Sono la maggioranza, si laureano presto e bene, ma hanno difficoltà a raggiungere i vertici della carriera universitaria

Una matita che al centro poggia su un supporto sferico e agli estremi vede due figure stilizzate. Il risultato non è un perfetto equilibrio. Piuttosto una pendenza visibile ad occhio nudo che favorisce senza mezzi termini l’omino in pantaloni e di contro rende difficile lo stare in piedi del soggetto in gonna. Una differenza di peso specifico. È questa l’immagine scelta dalla Federico II per la presentazione del secondo Bilancio di Genere di Ateneo – un documento che analizza e valuta in ottica di genere le scelte politiche e gli impegni economici-finanziari di un’amministrazione – avvenuta il 13 maggio nell’ambito del webinar “Eguaglianza di genere a bilancio”. Due ore di evento, suddivise in altrettante parti. La prima, più squisitamente tecnica, dedicata ai dati specifici; la seconda incentrata sulla portata culturale della questione della parità e sui processi extra-universitari per raggiungerla. Con un messaggio video registrato ha detto la sua pure la Ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna, che punta forte sulle risorse del Pnrr per “incrementare occupazione femminile e giovanile nel Mezzogiorno”. A fungere da intermezzo tra le due tranche, “Questioni di genere”, un dialogo interpretato dagli attori Andrea Renzi e Teresa Saponangelo, che smontano pezzo a pezzo i luoghi comuni più diffusi.
“Mi auguro che la matita alle mie spalle arrivi ad un equilibrio definitivo in un futuro non troppo lontano”, esordisce il Rettore Matteo Lorito, che mette sul piatto gli snodi centrali dell’intero incontro: processo di istituzionalizzazione del tema, riduzione del gender gap, conciliazione del tempo di vita e di lavoro, l’attivazione del Pola (già approvato ad inizio 2021), il piano organizzativo del lavoro agile, utile a sottrarre lo smart working a logiche emergenziali e a garantire così il riconoscimento della professionalità e della progressione di carriera. “Solo il 33% l’ha approvato entro gennaio scorso. Il nostro Rettore è stato chiaro in questo senso. Ha nominato subito un gruppo di lavoro trasversale di docenti e dirigenti. Obiettivo raggiunto”, dice la dott.ssa Carla Camerlingo, Delegata del Direttore Generale al Bilancio di genere. Ad ogni modo, al netto delle evidenti difficoltà, “il secondo bilancio è una grande conquista non solo per il nostro Ateneo – ancora Lorito – ma anche per la comunità metropolitana di Napoli e l’intero Sud. Questo documento è un insieme di temi e opportunità. La nostra missione deve essere quella di educare i 75mila studenti che accogliamo ogni anno, trasmettendo la necessità di rappresentare uomo e donna come persone, e non come categorie di genere. La lettura dei dati non può dirsi confortante, il problema della parità esiste e la forbice tende ad allargarsi. Ciononostante resto ottimista. Non è un caso che per la prima volta nella storia della nostra Università sia stata nominata una donna per la carica di Prorettrice. E, sottolineo, per meriti. Ora questo processo riguardante i vertici deve arrivare nei singoli Dipartimenti”. Conciso, ma denso, anche l’intervento da Roma della Rettrice dell’Università Sapienza di Roma Antonella Polimeni, nonché coordinatrice della Commissione Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) sulle tematiche di genere, che, attraverso un excursus sui passaggi normativi e di metodo compiuti negli ultimi anni dalla Crui, evidenzia l’estrema necessità di “dotare tutta la pubblica amministrazione di una prospettiva di genere, perché lo sviluppo generale degli Atenei passa da un’analisi di sistema che ancora non abbiamo. Se la nostra mission è formare conoscenza e capitale umano, non si può prescindere da una valutazione equa a prescindere dal genere”. Ma la dolenza cui fa cenno Lorito in merito ai numeri – ancora esigui – emerge in tutta la sua verità quando interviene la dottoressa Antonella Liccardo, Delegata del Rettore al Bilancio di genere, che porta in dote un lavoro rigoroso fatto di percentuali, schemi e tabelle: quanto a performance, le studentesse risultano mediamente migliori dei colleghi maschi, eppure – ed è questo l’elemento più critico – non si tramutano nell’ottenimento di cariche apicali in ambito universitario e di sbocchi certi nel mondo del lavoro in genere. Segregazione orizzontale e verticale, due “fenomeni chiave – spiega Liccardo – presenti in tutti gli Atenei italiani. In sostanza c’è una netta prevalenza di uno dei due generi rispetto all’altro, e nei Corsi di Laurea e nelle posizioni di governance”. Come ampiamente previsto, è cospicua la presenza femminile nei settori umanistici, che offrono meno opportunità lavorative, mentre all’opposto la componente maschile la fa da padrone nei settori tecnico-scientifici. Una tendenza da abbattere, anche a livello professionale, grazie all’azione politica e di gestione messa in campo dall’Ateneo, che va ben oltre il solo documento presentato nell’occasione. Come spiegano la dott.ssa Camerlingo e la Presidente del Comitato Unico di Garanzia (Cug) prof.ssa Concetta Giancola, cruciale è “il Piano di Azioni Positive che deve assicurare la rimozione degli ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione di pari opportunità di lavoro tra uomini e donne”. Ma una svolta radicale, la si otterrebbe pure agendo alla radice, ovvero aiutando “i ragazzi a scegliere in base alle proprie inclinazioni, senza badare ai cliché che ci condizionano inconsapevolmente”, dice la prima Prorettrice della storia federiciana prof.ssa Rita Mastrullo, che amplia lo spettro della questione disparità di genere portando esempi di due studentesse meritevoli. “Il 5 giugno, premieremo i laureati illustri, e quest’anno c’è una predominanza femminile. Conferiremo il premio, tra gli altri, ad una ingegnera biomedica, selezionata tra i più promettenti scienziati under 35 d’Europa. Lei è stata la prima italiana a ricevere questa menzione, per la ricerca sul cerotto fotovoltaico che accelera la guarigione delle ferite. Un’altra premiata, laureata in Scienze chimiche, è stata chiamata dalla Nasa per dirigere il gruppo ricerca che studierà i dati provenienti dalla sonda atterrata su Marte per trovare segnali di vita”. Ma si sa, l’iniquità è dietro l’angolo. Anzi, davanti ai nostri occhi, che hanno visto la forbice della disuguaglianza allargarsi a macchia d’olio con la pandemia. L’insorgere dello smart working come misura tampone e la contemporanea necessità di ricalibrare la cura della famiglia hanno posto ulteriormente il tema di conciliazione del tempo di vita e del tempo di lavoro. “La questione va affrontata in modo concreto – spiega Domenica Maria Lomazzo, Consigliera di Parità della Regione Campania – Chiediamoci perché le donne vengono assunte spesso con contratti precari. Su loro cade l’intero peso della famiglia”. Conclude l’incontro, lungo la stessa direttrice, la prof.ssa Francesca Lucia Menna, Assessora alle pari opportunità, libertà civili e alla salute del Comune di Napoli, che dopo aver visto approvata la delibera per l’istituzione di un osservatorio permanente contro la violenza sulle donne, chiama a raccolta le istituzioni, che “devono farsi carico di un cambiamento di paradigma del mondo del lavoro, in senso femminile. L’attenzione nei confronti della persona deve livellarsi sull’attenzione verso la produttività, ancora troppo preponderante”.
Claudio Tranchino
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