Test a Medicina: “le raccomandazioni non servono a nulla”

Incontro di orientamento alla Facoltà di Medicina: tante le curiosità e le domande degli studenti, la maggioranza dei quali convinta che l’accesso sia riservato a pochi eletti. E’ il prof. Antonio Dello Russo, delegato all’orientamento nonché docente di Chimica presso la Facoltà federiciana, a spiegare l’iter della selezione. “I compiti vengono impacchettati e inviati al Consorzio Interuniversitario Cineca, a Bologna, che si occupa della correzione. In qualsiasi momento, con il vostro codice a barre, potete controllare il compito on-line. Vi potete fidare, le raccomandazioni valgono a nulla!”. Le domande del test sono ottanta, la metà di Cultura generale, poi ci sono quelle di Biologia, Chimica, Fisica e Matematica. ‘Perché tanta importanza alla cultura generale?’, è una delle domande dei diplomandi. “Il medico ha bisogno anche di una formazione umanistica, in quanto deve interagire con i pazienti – spiega il prof. Gabriele Riegler, docente di Gastroenterologia alla Seconda Università – In ogni caso, le percentuali più alte di risposte esatte si riscontrano proprio in quelle di cultura generale. I punteggi di Fisica e Chimica sono molto più bassi e questo, probabilmente, perché i professori delle superiori non hanno un’adeguata preparazione, soprattutto in Fisica, e danno maggiore spazio alla Matematica”. In ogni caso, entrambi i docenti consigliano: “Non fate una scelta che non sentite vostra, coloro che non supereranno i test riusciranno bene in altri campi”. E mentre Dello Russo mostra alcune delle domande oggetto dei test di quest’anno, allo scopo di far comprendere ai ragazzi che poi non sono così complicate come si pensa, consiglia: “Allenatevi rispondendo ai quiz pubblicati dal Ministero dell’Istruzione, ma solo dopo aver letto bene i testi delle superiori” o, ancora, suggerisce Riegler, “chiedete ai vostri professori di fare corsi di preparazione sulle materie scientifiche per le aspiranti matricole di Medicina”. 
Una formazione che dura sei anni a cui, il più delle volte, se ne aggiungono altrettanti di una Scuola di specializzazione, dove si viene retribuiti. “C’è bisogno di un impegno costante e di continuo aggiornamento – spiega Dello Russo – in pratica, è necessario studiare dal lunedì al venerdì. E devo ammettere che le ragazze sono più avvantaggiate, in quanto allenate allo studio quotidiano”. “Quella del medico – spiega Riegler – è una professione seria, che espone a rischi e sacrifici, alla quale bisogna avvicinarsi con umiltà. Non è uno status symbol!”. 
Altrettanto impegnativo il percorso formativo pensato per le Professioni sanitarie, Corsi che attraggono tanti studenti per la facilità di entrare nel mondo del lavoro. Le più gettonate restano Fisioterapia, Scienze infermieristiche, Logopedia, Ostetricia. “Si tratta di studi molto seri che impegnano l’intera settimana degli studenti per tre anni – afferma Riegler – Non trascurano il sapere ma, al novanta per cento, sono basati sul saper fare. Fin dal primo anno, ogni mattina, le matricole saranno in reparto per il loro tirocinio e, di pomeriggio, a lezione fino alle 18”. Le possibilità lavorative incoraggiano questo tipo di studi. “Nel Mezzogiorno – spiegano i docenti – c’è un piano di rientro della spesa sanitaria, di conseguenza non si assume personale. Bisogna dire, però, che, nei prossimi dieci anni, il quaranta per cento dei medici uscirà dall’attività lavorativa (addirittura il sessantacinque per cento dei medici generali), quindi è probabile che la vostra generazione troverà facilmente collocazione senza dover andare in giro per l’Italia”. Riguardo le Professioni sanitarie, “c’è una sete enorme di infermieri, in primis, ma di tutti i professionisti sanitari. Si trova occupazione senza alcuna difficoltà ma, attualmente, è necessario spostarsi da Roma in su”.
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