Tasse, si riducono da sette a tre le fasce

Un sistema di tasse più equo in vigore dal prossimo anno accademico. Che, nei fatti, non modifica gli importi attuali degli studenti collocati nelle fasce di reddito più bassa e più alta. A deliberarlo, il Senato Accademico del 26 aprile scorso, che ha dato parere favorevole su tre grosse novità: la riduzione da sette a tre fasce di reddito, l’accorpamento a scaglioni e non più a classi di reddito, l’eliminazione dell’autocertificazione sostituita da una certificazione documentata secondo il criterio dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). 
“Abbiamo semplicemente adeguato L’Orientale ai dispositivi comunemente adottati negli altri atenei italiani”, spiega il prof. Amedeo Di Maio, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, nonché Presidente della Commissione paritetica composta da docenti e studenti che si è occupata di elaborare il nuovo sistema di tassazione e contribuzione studentesca. “Abbiamo appurato – afferma il Preside – che il meccanismo attualmente in vigore conduce ad iniquità verticale. Insomma, gli studenti che si trovano in una classe intermedia pagano un ammontare di tasse eccessivo rispetto ai redditi dichiarati”.
Di qui la necessità d’individuare una forma di contribuzione più giusta. In che modo? Anzitutto sostituendo il sistema per classi con quello a scaglioni di reddito. “Il meccanismo a classi non è giusto: chi guadagna 100 euro paga il 10% di tasse, vale a dire 10 euro con un reddito rimanente di 90; invece, per redditi che vanno da 101 all’infinito si paga il 20%, e cioè 22 euro, il che significa un’ottantina di euro appena avanzati nel portafogli, quindi un reddito più basso”. Con l’accorpamento a scaglioni le cose vanno decisamente meglio: “due persone che hanno un reddito di 100 e 110 pagano la stessa cifra sino a 100, e solo su quel 10 in più si va a conteggiare la quota più alta”.
Il calcolo della base imponibile basato sul criterio dell’Isee è l’altra importante innovazione. “Dal prossimo anno – annuncia il Preside – non basterà più una semplice dichiarazione del reddito familiare, ma occorrerà fare riferimento all’Indicatore di situazione economica equivalente, uno strumento rappresentativo del benessere della famiglia”. L’Isee, infatti, permette un’analisi sia reddituale che patrimoniale del soggetto perché va a considerare congiuntamente anche la composizione del nucleo familiare cui lo stesso individuo appartiene. L’Isee, inoltre, è una certificazione pubblica – per intenderci, quella, per esempio, richiesta normalmente dall’Anm per l’abbonamento ai servizi di trasporti cittadino – “che rimpiazza la vecchia autocertificazione e che è rilasciata, a titolo gratuito, dagli enti di previdenza, dai sindacati e  organi simili”. 
L’applicazione del nuovo sistema di tassazione porta inesorabilmente alla compressione delle fasce di reddito, che da sette passano a tre. Il che, nella sostanza, non modifica le quote minime e massime che gli studenti abitualmente versano nelle casse dell’Ateneo. “Si continuerà a pagare un minimo all’incirca di 400 euro per chi rientra nella fascia più bassa di reddito ed un massimo di circa 800 euro per gli studenti collocati in ultima fascia; solamente sull’eccedenza di reddito si verserà la differenza per coloro che saranno collocati nella fascia intermedia”, riferisce il Preside Di Maio. Salvo gli aggiornamenti di legge, “che vedono l’aumento di quasi tre euro della tassa minima (da 169,28 a 171,99 euro) e della tassa d’inflazione pari all’1,6%”. 
In realtà, il Senato Accademico aveva già dato parere favorevole al cambio di procedura nella seduta del luglio passato, ma questioni di natura amministrativa ne hanno impedito l’utilizzo nell’anno 2004/2005: “bisognava adeguare il vecchio software della Segreteria studenti alla nuova modalità di inserimento dati. Adesso è tutto risolto. Il sistema può entrare in vigore dal prossimo settembre”, afferma il Preside.
Paola Mantovano
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