aperto), piazze, aula magna, biblioteche e laboratori, aule, un eliporto per il pronto soccorso, servizi. E un “muro d’acqua” per ridisegnare il paesaggio e proteggere dal microinquinamento ambientale (variante Anas e cave). Un’opera imponente quella del Policlinico a Caserta (in via Grazia Deledda, Località Tredici): 250.965 metri quadri. Costerà più o meno 410 miliardi di vecchie lire (finanziamenti dei Ministeri della Salute e dell’Università al 95%). Sarà realizzata, si spera, in 4 anni. La posa della prima pietra, il 4 febbraio, è del Rettore della Seconda Università Antonio Grella, a coronamento di un impegno lungo almeno dieci anni. “Ringrazio tutti: enti locali, comuni, province, sindaco, Ministero, Regione, assessorati alla Sanità e all’Università. Ma soprattutto i funzionari amministrativi del nostro ateneo che hanno fatto tanto”, “in un momento in cui l’economia italiana e del Mezzogiorno non va al massimo, è l’Università a produrre lavoro per alcuni anni”, ha detto Grella nell’aprire l’incontro che ha preceduto l’inaugurazione nell’affollatissima Aula Magna (6-700 i presenti) della Scuola della Pubblica Amministrazione nella Reggia.  Ha criticato i ritardi nella partenza dei lavori, il sindaco di Caserta Luigi Falco: “sono ormai dieci anni che attendiamo”. Le colpe: “di tutti, ognuno per la propria parte. Solo per passare una carta da un tavolo all’altro, sono trascorsi, a volte, due anni. Eppure sono un amministratore incazzato, quasi quanto il Rettore Grella”. Afferma: “sono certo che il Policlinico a Caserta sarà un enorme fattore di crescita e di sviluppo. Però dobbiamo eliminare i tavoli, i tavoli tecnici e le burocrazie. Il Policlinico non è né di destra né di sinistra, né di centro. Ognuno si impegni a fare la propria parte: Governo, Provincia, Comune, Università, Regione. Saremmo dovuti partire con il Policlinico nel 1999; siamo al 2005 e siamo solo alla prima pietra. Ed occorrerà ancora l’asse viario. Ringrazio Grella per il suo impegno morale di tutti questi anni”. Il Presidente della Provincia Riccardo Ventre ammette: “ci sono stati, è vero, tanti problemi, ma partiamo dall’oggi. Innanzitutto ringrazio il Rettore Grella per la testardaggine con cui, più di tutti, anche da casertano, ha voluto questo Policlinico”. Porta il saluto del Presidente della Giunta Regionale Bassolino, l’Assessore alla Sanità prof.ssa Rosalba Tufano: “la crescita di un Policlinico è segno di una Regione che cresce”. 
Falco e Nicolais:
“Il Policlinico non
è né di destra,
né di sinistra”
“E’ una dimostrazione reale di come l’università possa essere motore di sviluppo” ha aggiunto l’Assessore regionale all’Università prof. Luigi Nicolais, ricordando le realizzazioni in Terra di Lavoro: “una Casa dello Studente, edificio che è già al quarto piano, per il quale taglieremo a breve direttamente il nastro”, i Centri Regionali di Competenza “due sono della Seconda Università” e “infrastrutture per la ricerca”. Buoni risultati – ha aggiunto- “raggiunti grazie anche ad eccellenti accademici e rettore ed alla loro tenacia. E dobbiamo lavorare tutti insieme, di tutte le aree politiche, perché non basta un governo (4-5 anni, N.d.R.) per certe realizzazioni significative”. Visibilmente emozionato, il Preside di Medicina Franco Rossi, presenta la storia prestigiosa della Facoltà, nata nel 1224 insieme all’ateneo federiciano; se ne parla in “un bellissimo libro del prof. Mezzogiorno”. E poi un tributo agli studenti: “i nostri sono tra i migliori”. Al Preside, così come al Rettore, vanno i ringraziamenti (Rossi, oltre al Rettore, ha ricevuto numerose citazioni, quasi un’investitura per un futuro da rettore?) del Viceministro Stefano Caldoro.  “Il Rettore dice di aver firmato 25 protocolli d’intesa: sono tanti, sono troppi. La burocrazia uccide anche i sogni”, afferma Caldoro. La parola poi al capo progetto del Policlinico: il prof. Massimo Pica Ciamarra. Molto bella la sua relazione, accompagnata da eccellenti immagini, spesso con riferimenti cinematografici. Racconta: “sono stati impegnati oltre 40 ingegneri ed architetti progettisti. Un intervento realizzato in soli due mesi con le società Itaca e Arup subconsulting engineers. Si tratta di un’opera di grandi dimensioni, occorreranno per la sua realizzazione  1 milione e 700 mila ore di lavoro”. Sarà localizzata in un’area marginale, in prossimità di un asse autostradale e di una cava: “abbiamo perciò pensato anche ad un intervento sul paesaggio -onde evitare anche il senso della periferia- con giochi d’acqua per difendere l’ambiente dalle polveri delle cave e dal microclima circostante, autostrada compresa”. Nel progetto, una piazza urbana, aree verdi, servizi (posta, banca), esercizi commerciali (edicola, fioraio). Una bella opera: “purché non si rinunci a volare”, ha concluso con una frase appassionata il professore prima di passare la parola ai funzionari del Comune di Caserta. Già si evidenziano rinnovati segni di vitalità dell’area, fenomeni indotti dalla nascita del Policlinico, nota l’ing. Francesco Biondi: “200 mila metri quadri di ex area dismessa SoFOME, l’area ex Saint Gobain ed un altro milione di metri cubi per il PIP (piano di insediamento produttivo)”. Poco distante dal Policlinico sta nascendo “una struttura alberghiera che già sta avendo le prime autorizzazioni”. Le ex cave  dovrebbero essere dismesse “ma occorre l’intervento di Comune, Regione, Governo. Inoltre, come Comune, abbiamo previsto, nei prossimi dieci anni, almeno altri 10 mila vani di  nuova edilizia abitativa”. Le infrastrutture: “abbiamo previsto un raddoppio dell’asse autostradale, un collegamento con la Tav (treni veloci), l’aeroporto di Grazzanise e la nuova stazione di Caserta Est”, conclude l’ing. Alfredo Messore del Comune.
Un pericolo: ogni progetto viaggia per conto proprio, senza sinergie e senza confronto fra i vari partner; spesso con l’università del tutto esclusa. Come ha affermato Pica Ciamarra.
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