Recupero di Palazzo Gravina, si comincia dall’Aula Magna

“Entro l’inizio della primavera cominceranno i lavori di costruzione dell’Aula Magna a Palazzo Gravina”. Dopo tanti rinvii e troppe occasioni mancate, pare che sia finalmente giunto il momento dell’attesa apertura del cantiere per un intervento finanziato da molto tempo, ma che è rimasto intrappolato tra burocrazia e lentezze della macchina amministrativa. L’annuncio è del prof. Michelangelo Russo, dal primo gennaio Direttore del Dipartimento di Architettura, che comincia dunque nel migliore dei modi il suo mandato. “La gara – dice – è stata aggiudicata ed il contratto con il vincitore dell’appalto è stato firmato. Ormai non dovrebbero esserci più cattive sorprese”. I lavori, se saranno rispettate le previsioni, dureranno tra quattro e sei mesi. Entro l’estate, dunque, Architettura dovrebbe finalmente avere la sua Aula Magna che accoglierà, tra l’altro, le sedute di laurea. “Per noi – sottolinea il prof. Russo – è un passaggio fondamentale per il recupero dell’edificio storico di Architettura. Al piano terra verranno laboratori degli studenti, sale per i plastici e per i modelli, un centro stampa tridimensionale. Al primo piano una grande biblioteca. Al secondo la direzione e l’Aula Magna. È lì che pensiamo di svolgere le attività di maggiore spessore culturale. Poi c’è da pensare al modo nel quale rilanciare il terzo piano, che attualmente è autogestito in maniera un po’ superficiale. La mia preoccupazione è quella di dare spazi confortevoli agli studenti”. 
Se a Palazzo Gravina si attende l’inizio dei lavori per l’Aula Magna, a Palazzo Latilla, l’edificio di Architettura che affaccia su Salita Tarsia, è da poco terminata la ristrutturazione di 4 grandi aule: “la nostra intenzione è di incardinare lì tutti i Master. Senza dimenticare che Palazzo Latilla ospita anche la Materioteca che va migliorata e potenziata”. L’edificio di via Forno Vecchio manterrà la sua funzione di grande aulario, nel quale sono presenti anche alcune aule studio. Il complesso di San Demetrio e Bonifacio continuerà ad essere utilizzato per le conferenze. 
Architettura si prepara, intanto, all’ormai tradizionale appuntamento con le giornate di accoglienza durante le quali centinaia di studenti delle scuole superiori saranno ospiti del Dipartimento. Incontreranno i docenti, visiteranno aule e laboratori, scopriranno quale è l’offerta didattica e quali prospettive offrono oggi le lauree nei Corsi di studio proposti. “È un appuntamento – sottolinea il docente – ormai consolidato. L’obiettivo non è di pubblicizzare Architettura per attirare studenti, ma di informare ragazze e ragazzi affinché, se poi decideranno di iscriversi al nostro Dipartimento, lo facciano con consapevolezza ed a ragion veduta”. 
Si guarda al futuro, ma senza dimenticare il passato ed i suoi maestri. Il 9 gennaio, per esempio, Architettura ha ospitato una giornata di studi in ricordo di Aldo Loris Rossi, architetto e professore di Progettazione architettonica, scomparso il 28 giugno scorso. Ha rappresentato una delle maggiori figure della cultura architettonica a Napoli della seconda metà del secolo scorso, tra i personaggi di spicco della generazione degli anni Trenta. Determinato, energico, combattivo, se necessario aspramente polemico, ha caratterizzato la sua opera come docente della allora Facoltà di Architettura di Napoli in un momento di transizione che attraversa il ’68 e giunge fino al nuovo millennio. È stato anche protagonista di battaglie civili come quella per un piano rifiuti in Campania che fosse incentrato su politiche di sostenibilità e riciclo dei materiali e non su discariche e consumo di suolo. Abilissimo disegnatore – molti dei suoi disegni sono stati da lui stesso donati al Centre Pompidou di Parigi ed al F.R.A.C. (Fond Regional d’Art Contemporain Centre) di Orleans – ha realizzato disegni e progetti utopici, o legati all’Architettura organica di Frank Lloyd Wright, ma non ha mai tralasciato anche altre fonti d’ispirazione come l’espressionismo, il futurismo, il neoplasticismo, il costruttivismo sempre e comunque in stretto connubio con in temi del Movimento Moderno. Il suo vasto archivio e la sua ricca biblioteca saranno donati dai figli al Centro studi della Federico II. 
Fabrizio Geremicca
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