Premio Guglielmetti, uno sprone per i giovani laureati

Quest’anno la cerimonia di assegnazione del premio per tesi di laurea intitolato alla memoria di Paolo Guglielmetti si è svolta immediatamente prima dell’apertura di una seduta di laurea, mercoledì 30 novembre nell’Aula Pessina. Sono ormai undici anni che la Fondazione Guglielmetti si occupa di sostenere i giovani studiosi di diritto civile attraverso l’attribuzione di riconoscimenti alle migliori tesi di laurea e la creazione di una rete informativa tra i premiati. E’ in questo modo che l’ingegnere Giovanni Guglielmetti e sua moglie onorano la memoria del figlio Paolo, scomparso giovanissimo alla vigilia della laurea in Giurisprudenza.  A consegnare le medaglie d’argento, gli attestati, gli albi storici dei vincitori e i due premi da 2.500 euro ciascuno c’era l’avv. Francesco Landolfo, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Per Landolfo si è trattata di un’occasione per invitare i giovani presenti in aula a intraprendere con entusiasmo la carriera forense: “mi auguro di potervi accogliere tutti al più presto nel nostro prestigioso Ordine professionale, di fare anche a voi il discorso inaugurale che tengo sempre a coloro cui vengono consegnati i libretti della pratica forense. E vi dico quello che sempre dico ai praticanti: dovete studiare, studiare, studiare. Per diventare avvocati dovete continuare a studiare, anche durante il week end, che secondo la mentalità moderna incomincia addirittura il venerdì. Vi dovete sacrificare perfino la notte. Solo così potrete diventare dei buoni avvocati”. Il Preside della Facoltà di Giurisprudenza, prof. Michele Scudiero, che moderava l’evento, ha poi passato la parola all’ingegnere Guglielmetti, che dopo aver ricordato qual è il significato profondo dell’iniziativa, si è soffermato a parlare della condizione in cui attualmente versano i giovani praticanti avvocati, sui quali ha uno sguardo privilegiato attraverso la fondazione di cui è presidente. “Questa premiazione è uno dei pochi momenti di conforto e di speranza per il futuro – ha detto- un futuro che senza Paolo può sembrare innaturale e usurpato”. Ma si guarda avanti, soprattutto grazie ai giovani, e allora diviene doverosa una segnalazione, approfittando proprio della presenza del presidente dell’Ordine degli Avvocati. “Quello di Napoli è l’ordine più prestigioso d’Italia, conta ben 10.050 iscritti, e non ritengo che siano troppi, considerato che la professione di avvocato si evolve e che Napoli deve anche esportare i suoi professionisti. Tuttavia bisognerebbe meglio tutelare i praticanti, che si ritrovano privi sia della guida del prof. Scudiero che di quella del presidente Landolfo, poiché sono in una fase di transizione difficile. Non sono più studenti, non sono ancora professionisti, non guadagnano, eppure non si può dire che siano disoccupati. Bisognerebbe aiutarli ad entrare più celermente nel vero mondo del lavoro, e visto che ci sono 10.050 avvocati iscritti all’Ordine, non è irragionevole pensare che se ciascuno di loro prendesse a lavorare un giovane il problema sarebbe risolto”. Una interessante introduzione al momento della premiazione vera e propria, che ha visto protagonisti due dottoresse selezionate ma non vincitrici, Floriana Fortunato e Maria Giliberti, alle quali sono andati la menzione, la medaglia d’argento, l’attestato e l’albo storico dei premiati, e i due vincitori del premio in denaro, Ilaria Cangiano e Carlo Carbone. Delle loro tesi, discusse nell’anno accademico 2002/03, è stata fatta una breve presentazione dal prof. Carmine Donisi, docente di Diritto Civile, da sempre vicino alla Fondazione Guglielmetti, che l’ingegnere ha affettuosamente ringraziato chiamandolo “carissimo, anziché chiarissimo”. Ilaria Cangiano, 27 anni, praticante avvocato e dottoranda in Istituzioni di diritto privato alla Sun, ha svolto una tesi intitolata “I trasferimenti elettronici di disponibilità monetarie. La quarta generazione dei mezzi di pagamento”, relatore il prof. Pollice. “Questo premio è per me un importantissimo riconoscimento del lavoro svolto”, ci ha detto. Carlo Carbone, 24 anni, ha appena concluso sia la pratica forense che quella notarile e sta per sostenere l’esame di abilitazione per l’esercizio della professione di avvocato. Non a caso però la tesi che gli è valsa il premio di 2.500 euro, svolta sotto la guida del prof. Raffaele Rascio, si intitola “La responsabilità civile del notaio”: il suo sogno è appunto quello di diventare notaio. Del premio dice: “è una bellissima cosa, ce ne fossero di più di iniziative così”. Continua: “i coniugi Guglielmetti sono delle persone eccezionali, onorano la memoria del figlio dandosi da fare e aiutano tanti ragazzi. Quando li ho incontrati la prima volta, a casa loro, sono rimasto molto colpito, li ho trovati estremamente comunicativi e disponibili, era come se li conoscessi da sempre”. Desidera diventare notaio anche una delle laureate selezionate ma non vincitrici, Maria Giliberti, originaria di Avellino. La tesi sul “Negozio fiduciario”, relatore il professore Biagio Grasso, non è stata ritenuta meritevole del riconoscimento in denaro dalla commissione giudicatrice, composta dai prof. Scudiero e Donisi nonché dal notaio Tino Santangelo. “Un po’ di rammarico c’è – dice- ma è comunque una soddisfazione essere stata selezionata. Mi piace il lavoro della fondazione, invita a riflettere sull’importanza dello studio, sensibilizza i giovani a impegnare bene le loro energie, ed è cosa di un certo rilievo, soprattutto se si pensa che ci sono ragazzi che si iscrivono a Giurisprudenza senza essere molto convinti”. Anche Maria Giliberti prosegue negli studi: parteciperà al prossimo concorso per notaio e nel frattempo si è iscritta all’Università Lateranense per approfondire i temi del diritto ecclesiastico e del diritto canonico.
Sara Pepe
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