Stefano Quintarelli, pioniere del digitale in Italia, ospite al Dieti

Stefano Quintarelli, imprenditore tra i trenta più innovativi del Paese, consulente aziendale, considerato un pioniere del digitale – nel 1989 ha fondato la prima associazione telematica studentesca -, ha inaugurato, il 19 maggio, nell’aula Softel di Via Claudio del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione, il ciclo di incontri Conversazioni tra scienza, tecnologia e società dedicato a Giovan Battista Della Porta. Quintarelli, cresciuto a Bogotà, in Colombia, dopo aver creato, nel 1994, I.NET, il primo operatore Internet professionale italiano, quotato in Borsa e ceduto alla British Telecom, è stato, tra l’altro, Presidente di AIIP, Associazione Italiana Internet Provider e Direttore Generale del settore digitale del Gruppo 24 Ore. Deputato, membro del Comitato Comunicazione della Camera, attualmente è Presidente del Comitato di Indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale, nominato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’essenza del suo intervento è tutta nel titolo: “Internet: la dimensione immateriale dell’esistenza”. “Ho difficoltà a parlare di reale e virtuale, i soldi sul conto corrente sono reali, anche se non li tocchiamo – dice – Non amo nemmeno l’espressione ‘mondo virtuale’, insinua l’esistenza di due realtà. Preferisco chiamarle ‘dimensioni’. Anche ‘nuove tecnologie’ implica una deresponsabilizzazione
rispetto a una cosa nuova della quale si occupano altri”. Le modalità di utilizzo del computer sono cambiate nel tempo, quando viene introdotta l’ADSL l’accesso alle rete subisceuna metamorfosi che, insieme ai tempi di connessione, abbatte anche i costi, generando la prima grande crisi del settore. “Nel 2001 i primi collegamenti economici hanno massacrato l’azienda che avevo costruito, basata sul prezzo elevato dell’ADSL”, ricorda Quintarelli. L’avvento degli smartphone, nel 2007, ha, infine, democratizzato l’accesso alla rete. Tanto che nella fascia di età commercialmente interessante, compresa fra i 16 e i 65 anni, la percentuale di persone sempre collegate è arrivata al 98% nel Regno Unito, al 94% in Francia e al 73% in Italia. “Tutto questo nel tempo in cui un bambino nasce e va in seconda elementare”, commenta l’ospite. Ad agevolare il processo, anche il quadro normativo – grazie a direttive come quella del 2003 sul commercio elettronico che esime il fornitore del servizio da ogni responsabilità – ne ha esteso l’utilizzo. Gli utenti che fanno regolarmente acquisti in rete ammontano oggi al 91% nel Regno Unito e all’87% in Germania (in Italia il dato è solo del 31%, in Spagna del 35%). “Nel ’92 gli operatori delle telecomunicazioni rappresentavano, in tutti i grandi Paesi, le principali compagnie. Darsi una mazzata sui piedi, approvando regole che hanno abbattuto i monopoli a bassa contendibilità dei servizi, è stata una scelta politica degli Stati”. All’orizzonte, però, si profila già lo spettro della barriera fisica e appare improbabile che i computer quantistici, la prossima frontiera, possano soddisfare bisogni ‘general purpose’. “Da diecimila anni abbiamo a che fare con la dimensione materiale. Solo ora quella immateriale è diventata presente nelle nostre
vite, per alcuni di noi addirittura in maniera preminente”. Con forti implicazioni economiche: “operazioni come archiviare, immagazzinare e trasferire, fino ad ora, costavano e la manipolazione era affidata agli umani. I robot erano pochi e operavano in ambiti estremamente specializzati. Produrre ora non costa nulla, con lo stesso dollaro acquisti una capacità di calcolo sempre maggiore e i calcolatori lavorano ogni giorno”. Nel 2000 Quintarelli
apre un call center in Romania, uno dei primi all’estero: “possibile perché le informazioni erano completamente dematerializzate, niente faldoni. Senza l’informatica che consente di accantonare i costi, la globalizzazione non sarebbe possibile”. Ma ci sono anche storie trasversali. La Brembo producefreni. Con due marchi, con i quali fornisce la Formula 1 e le maggiori case automobilistiche, detiene il monopolio mondiale. Rappresenta
il passato fatto di fonderie, ghisa, operai e tante materie prime. La società è in fase di mediazione con
la Tesla, la principale produttrice di auto elettriche al mondo, che offre, in cambio di un’offerta vantaggiosa,
la disponibilità di dati relativi a tutti i mezzi in circolazione, grazie al sistema di sensori presenti sui veicoli.
Informazioni che consentirebbero progettazione e dimensionamento dei pezzi da produrre, più accorti
e convenienti. La disponibilità è un ulteriore fattore di interesse. I beni materiali sono rivali ed escludibili: “il Diritto si basa su questo. Un libro è un oggetto codificato con regole stabilite nei secoli. L’e-book, invece, è un contratto di servizio”. Da queste osservazioni deriva la DRM, o Digital Rights Management, la Gestione dei Diritti Digitali una
sovrastruttura che cerca di reintrodurre un po’ di escludibilità nell’editoria, dove i ricavi dipendono dalle copie vendute e dalla pubblicità. Ma la quantità di informazione prodotta è esplosa, con una conseguente maggiore riluttanza da parte dei lettoria pagare per il servizio. Tradizionalmente, i costi della pubblicità erano stabiliti dall’editore, ma sui social network la trattativa è passata dall’offerta alla domanda, generando una concorrenza tale da ridurre i margini di profitto per gli editori: “è il motivo per cui i giornalisti vengono pagati cinque euro al pezzo”, sottolinea l’esperto di informatica che da Direttore Generale dell’Area Digital del Gruppo 24 Ore ha lavorato ad un settimanale femminile, da affiancare a quello maschile già esistente, per intercettare il segmento pubblicitario interessato a moda, profumi e cosmetici – “Se prima la missione di un editore era produrre e proporre contenuti di qualità, ora il suo compito è monetizzare l’attenzione del cliente”. Il mondo sembra, quindi, essere diventato un punto: “una minaccia e un’opportunità. Parlano di crisi, ma il mondo cresce del 3,5% l’anno. La responsabilità è di chi non va a cercarsi altri mercati”. Paradossalmente, anche nella dimensione immateriale si sta assistendo ai monopoli, incarnati in aziende come Google: “ma nessuno di noi ha un unico fornitore. È poco auspicabile competere per il mercato e non nel mercato, limita gli investimenti, mentre la tecnologia deve dare strumenti e i Big Data servono a fare discriminazione di massa, su base individuale. La rete deve essere decentralizzata e chi naviga deve poter installare e disinstallare programmi a proprio piacimento”. Tutti temi affrontati nella nuova normativa europea sulla privacy che entrerà in vigore fra due anni.
Simona Pasquale
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