‘Sopravvissuti e sopravviventi’ cantava Ligabue in un suo vecchio album. I primi sono arrivati ormai al traguardo della laurea, i secondi annaspano ogni giorno per restare a galla. “Munirsi di salvagente prima di salire a bordo dovrebbe essere lo slogan per i neo iscritti – dice Gabriele Fileccia, studente al IV anno – Il Corso di Laurea è snervante, fin dal primo giorno occorre tanta buona volontà per continuare. Negli anni, poi, diventa sempre più difficile affrontare cattedre impossibili e ritmi accelerati. Per questo, ognuno deve trovare il suo salvagente: l’amore per il diritto, la voglia di fare carriera, il fascino della giustizia”. Armarsi di pazienza, inoltre, diventa fondamentale nei primi mesi. “L’approccio è infernale – commenta Maria Grazia Scotto di Tella, al III anno – Le prime settimane sono fatte di spintoni fuori l’aula e folli corse mattutine, pur di accaparrarsi il posto a sedere e seguire il corso. Inutile aggiungere che le sedie non ci sono per tutti, le lezioni si ascoltano dove capita. Per terra, appoggiati alle mura, in cattedra con il docente”. “Successivamente – racconta Chiara Colletta, al II anno – bisogna fare i conti con le file. Code per andare in bagno, per il ricevimento docenti, a volte perfino al distributore di bevande. Così molti mollano la presa. Solo l’amore per ciò che si studia permette di resistere. Alla larga ragazzi poco motivati o poco volenterosi. Studiare a Giurisprudenza sfianca e non è solo un modo di dire, la realtà è molto peggio”. La buona volontà non basta, soprattutto quando al primo anno ci si sente soli. “Sono una matricola ancora in cerca del percorso – ammette Giuseppe Cipolletta – Ad ottobre, l’impatto con la folla di studenti che popolava l’aula mi ha destabilizzato. Mi sentivo solo un numero fra tanti, zero rapporti con i docenti, difficile anche fare amicizia con chi pensa solo a correre. Prima di iscrivermi, pensavo che i racconti ascoltati da altri studenti fossero ingigantiti. Devo dire che è tutto vero, anzi viverlo in prima persona è allucinante”. “Ci si sente soli soprattutto nello studio – afferma Imma Franzese, matricola – Le spiegazioni a lezione, per quanto utili, sono poche e non insegnano come usare il manuale o i codici. Ci si trova quasi all’improvviso di fronte a libroni di 1000 pagine, a cui aggiungere parti speciali o sentenze varie, senza sapere da dove iniziare. I primi giorni mi limitavo a guardare i testi. Poi pian piano ho fatto amicizia con il nemico, ma nel primo semestre, causa inesperienza, ho dato un solo esame. Però non ho mollato, adoro quello che faccio ed ho idee precise per il futuro”. E per chi non fosse convinto: “Consiglio un Corso di studi più allegro e sicuramente più variegato”. Perché alla lunga è proprio il diritto che stanca. “All’ennesimo Codice che ti si presenta davanti – dichiara Angelo De Chiara – comincia a venire la nausea. Si cambia argomento certo, ma il diritto è sempre quello: norme, sentenze, pareri, Istituzioni. Insomma, se si ama cambiare e spaziare, questo Corso di Laurea non è adatto. “Se si pensa di trovare un percorso medio-facile, ci si sbaglia di grosso – avverte Mimmo Portase – Giurisprudenza non è adatta per chi, non sentendosi portato per nulla, sceglie il ‘male’ minore. In questo campo, per emergere devi avere una forza di volontà fuori dal comune. In Dipartimento mancano esperienze pratiche, è tutto concentrato sullo studio e sulle capacità individuali di apprendimento. L’iscrizione dovrebbe essere riservata a chi ha voglia di sacrificarsi”. Per fortuna ci sono grandi Maestri del diritto: “con cui confrontarsi – spiega Laura Porro – Tuttavia le occasioni di incontro sono pochissime e sempre condivise da orde di studenti. Anche se il primo anno, per vivibilità ed adattamento, è il più difficile, gli anni successivi non sono da meno. Ci saranno sempre spazi troppo piccoli, sedi troppo affollate e lezioni rumorose come gironi danteschi”. Se, però, si è animati da passione, “questa vince su tutto, – dichiara Costanza Esposito – ma se non dovesse bastare per sopravvivere, occorre cambiare aria. Se si è nel percorso sbagliato, meglio ammetterlo subito e trovare un’altra vocazione, piuttosto che restare intrappolati. Giurisprudenza, negli anni, si rivela il parcheggio di molti. Abbiate il coraggio di affrontare a viso aperto le vostre scelte, giuste o errate che si rivelino”.








