Ricercatori, prosegue l’agitazione

Giorni di agitazione fra i ricercatori del Polo delle Scienze e delle Tecnologie. In due riunioni distinte, giovedì 28 gennaio a Scienze e lunedì 1° febbraio ad Ingegneria, si sono incontrati per decidere come proseguire la protesta i primi e per ragionare sulla possibilità di iniziarne una i secondi. Sullo sfondo il dibattito parlamentare avviato in Commissione Cultura e le posizioni rispettivamente della Conferenza dei Rettori (CRUI), nella sostanza favorevole, e del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) d’accordo sugli interventi di riorganizzazione degli organi di ateneo, ma preoccupato per la sostenibilità finanziaria, il diritto allo studio e la progressione di carriera dei ricercatori a tempo indeterminato, per i quali suggerisce un avanzamento al ruolo di associati di tutti coloro che abbiano già svolto almeno sei anni di docenza, posizione analoga a quella espressa anche dal ricercatore, membro del CNRU (Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari), Marco Merafina. Le due riunioni dei ricercatori hanno avuto caratteri molto diversi, ma su entrambe ha gravato la condizione economica dell’Ateneo e dell’università italiana nel suo complesso. La Federico II non ha ancora approvato il bilancio di previsione e l’attuale disavanzo ammonterebbe a circa 2 milioni di euro (più altri 5 in accertamento). Così si è deciso di optare per una gestione provvisoria sfruttando la possibilità di procrastinare la presentazione del bilancio. Nel frattempo, le tasse di iscrizione sono già aumentate del 2% (pur restando fra le più basse d’Italia) e molti Dipartimenti hanno dovuto sospendere finanche gli abbonamenti alle riviste di settore. Inoltre, a partire dall’anno prossimo, l’intero sistema nazionale potrebbe avere un decurtamento dei finanziamenti pari a circa 330 milioni di euro, il 5% dei quali riguarderebbe l’ateneo fridericiano. “Per sottolineare quanto si navighi a vista, per la prima volta l’Ateneo ha deciso di invertire il peso fra la prima rata delle tasse e la seconda che è diventata la più ingente”, sottolinea il ricercatore di Ingegneria Antonino Squillace. 
Astensione dalla didattica a Scienze
A Scienze, circa novanta ricercatori si sono ritrovati per decidere come andare avanti viste le implicazioni che la rinuncia alla didattica comporta. Molti settori, infatti, senza il loro indispensabile apporto rischiano di sparire. In particolare, i ricercatori della Laurea Magistrale in Geofisica decidono di proseguire la propria attività mentre quelli di Informatica, sui quali si basa la gran parte delle attività delle lauree magistrali, inizieranno il loro sciopero dal prossimo anno accademico. La settimana scorsa il Corso di Laurea in Informatica si è riunito per ragionare sulla programmazione didattica del prossimo anno e la situazione, soprattutto al biennio, appare molto critica. Al termine di un lungo, e in alcuni momenti acceso, dibattito, nel corso del quale si è ventilata la possibilità di mantenere almeno un corso ciascuno, l’assemblea ha deciso, con l’eccezione dei ricercatori di Informatica, di iniziare lo sciopero totale della didattica a partire dal prossimo semestre e di formalizzare la rinuncia con una lettera da presentare a tutti i Consigli di Corso di Laurea. 
Ad Ingegneria
riunione
 interlocutoria
Riunione, invece, interlocutoria quella di Ingegneria che ha visto la partecipazione di una trentina di persone, che hanno preso visione dei documenti nazionali e del documento presentato dai colleghi di Scienze, per iniziare a ragionare sulle iniziative di maggior impatto da intraprendere. Cinque anni fa, durante il movimento contro la riforma Moratti, i ricercatori della Facoltà si erano battuti  per poter avere supplenze (retribuite) anziché affidamenti (non retribuiti), ciò nonostante ci si interroga sulla possibilità di un passaggio di ruolo, sull’incidenza dei ricercatori nella didattica di Facoltà (tra quelle con il maggior numero di docenti di ruolo) e soprattutto si cerca di immaginare cosa potrebbe accadere se, alla luce dei tagli futuri, si dovesse sopperire alle esigenze di altre Facoltà tramite mobilità interna. In attesa di prossimi aggiornamenti, i ricercatori si riservano di ragionare sul documento presentato dai colleghi della Facoltà di Scienze, sottolineando la richiesta che l’80% dei futuri posti da associato siano riservati agli attuali ricercatori e rimandando, per il momento, la decisione di astenersi dalla didattica. “Elemento comune della nostra azione può essere uno solo. Se tutto diventa un problema di spesa, chiedere certezza della valutazione per il proseguimento della carriera e per una retribuzione adeguata diventa un’azione politica”, dice il ricercatore di Scienze e rappresentante in Senato Accademico Alessandro Pezzella, ospite della riunione. La protesta, intanto, si fa strada anche in altre università.
Simona Pasquale 
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