Smarrimento, ansia, difficoltà con il metodo di studio: una mano tesa allo sportello di ascolto e di counselling

È attivo presso Palazzo del Mediterraneo un servizio gratuito di ascolto aperto a tutti gli studenti de “L’Orientale” che si rinnova con attori e metodi diversi e offre consulenze di aiuto in merito ad ‘aspetti di tipo psicologico-caratteriale legati all’ambientamento, all’ansia relativa allo svolgimento degli esami o alla disorganizzazione rispetto a un metodo di studio”, come spiega la prof.ssa Valeria Micillo, docente di Filologia germanica e Presidente della Commissione di Ateneo per l’Orientamento e il Tutorato. Uno spazio di accoglienza e di sostegno morale in cui gli studenti possono esprimere liberamente i propri timori per affrontare la realtà universitaria in maniera più serena e costruttiva, poiché “lo smarrimento è una delle caratteristiche classiche quando si passa da un modello strettamente condizionato, come quello della scuola media superiore, all’università, dove tutto è più libero e lasciato alla cura dello studente”, fa presente la prof.ssa Micillo. 
Lo sportello di ascolto rientra nelle iniziative promosse dal Servizio Orientamento e Tutorato ed è gestito in cooperazione con l’Associazione Scientifica Culturale “Istituto Gestalt & Mediazione Artistica” di Napoli costituito da counsellor il cui lavoro è coordinato dal dott. Vittorio D’Alterio, psicologo, psicoterapeuta e direttore del Servizio di Umanizzazione dei percorsi assistenziali dell’ASL NA1 Centro. “Abbiamo accettato questa nuova offerta di collaborazione perché è un percorso che abbiamo già fatto negli anni precedenti, dal 2002 fino al 2008, quando lo sportello di ascolto era gestito diversamente tramite un Centro di Ateneo con colloqui individuali, laboratori tematici e seminari di gruppo alla fine dei quali veniva rilasciato un attestato di partecipazione”, riferisce la docente.
Il servizio di counselling risponde al bisogno di coloro che vivono un ‘generico’ disagio personale o ‘esistenziale’, il quale può nascere da una controversia o dalla difficoltà di prendere una decisione e può avere una ricaduta negativa sullo studio e sullo stare bene in senso lato”, sottolinea il dott. D’Alterio, ma “non è un’attività collegata ad un ambito di tipo patologico, perché in quel caso sarebbe un servizio medico e completamente diverso dai nostri scopi: se lo studente è in  crisi, si cerca di andare a fondo nella comprensione delle motivazioni che lo hanno spinto alla scelta di studi compiuta, che potrebbe anche non rispecchiare le sue attitudini”, precisa la prof.ssa Micillo. 
Interviene il dott. D’Alterio: “nel caso in cui dovessimo renderci conto che quella dello studente non sia solo la necessità di un sostegno momentaneo, il lavoro del counselling sarà quello di indirizzarlo presso delle istituzioni pubbliche preposte a dare risposte più specifiche in un ambito che ha, però, a che vedere con la salute. Il discorso del counsellor, invece, si accavalla ad altre professioni e occorre sfatare alcuni tabù: non è «vado dallo psicologo, perché ho un problema mentale» o «sono malato», piuttosto «mi sento disorientato»”. In perfetta sincronia le parole della prof.ssa Micillo: “spesso ci sono dei momenti, soprattutto al primo e poi al secondo anno, in cui lo studente tende verso l’abbandono o a uscire fuori corso in maniera esponenziale, perché da un lato non sa come recuperare certe competenze mancate, dall’altro perché si trova in una situazione di vera e propria ‘fuoriuscita’ e si sente rifiutato dall’università”.
Svolgimento
e finalità
degli incontri
“I colloqui tendono a mettere a fuoco la situazione problematica che affligge la persona in un momento particolare attraverso una serie di cinque incontri in cui si mira alla ‘ridefinizione’ del problema, sostenendo lo studente affinché sia in grado di trovare una soluzione per lui soddisfacente”, illustra il dott. D’Alterio e aggiunge: “ognuno, oltre al problema, ha in sé la chiave della sua soluzione, ma in un momento di fragilità o di confusione non riconosce le proprie energie e risorse”.
Gli argomenti di dialogo riguardano gli impasse più critici riscontrati nel percorso accademico e individuale allo scopo di “favorire un benessere psicofisico che può avere risvolti didattici, perché una persona che sta meglio con se stessa e che conosce i suoi problemi, ma sa come affrontarli, affronta meglio anche le situazioni quotidiane dell’università e degli esami. A noi interessa la persona, non soltanto lo studente”, afferma la prof.ssa Micillo. 
Il gruppo di sostegno è composto da counsellor, i quali “valutano dall’esterno la situazione di dubbio e incertezza in cui si trova lo studente e riescono a orientarlo sui punti di criticità temporanea al fine di guidarlo in un itinerario molto specifico legato alla formazione didattica e alla crescita nel futuro e, nello stesso tempo, dando un occhio al vissuto personale nel presente”, dice il dott. D’Alterio; e prosegue: “noi ci siamo predisposti al meglio e abbiamo adoperato degli strumenti per monitorare il lavoro, come questionari in ingresso e in uscita per capire se anche noi siamo o meno gli interlocutori giusti e per verificare quali sono le motivazioni più ricorrenti del disorientamento e, sicuramente, l’Università avrà la sua sensibilità in merito alle questioni didattiche. Ora siamo in una fase organizzativa e sperimentale e abbiamo ricevuto telefonate in termini di curiosità di sapere. Laddove ci sarà una richiesta crescente, riorganizzeremo la nostra offerta. Ci tengo a precisare che i colloqui si svolgono su appuntamento e il tutto avviene nel rispetto della privacy. Abbiamo, inoltre, reso noto sul sito di Ateneo una  fascia di orari per gli incontri”. 
Se “l’obiettivo a breve termine è quello di far conoscere il servizio e permettere agli studenti di utilizzarlo, la finalità a medio e lungo termine è quella di far emergere competenze di cui lo studente non ha una chiara cognizione. Al di là delle conoscenze di lingua offerte qui a L’Orientale, ci sono capacità di cui spesso non si è consapevoli”, ribadisce la prof.ssa Micillo. E conclude: “speriamo che il counselling sia un passo in questa direzione per un miglioramento di vita, perché l’università non è solo didattica e non è solo il punto di arrivo dello studio, ma dovrebbe coinvolgere lo sviluppo di tutta la persona, che non sempre avviene. Recuperare anche pochi studenti per noi significa moltissimo”.
Sabrina Sabatino
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