Tirocini all’estero: spesso si traducono in borse per i dottorati di ricerca

Acquisita una solida base teorica durante il percorso di studio, è ora il momento di “sporcarsi le mani” e trasformare le tante nozioni apprese in skills reali e concrete. E quale interessante opportunità, agli occhi di un ambizioso studente della Scuola di Medicina e Chirurgia, può essere il tirocinio svolto fuori dal proprio Paese, in un contesto culturalmente diverso e magari più internazionale e all’avanguardia. Occhio dunque al bando per l’assegnazione delle borse di mobilità Erasmus ai fini del traineeship, appena pubblicato dall’Ateneo. Studenti, allievi di Master, specializzandi e dottorandi dovranno candidarsi entro il 3 giugno e svolgere il loro tirocinio all’estero, per un periodo da 2 a 6 mesi, tra il 1° luglio 2021 e il 30 settembre 2022. Ben 80 sono le borse destinate alla Scuola di Medicina di cui 30, nello specifico, al Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche. Pur potendo scegliere da sé la propria sede, novità di quest’anno, i partecipanti hanno comunque la possibilità di optare per una delle istituzioni con cui i propri docenti sono già in contatto. Dall’Europa Occidentale all’Europa Orientale, passando per il freddo Nord, ecco alcune delle prestigiose opzioni.
Ex studenti oggi a Goteborg e Barcellona
“A Goteborg, in Svezia, sono in collaborazione due fortissimi gruppi di ricerca, l’uno che si occupa di cardiologia e l’altro di endocrinologia – spiega il prof. Antonio Cittadini, Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali – La peculiarità di questo Centro è proprio l’alta competenza nel contesto dell’endocrinologia cardiovascolare”. Questa sede è stata preferita, nel tempo, dagli specializzandi: “Posso citare l’esempio di un mio ex allievo, oggi cardiologo, che è partito qualche anno fa e che, alla fine, si è definitivamente trasferito lì”. Goteborg non è poi così lontana, specifica il docente, “ci sono voli diretti da Roma, neanche troppo costosi. Certo, il costo della vita è un po’ più alto, ma l’organizzazione è assolutamente impeccabile, dai trasporti agli ospedali”. La Svezia, del resto, “è un paese ricco, con molte risorse, nonché uno stato sociale piuttosto forte e avanzato. Unica pecca è forse il clima con inverni molto rigidi, durante i quali il buio imperversa”. Non bisogna, dunque, lasciarsi spaventare dalla distanza né dal periodo che stiamo vivendo: “Un’esperienza di questo genere permette di stringere rapporti che durano tutta la vita e apre gli orizzonti indirizzando verso possibilità a cui non si penserebbe mai”. Un esempio positivo, in periodo pandemico, lo porta il prof. Andrea De Bartolomeis, Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Riproduttive e Odontostomatologiche, che segue gli specializzandi in Psichiatria: “Una nostra studentessa, adesso specializzata, è rientrata dal Kings College nel Regno Unito dopo un periodo di attività che ha ritenuto assolutamente fruttuoso nonostante il Covid. Il King College è un’istituzione top, molto all’avanguardia negli studi relativi al comportamento umano e, nello specifico, alle patologie psicotiche e disturbi dell’umore”. Proprio le sedi inglesi, però, rischiano adesso di diventare inaccessibili: “Andare nel Regno Unito non sarà facile come prima. Ma credo che le comunicazioni scientifiche debbano, comunque, procedere seppure nel rispetto delle normative vigenti”. Il docente è referente anche per l’Università francese di Lille, “dove c’è un programma molto interessante di scienze pre-cliniche e traslazionali. Da queste collaborazioni sono venuti fuori report pubblicati su riviste internazionali che hanno avuto riscontri importantissimi”. All’esperienza internazionale, il prof. De Bartolomeis tiene molto: “Io stesso ho sostenuto una parte fondamentale della mia istruzione negli Stati Uniti. Per un giovane, capire cosa accade in Europa e anche oltre è fondamentale. Sotto questo aspetto, comunque, siamo forti. Abbiamo una lunga tradizione di contatti anche con Baltimora e con l’Australia. Da queste istituzioni abbiamo sempre avuto un’ottima risposta; la sfida, piuttosto, riguarda noi affinché si riesca ad essere più attraenti verso i giovani che arrivano dall’estero”. È una meta dedicata a studi molto specifici e per cui è bene che si candidino solo gli studenti più motivati, è netta la prof.ssa Silvia Parisi, Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche. L’IBEC di Barcellona, l’Institute for Bioengineering of Catalona, “si occupa di medicina rigenerativa e impiega delle tecnologie estremamente all’avanguardia come, ad esempio, le stampanti 3D. È un laboratorio davvero importante che ha vinto anche molti grants, finanziamenti, europei”. L’esperienza è consigliata per lo più agli studenti Magistrali di Biotecnologie Mediche: “Dopo un apprendistato da noi, lì i ragazzi possono approfondire la biologia delle staminali e la medicina rigenerativa. Ma è un campo molto specifico per cui è richiesto un impegno e una dedizione fortissimi”. La docente ricorda, a questo punto, “una studentessa molto talentuosa, Maria Gallo, che dopo il traineeship è rimasta all’IBEC con una borsa di dottorato e si occupa proprio di bioprinting. Lì ha trovato un ambiente molto sfidante ed è stata ritenuta di un livello superiore a studenti arrivati da altri contesti universitari”. Questo contatto “è un’ottima opportunità perché, nei loro laboratori, si adattano tecnologie che qui si stanno mettendo su adesso. E sarebbe bene che qualche talento outgoing rientrasse poi da noi. Aggiungo, in tema di pandemia, che è anche una buona occasione per ripartire. Chi valuterà ora di fare un’esperienza estera si troverà più avvantaggiato di chi sta ancora temporeggiando”. Spagna, Polonia, Finlandia, Austria, Slovenia, Romania, Francia, i contatti della prof.ssa Gerolama Condorelli, Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche, sono davvero numerosi: “Queste sedi sono a disposizione dei nostri studenti Triennali e Magistrali già da diversi anni. Si tratta di università o anche centri di ricerca non universitari molto validi”. Una rassicurazione doverosa: “Non bisogna lasciarsi spaventare dalla lontananza. I nostri studenti hanno sempre trovato un’accoglienza calda e un ambiente internazionale. Nessuno si è mai sentito abbandonato”. Il numero maggiore di domande, in genere, “arriva dagli studenti Magistrali e questo è comprensibile perché, per un traineeship vissuto nel modo giusto, è comunque utile che si arrivi con un po’ di esperienza al banco e qualche competenza già sviluppata”. Alcuni di questi contatti, infatti, “in un secondo momento, si trasformano in ulteriori opportunità come borse per Dottorati di Ricerca. Adesso che il bando permette agli studenti di cercare sedi alternative, poi, immagino che il range delle collaborazioni si potrà allargare ulteriormente”.
Carol Simeoli
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