Turn over: “un ricercatore per ogni dieci ordinari che andranno in pensione”

Partecipazione di massa contro la legge 133/2008. Mercoledì 22 ottobre la Facoltà di Scienze si è mobilitata riunendosi nell’aula A8 di Monte Sant’Angelo in un’affollatissima assemblea che ha visto la partecipazione massiccia di studenti, ricercatori docenti e, per alcuni minuti, anche del Preside. “Questa riforma rappresenta il culmine di uno sfascio che dura da anni. Il taglio del 20% al finanziamento ordinario paralizza le attività e impedisce il reclutamento. Se vi interessa la ricerca, dimenticate di entrare all’università anche come precari” dice il prof. Giuseppe Longo, docente di Astrofisica, alla platea di studenti che affolla l’aula. La ricercatrice Bianca Stroffolini illustra i dati dell’OCSE sull’università in Italia e negli altri paesi occidentali. Il nostro Paese, ha una spesa annua per studente del 30% inferiore alla media europea. Il rapporto tra la spesa per l’università e il PIL è il più basso d’Europa. In rapporto a questi dati, la percentuale di ricercatori italiani che vincono starting grap è uno dei più elevati d’Europa, ma la maggior parte non risiede in Italia. La formazione quindi è buona, ma solo l’1 percento diventa ricercatore entro i trent’anni. Tutti gli altri devono subire un calvario di dieci anni di precariato. “Il decreto è stato approvato il 6 agosto, in regime di urgenza. Gli articoli per noi di maggior interesse prevedono di trasformare l’università in Fondazioni e introducono il lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni. Prima del 2010 non ci saranno nemmeno più i soldi per tenere in funzione la struttura, con prospettive terribili per i giovani, perché subentrerà solo un ricercatore per ogni dieci ordinari che andranno in pensione” conclude la ricercatrice. “Si mira allo smantellamento del sistema pubblico di istruzione anche a dispetto del suo buon livello”, Franco Buccella – fisico. “Una Fondazione stabilisce le tasse di iscrizione e, se vuole, il numero chiuso. Da un giorno all’altro il Senato Accademico potrebbe approvare un provvedimento in questa direzione. Inoltre, da un paio di settimane, sulla stampa le autorità accademiche parlano del nuovo Politecnico, al di fuori dell’ateneo. Molti accademici sono fortemente interessati a queste soluzioni di tipo privatistico, altrimenti non se ne capirebbe il silenzio assordante”, Ugo Lepore – chimico. “Una Fondazione prende tutti i beni e aliena le proprietà senza pagare tasse. Inoltre sia il  direttore, che i docenti, vengono scelti in base alla vicinanza con la missione, ma l’università è un luogo pubblico di cultura laica. Questa è una cosa di estrema importanza. Organizziamo delle lezioni in piazza, controcorsi, come si faceva una volta per fare cultura in maniera non paludata”, Elena Sassi – fisico. “Non dobbiamo sospendere le lezioni, ma farle altrove, nelle piazze. Facciamo lì anche le sedute di laurea. Spiegare le ragioni della protesta, ci porta consensi. Aspettiamo la fine della prima settimana di novembre, se l’ateneo non ci appoggerà, ci organizzeremo da soli”, Mariano Canetta – geologo. “Comunichiamo con le famiglie, autotassiamoci e mandiamo tre pagine in cui spieghiamo le nostre ragioni. La Federico II è la prima università statale del mondo, non può stare zitta”, Eliana Minicozzi – Informatico. “Propongo di produrre un documento da presentare al Senato Accademico. La nostra università deve avere una posizione forte”, Giuliana Fiorillo – fisico, ricercatrice candidata al Senato Accademico.
La paura diffusa che il Senato Accademico possa appoggiare alcuni dei provvedimenti più gravi della riforma ritorna di continuo negli interventi. I suoi rappresentanti, cercano in ogni modo di fugare tutti i dubbi. “Dal nostro osservatorio vediamo la stessa cosa, un attacco alla pubblica istruzione”, Ulderico Dardano – matematico, rappresentante dei ricercatori al Senato Accademico. “La nostra università non proporrà di trasformarsi in Fondazione. Però la situazione è grave”, Mario Romano – fisico, rappresentante degli ordinari in Senato Accademico. “Fare una Fondazione non conviene per ragioni economiche, però nella legge è previsto un articolo interessante, il 72. Prevede che, in casi di estrema necessità, chi ha raggiunto i 40 anni di attività può essere mandato in pensione con sei mesi di preavviso e abbassa l’età massima di uscita a 70 anni, invece dei 72 attuali”, Mario Varcamonti – biologo,  rappresentante dei ricercatori in Senato Accademico. “Il governo ha già approvato dei lodi e si prepara a fregarci tutti. Dopo ci saranno altri decreti sul lavoro. Ci stiamo avvicinando alla dittatura”, Fabrizio – studente di Informatica. “Questa legge non fa entrare il precariato. Esplicita semplicemente quello che già c’è e, in più, sancisce la chiusura dell’università. La Federico II deve far sentire la sua voce”, Gianluca Imbriani – fisico, ricercatore. “Tutta la società è sotto attacco dalle destre retrive. Siamo sull’orlo della dittatura contro cui non dobbiamo fare la resistenza delle persone per bene”, Olando Crescenzi – chimico. “Tutti i governi, anche quello precedente, hanno fatto lo stesso, hanno tagliato e basta”, Filippo – studente di Fisica.
Alla fine l’assemblea approva un documento in cui chiede la convocazione di un Consiglio di Facoltà che abbia come unico punto in discussione la legge 133/2008 e invita i docenti ad informare gli studenti e le famiglie sui contenuti della legge, sia a lezione che durante le sedute di laurea. Propone inoltre che la Facoltà di Scienze si faccia promotrice di un’azione di protesta coordinata con le associazioni studentesche, i docenti e il personale tecnico-amministrativo, attraverso una giornata di “visibilità” ed una settimana di mobilitazione in coincidenza con lo sciopero nazionale del 14 novembre. Infine, chiede fermamente al Rettore e al Senato Accademico di assumere iniziative concrete contro i provvedimenti del governo e, in segno di protesta, di non inaugurare il nuovo anno accademico.
 Simona Pasquale  
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