Scienze Ambientali: i laureati triennali costretti ad emigrare per continuare gli studi

Si sono laureati ma non possono proseguire gli studi presso la Facoltà alla quale si immatricolarono. E’ una situazione paradossale quella dei laureati con il titolo triennale in Scienze Ambientali a Scienze del Federico II. Per proseguire la carriera universitaria, sono costretti a migrare altrove. I più s’iscrivono alla specialistica in un altro ateneo – alla Parthenope o alla Seconda Università  la cui Facoltà di Scienze Ambientali ha sede a Caserta-. C’è pure qualcuno che ha deciso di proseguire con la magistrale a Siena o ad Urbino. “Purtroppo non possiamo partire con la laurea di secondo livello- spiega il prof. Guido Barone, presidente del Comitato Tecnico Organizzatore del Corso di Laurea – perché non abbiamo abbastanza studenti. Fino ad oggi, hanno conseguito la laurea triennale sette persone. Uno è un professore di scuola secondaria che non ha proseguito; gli altri sei hanno dovuto necessariamente optare per altre sedi universitarie”. Il punto è che, da quando è nato, Scienze Ambientali ha sempre avuto ogni anno un numero di immatricolati piuttosto basso. Sono stati 25 nel 2006/2007. Furono 40 dodici mesi prima. C’è chi si comincia a chiedere se ci sia spazio sufficiente, a Scienze, per Scienze Ambientali. Il prof. Barone ne è convinto: “è una offerta formativa valida, che prepara professionisti i quali potranno fare da cerniera tra specialisti di ambiti diversi – biologi e chimici in primis – nella prospettiva della tutela e della salvaguardia dell’ambiente. Certo, non si può negare che si subisca fortemente la concorrenza dei due corsi di laurea in biologia, capaci di attirare, ogni anno, circa 2000 immatricolati”.
Gli studenti, superata la boa degli esami della fine del primo semestre, fanno adesso i conti con la ripresa dei corsi. Il bilancio delle prove è in chiaroscuro, secondo Barone. “C’è una certa lentezza, da parte degli iscritti. Problemi soprattutto in Matematica, dove circa un terzo è in debito dell’esame. Non è certo un problema legato ai docenti, tutti molto bravi e disponibili. Il fatto è che arrivano poco preparati dalla scuola e stentano ad acquisire il metodo”. 
Si lavora ai progetti di ridefinizione dei percorsi didattici, in attesa dei decreti attuativi della legge 270, da parte del Ministero. La nuova normativa comporterà sostanzialmente, per tutte le facoltà e per ogni singolo corso di laurea, la necessità di diminuire drasticamente il numero degli esami, aumentando invece crediti e carico di lavoro per ogni esame. Insomma, un percorso meno spezzettato. “Per fronteggiare l’ennesimo cambiamento – anticipa il prof. Barone- stiamo valutando, a Scienze Ambientali, l’ipotesi di ritornare almeno in parte ai corsi annuali. Se ci chiedono meno prove con più crediti, abbiamo due strade. O abbassiamo la qualità della didattica, ma non mi pare il caso, o ingolfiamo le lezioni di più nozioni, mettendo a dura prova la capacità di assimilazione degli studenti. La terza via è, almeno per i corsi più pesanti, da più crediti, di tornare alle annualità. Ha i suoi rischi, ma non lo escludo”. 
Infine, il docente lancia l’allarme per il taglio dei finanziamenti all’università imposto dalla finanziaria 2007, in perfetta coerenza con quelle che l’hanno preceduta. “Tra le conseguenze – dice- dobbiamo ridurre drasticamente la possibilità di partecipare ai convegni scientifici. Magari a qualcuno farà piacere, perché ritiene che andiamo lì in vacanza. Invece ascoltare le relazioni di un collega straniero, parlargli, confrontarsi, mette in moto processi di competizione virtuosa, di cooperazione. Nascono idee e proposte di comuni iniziative di ricerca. Si parla tanto di internazionalizzazione e poi, a Scienze Ambientali come altrove, corriamo il rischio di rimanere chiusi nei nostri dipartimenti”.       
Fabrizio Geremicca
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