Spazi ed organizzazione, i disagi degli studenti

Caserta, Facoltà di Psicologia. Basta un rapido giro tra i corridoi per capire che qui gli studenti vivono la realtà accademica tra disagi e difficoltà tangibili. Studiano per le scale, mangiano in corridoi affollati, si spostano tra un ufficio e l’altro alla richiesta di informazioni riguardanti: orari delle lezioni, convalide di esami, programmi da studiare.
La facoltà è tappezzata da volantini, sui quali campeggia la scritta: “Trasformare questa facoltà in luogo di sapere libero, gratuito, condiviso”. Ma questa trasformazione non dovrebbe aver scosso il sistema universitario già da tempo? Gli studenti di Psicologia non la pensano in questo modo. All’ingresso della Facoltà, si procede con una raccolta di firme che dovrebbe servire alla richiesta di un’aula autogestita. I promotori di questa iniziativa, che riscuote risultati considerevoli, fanno tutti parte di un movimento chiamato ‘Inchiesta Con-Ricerca’ che, nello scorso dicembre, ha somministrato ad un campione di circa 130 studenti un questionario grazie al quale sono venute alla luce le varie problematiche con le quali i ragazzi hanno ormai imparato a convivere all’interno della facoltà. “Il sondaggio ha rilevato un alto grado di insoddisfazione tra gli studenti, creare un’aula autogestita è solo un piccolo primo passo per migliorare la qualità della vita universitaria – spiega Domenico De Maria, iscritto al terzo anno – l’università dovrebbe essere un luogo di scambio sociale e culturale, qui purtroppo non ci sono né i tempi né gli spazi. La Preside Labella, all’inizio del suo mandato, è stata molto disponibile ed ha accettato le nostre proposte relative alla realizzazione di attività extra-didattiche come cineforum, ma con l’inizio dei corsi sono state abolite”. D’accordo con lui è Serena Mastrogiacomo, iscritta al secondo anno, che dice: “chiediamo solo alla Preside di avere a disposizione un’aula autogestita almeno per un giorno a settimana, in modo da creare un punto di riferimento per parlare, comunicare, promuovere iniziative didattiche ed extra-didattiche. Senza contare che sarebbe un punto informativo per tutti gli studenti, in particolare per quelli del primo anno che non sanno a chi rivolgersi per ogni minima spiegazione. L’università non è il luogo dove accaparrarsi i crediti e scappare”. “A dire il vero, anche studiare risulta difficile in questa facoltà – interviene Mariarosaria De Paris, iscritta al primo anno della laurea specialistica in Psicologia Cognitiva – Prima di tutto, non esistono aule-studio, spesso i corsi si sovrappongono, e per finire, se non si arriva con un certo anticipo, si è costretti a seguire seduti per terra dato l’esiguo numero dei posti”.
Per le scale, dove ci sono gruppi di ragazzi che bivaccano. Regina Mazzotta, studentessa al secondo anno fuori corso, cerca di studiare insieme ad altre colleghe visto che il corso di Psicologia Fisiologica, che avrebbero dovuto seguire, è stato cancellato senza nemmeno l’ombra di un avviso. “Io, come molti altri studenti, non vivo a Caserta, così, dopo una levataccia per venire a seguire il corso, mi ritrovo per le scale a studiare. Bastava un avviso sul sito internet, ma purtroppo nemmeno il sito funziona o meglio funziona ma non bisogna avere piena fiducia delle informazioni che vi si leggono, visto che spesso sono errate. Per esempio, il calendario degli esami di questa sessione è tutto sbagliato. Mi sono accorta che in bacheca erano affisse altre date”. “La situazione diventa critica al momento della prenotazione degli esami – aggiunge Emanuela Della Porta, iscritta al secondo anno fuori corso –Bisogna prenotarsi dieci giorni prima dell’esame ma sta di fatto che tantissime volte le date vengono spostate e non ci si può più prenotare perché il tempo è scaduto, è pazzesco”. “Occorre una distribuzione migliore e razionale delle sedute d’esame – spiega Antonio, 25 anni, studente fuori-corso – Il numero dei prenotati è sempre alto e se c’è un rinvio delle date, perché convocarci inutilmente senza un avviso almeno sul sito?”. Annarosa Panza, al secondo anno, è della stessa opinione: “nessuno sa darci informazioni, neanche in segreteria. Veniamo sballottati da un ufficio all’altro per semplici richieste, non c’è un punto d’informazione. Per seguire i corsi, poi ci spostiamo tra il teatro Izzo, l’auditorium e il dipartimento di Medicina. Spesso capita di dover scegliere quali corsi seguire in quanto il planning settimanale prevede due o tre corsi del secondo anno alla stessa ora, in luoghi diversi”. “Mi sono laureata circa tre settimane fa, ora mi trovo a scegliere l’indirizzo della specialistica – dice Mariarita Villano, 23 anni – di certo non sceglierò tra i due attivati a Caserta. Negli anni in cui ho studiato qui, ho percepito una condizione costantemente in bilico: la segreteria non è efficiente, spesso è aperto un solo sportello su tre, i pagamenti delle tasse risultano non registrati. Stessa sorte è riservata agli esami: mi è capitato di sostenere esami e in seguito dovermi recare in segreteria per essere certa della registrazione. Ho dovuto recarmi in altre facoltà per essere ricevuta da docenti di Psicologia che non hanno un orario di ricevimento nella sede di Caserta. Questi motivi mi spingono ad optare per la facoltà di Napoli o Roma”. 
Le cose non migliorano per gli studenti del vecchio ordinamento che fanno gran fatica a farsi assegnare la tesi e a sostenere i pochi esami che li separano dal fatidico giorno della laurea. “Ho trovato a fatica un docente che potesse seguirmi nel lavoro di tesi. Ora mi mancano quattro esami, ma non so bene quanto tempo impiegherò a sostenerli visto che, esclusivamente per noi del vecchio ordinamento, viene fissato un solo appello a sessione”. Malcontento e insofferenza, dunque da parte degli studenti. Giriamo le questioni alla Preside prof.ssa Alida Labella. Sulla raccolta di firme per l’aula autogestita, dice: “Il movimento ‘Inchiesta Con-Ricerca ha tappezzato la facoltà di volantini con richieste di vario genere, su nessuno dei quali è apposto il nome dei promotori. Di conseguenza, io non so a chi rivolgermi perché il movimento non fa capo a un rappresentante studentesco. Occorre organizzazione anche da parte degli stessi ragazzi. Io sono disponibile ad ascoltare ed a portare in Senato accademico ogni loro richiesta, ma purtroppo i ragazzi mi vedono come una controparte. Chiedono un’aula autogestita, ma dove potremmo ricavare lo spazio se non ci sono nemmeno le aule da adibire a lezioni?”. “Siamo in condizioni di emergenza – prosegue- io stessa non ho un ufficio di presidenza. Presto, però, la situazione potrà cambiare grazie al trasferimento della facoltà all’ex palazzo delle poste di Caserta, che, dopo un’adeguata ristrutturazione, si trasformerà in un ambiente di sicuro più confortevole per gli studenti di Psicologia”. 
Perciò, ragazzi non resta che pazientare ancora un po’.
Maddalena Esposito
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