Un gruppo di studenti alla processione di S. Gennaro

Alla processione di S. Gennaro quest’anno vi sono dei partecipanti insoliti. Sono gli studenti del laboratorio di Rituali e pratiche festive, obbligatorio per coloro che frequentano il primo anno del corso di Laurea in Conservazione dei Beni culturali, Indirizzo DEA, ossia dei Beni DemoEtnoAntropologici del Suor Orsola. “Di solito chiediamo ai ragazzi di assistere alla processione del 19 settembre – dice la dottoressa Helga Sanità – Quest’anno abbiamo preferito quella meno conosciuta del 5 maggio, la cosidetta processione delle statue, dal nome che i devoti danno ai 24 busti d’argento che accompagnano il santo patrono”.
Il ciclo di festività ‘selezionate’ dalla cattedra si apre sempre con la processione di Montevergine che si svolge il 2 febbraio, gli altri appuntamenti, invece, vengono scelti di anno in anno. Ai corsisti del 2007 sono stati indicati il Carnevale di Capua del 25 febbraio; lo Scioglimento del sangue di S.Patrizia del 27 marzo; i Battenti della Madonna dell’Arco del lunedì in Albis, la  Processione di S.Gennaro del 5 maggio, il Volo dell’Angelo a Giugliano  il 28 maggio.
“Cerchiamo di prendere in considerazione diversi luoghi della Campania, nel 2006 abbiamo incluso una festività di Capri, nel 2005 una di Procida”, afferma la dottoressa Sanità, spiegando che i ragazzi scelgono di seguire uno tra questi eventi, hanno il supporto di un tutor in loco e si impegnano a realizzare un reportage fotografico, un articolo di taglio giornalistico o delle interviste ai fedeli e agli organizzatori della festa. “Cerchiamo di insegnare loro come si fa un reportage antropologico, tentiamo di dar loro delle competenze spendibili nel mercato del lavoro – prosegue la dottoressa – Occorre, per esempio, un occhio fotografico che si acquista con la pratica. Un antropologo deve anche saper vendere le proprie ricerche..”
 “Ogni anno il corso inizia con una lezione introduttiva in cui si accenna alla successione delle varie fasi della festa ­– riferisce la dottoressa Vanna Napolitano – L’intento è quello di osservare come si manifesta il sentimento del sacro”. “I riti sono aspetti della cultura che sempre più si allontanano dagli interessi dei ragazzi – dichiara la sua collega, dott.ssa Sanità  – Il fine è riscoprire questi meccanismi identitari in un mondo sempre più sottoposto alla globalizzazione e alla omologazione”. I ragazzi sono incuriositi, ma perché è importante conoscere i riti? chiediamo alla dottoressa. –  “Gli antropologi non si chiedono se il miracolo sia vero o no. Finchè c’è gente che vi partecipa, il rito persiste” risponde.
Queste feste permangono nonostante le veloci trasformazioni culturali. Ciò è sufficiente, per le due assistenti del professor Marino Niola, a dimostrare che questi riti hanno un valore sociale che  va al di là delle credenze religiose.
Del loro significato sono, d’altronde, ben consapevoli anche le istituzioni. Qualche anno fa la Regione ha commissionato al Suor Orsola un atlante delle feste religiose in Campania. Il lavoro è stato realizzato con la collaborazione degli studenti e sarà pubblicato a giorni e distribuito gratuitamente all’Università e nei punti di informazione turistica.
“Il nostro è un interesse che va al di là degli esami. E’ un’esperienza che insegna ad osservare il diverso modo di reagire dei credenti”, sostiene la studentessa Rossella Autiero. “Da noi non c’è un rito che la popolazione senta in modo così forte –  dichiara Romina Papaverone, un’allieva originaria di Latina- E’ singolare come il modo di esprimere la religiosità e l’appartenenza alla comunità cambi da regione a regione.”
Mentre a Francesco Rigillo piace l’aspetto estetico del rito, la successione ordinata di busti e stendardi, l’attenzione ai colori dei fiori come delle divise dei portatori, Simona Sorrentino si sforza di capire quanto le persone vi partecipino per autentica fede religiosa e quanto per abitudine o senso del dovere. “Realizzerò un servizio fotografico! – esclama Tiziana Di Siena con decisione – credo sia il modo più appropriato per rappresentare le varie fasi della cerimonia”. 
Ogni statua che appare sulla soglia del Duomo viene salutata da coriandoli e dall’applauso del pubblico. I ragazzi si fanno largo per fotografarla. Giuliana Scarfiglieri e Gaia Bava intervistano Maria Desiderio, una fedele che segue da oltre 20 anni la processione. “Quest’anno è organizzata molto bene – afferma la signora – Ogni volta è diversa, come è diversa la modalità e la velocità di scioglimento del sangue”. “Non riuscirò mai a fare una domanda al Cardinale Sepe!”, si rammarica Antonio Sabatino che, tuttavia, dopo poco riceve spiegazioni da Giuseppe Orlando, un credente di 75 anni che ricorda di aver sempre seguito il rito sin dalla gioventù. “Si devono vedere queste cose, è inutile che ve le racconti io, altrimenti rimarrete sempre scettici” – afferma  il signor Orlando ma poi pazientemente spiega a  Federico de Ruggiero come ogni busto rappresenti una strada di Napoli e la statua di S. Gennaro in realtà sia una testa ricoperta d’oro che custodisce il cranio del patrono e che assume le sembianze di un busto perché montata su una stampella lignea e ricoperta da una preziosa mantellina. “Fino a 20, 25 anni fa, quando il santo ritardava a fare il miracolo, le parenti ‘l’abbuffavano ‘e parole’. Ora, invece ci sono delle litanie fisse”, conclude il signor Orlando.
La processione si incammina per via Duomo. Petali di rose vengono lanciati dai balconi sulla folla, Spaccanapoli a stento riesce a contenere il flusso.
“C’è gente di ogni età. Ho visto molti anziani che hanno portato con se i nipotini,” riferisce Susy Manzo. “In pochi pregano o cantano. Sembra che siano qui per tradizione ma mi paiono poco coinvolti – nota Simona,  paragonando la giornata alla recente partecipazione alla Processione delle galline a Pagani – Lì ci siamo divertiti. abbiamo pregato, cantato e ballato tutta la notte accompagnati da tammorre e castagnette”.
La folla entra in S.Chiara per la messa, il Cardinale dall’altare avverte che “l’odierna celebrazione non deve essere interpretata come folklore ma come atto di fede.  Testimoniamo il coraggio della fede contro paura e rassegnazione che paralizzano ogni anelito comunitario.” La speranza del Cardinale è che questo coraggio possa diventare impegno ed alle 19.17 il sangue puntuale si scioglie.
Manuela Pitterà
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