Tagli del 30 per cento per i Dottorati di ricerca

Il Consiglio di Facoltà di Economia dell’11 maggio si apre con la commemorazione del prof. Franco Di Sabato, recentemente scomparso, a cui verrà dedicata l’aula 14 del Dipartimento di Diritto dell’Economia. “Di questi episodi ne stiamo purtroppo celebrando diversi. Significa che è una Facoltà anziana e con pochi ricambi”, dice il Preside Achille Basile al termine del minuto di raccoglimento prima di passare ad illustrare, coadiuvato dal prof. Francesco Balletta, la situazione relativa ai finanziamenti per le borse di dottorato. In seguito ai tagli di bilancio, legati al trasferimento degli importi dal Ministero alle Università e all’aumento dell’importo delle borse, l’Ateneo si è trovato a sostenere spese più ingenti del previsto che determineranno un taglio del 30% (doveva essere del 50% ma il rettorato assumerà parte degli oneri) delle borse complessive. Per quello che riguarda la scuola di Scienze Economiche e Statistiche, il numero già molto esiguo di 13 borse verrà ulteriormente ridotto a 9 esponendo alcuni dottorati, e di conseguenza alcuni settori culturali, al rischio di scomparsa. Una situazione in parte determinata dai criteri di valutazione. “Un sistema contro il quale mi sono sempre battuto – inveisce il prof. Balletta – perché considera i numeri più del merito, premiando chi raggruppa i settori disciplinari e punendo le scuole per ogni dottorando che abbandona, o per il numero di studenti che il settore raccoglie. Noi dovremmo avere una valutazione elevata perché comprendiamo studenti provenienti dalle Facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche. Sulla base di questi ed altri indicatori che ci danneggiano, siamo passati da 18 a 13 borse ed ora, se non vogliamo chiudere dei dottorati, dovremo fonderli, mentre i raggruppamenti culturali di Ingegneria e Scienze sono più tutelati”. 
“Un vero
e proprio 
drenaggio 
dei cervelli”
Al termine dell’intervento il Preside suggerisce quindi di presentare al Rettore, con il quale dovrebbe esserci a breve un incontro, una mozione di Facoltà per conservare le 13 borse per il dottorato di ricerca, il numero minimo per non far sparire alcune aree culturali. “Dovremmo essere la Facoltà di Economia più importante del Mezzogiorno, ma stiamo subendo un vero e proprio drenaggio dei cervelli. Investiamo tanto nell’istruzione, ma i nostri studenti completano altrove il loro ciclo di studi. Dovremmo tener presente questo campanello d’allarme, i giovani istruiti vengono spinti ad andarsene e questo comporta un rendimento negativo per l’istruzione”, interviene la prof.ssa Lilia Costabile. “Dovremo insistere sul fatto che i criteri di valutazione adoperati non ci piacciono e devono essere rivisti”, conclude il Preside prima di passare al punto all’ordine del giorno più delicato e grave. In seguito alle disposizioni economiche del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, tutti gli ordinari che raggiungono i 70 anni non potranno godere dei due anni di proroga dell’attività accademica, ma dovranno ritirarsi in pensione e favorire il ricambio generazionale. L’Ateneo si riserva di valutare casi eccezionali, per i quali venga inoltrata una domanda specifica dalle strutture di appartenenza, corroborata da dati che dimostrino che il ritiro forzato del docente ne pregiudicherebbe l’attività. L’ultima parola spetta al Rettore e agli organi di Ateneo, ma le Facoltà possono esprimere una posizione al riguardo. 
Balletta,
Stammati
e Meldolesi
in pensione?
Ad Economia, dopo il ritiro della domanda da parte del prof. Enrico Potito, restano da valutare le istanze di proroga dei docenti Francesco Balletta, Sergio Stammati e Luca Meldolesi. Tra i criteri di valutazione richiesti compaiono l’attività didattica, la ricerca, le pubblicazioni e le tesi seguite nel corso dell’ultimo anno. “Ho ricevuto sia dal prof. Balletta che dal prof. Stammati delle lunghe e articolate memorie che ho inoltrato agli organi competenti”, sottolinea ancora il Preside prima di illustrare le conseguenze per la Facoltà e gli interessati. Nel caso in cui le domande venissero respinte, i docenti settantenni godrebbero ancora di un anno di fuori ruolo, con tutti gli incarichi di una persona in servizio ad eccezione della didattica. Nel caso in cui le domande venissero accettate, i professori svolgerebbero ancora regolarmente la loro attività didattica, ma l’anno prossimo dovrebbero andare in pensione senza poter contare sul fuori ruolo, che dal 2010 non ci sarà più. La legge garantisce la possibilità di far ancora parte di commissioni giudicatrici di concorso, anche senza biennio di proroga. Per la decisione finale, l’Ateneo si riserva di valutare l’indispensabilità del docente in base alla situazione complessiva del settore disciplinare in termini di coperture, afferenze, anni sabbatici, accesso al riequilibrio. “Nell’ultimo anno il prof. Balletta ha seguito circa 45 tesi, mentre il prof. Meldolesi è stato in congedo negli ultimi dieci anni perché impegnato in una commissione del Consiglio dei Ministri sull’emersione delle economie sommerse”, dice il Preside concludendo la sua istruttoria, prima di passare alla valutazione dei singoli casi. Una discussione che impegna a lungo la Facoltà che alla fine decide….di non avere elementi sufficienti per esprimere una posizione.
Simona Pasquale
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