Un Laboratorio di Digital Storytelling per l’apprendimento delle lingue straniere

È iniziato lo scorso 11 marzo il nuovo Laboratorio di Digital Storytelling, il primo nel panorama delle Università campane. L’obiettivo è sperimentare metodologie didattiche innovative per consolidare le competenze linguistiche. Rivolto agli studenti di inglese iscritti a Lingue e Culture Comparate, l’iniziativa nasce dal progetto di ‘Dottorato Innovativo a caratterizzazione Industriale’ di Annalisa Raffone, membro dell’UNIOR NLP Research Group (nodo del Laboratorio nazionale di Intelligenza Artificiale e sistemi intelligenti del CINI) sui temi della Linguistica Computazionale, del Trattamento Automatico del Linguaggio Naturale e della Digital Innovation Industry guidato dalla prof.ssa Johanna Monti, responsabile scientifica del gruppo. “Una sperimentazione che mira a un focus sulla narrazione digitale e multimediale attraverso l’impiego di strumenti tecnologici in grado di sviluppare le conoscenze della lingua inglese incluse nell’ampio processo di formazione dei cittadini digitali”, afferma la dottoranda. Le lezioni da lei tenute si articoleranno in un ciclo di 12 appuntamenti fino al prossimo 3 giugno nell’aula informatica della sede di Palazzo Santa Maria Porta Coeli in Via Duomo. “Si è pensato di destinare gli incontri agli studenti di Comparatistica, perché il Corso di Laurea s’indirizza per sua natura verso l’interdisciplinarietà e ibridazione delle discipline linguistiche e letterarie sviscerate attraverso l’approfondimento e il confronto tra tematiche d’interesse concernenti il mondo della narrazione”. Un luogo di apprendimento e sperimentazione che sfrutta le potenzialità dello storytelling tradizionale amplificandole in un contesto didattico laboratoriale e partecipato, perché “le attività non prevedono un insegnamento frontale, come nella didattica tradizionale, ma il dibattito attivo e il brainstorming tra i partecipanti che lavoreranno in gruppo alla realizzazione di un ‘artefatto mediale’, una sorta di cortometraggio nel quale gli studenti si cimenteranno mettendosi alla prova con musica, video e immagini originali non legati a copyright”. Principio cardine del Laboratorio sarà la collaborazione in team nell’ottica di “sviluppare il ‘cooperative learning’: in ogni lezione proporrò degli spunti di riflessione partendo da concetti propri della narratologia”, argomenti che saranno discussi anche in relazione alle nozioni di Linguistica affrontate nel corso degli studi universitari, come la comunicazione e le sue funzioni in termini di pragmaticità del linguaggio. Cos’è una storia digitale? E come si crea? Che differenza c’è tra un ‘fatto’ e una ‘storia’? Circoscritto l’ambito di riferimento, “gli studenti faranno ricerche e si confronteranno su tutte le fasi del processo creativo, dall’idea alla pratica della scrittura in lingua inglese, suggerendosi l’un l’altro feedback e consigli costruttivi per migliorare i propri script”. La partecipazione interattiva è finalizzata al potenziamento delle abilità linguistiche ad ampio raggio incluse nella ‘digital literacy’, come “la scrittura creativa, la fluency e il ragionamento critico, nonché, per esempio, l’apprendimento di espressioni idiomatiche frequenti nella lingua inglese e la capacità di sintesi e comprensione”, prospettando infine tramite le esercitazioni il passaggio a un livello di lingua più elevato. Altrettanto potenziate le soft skills, perché ciascun racconto non può prescindere da una componente di originalità, che “verrà stimolata utilizzando come punti di riferimento anche diverse tipologie di video e canzoni che forniscono spunti interattivi di riflessione sulle differenti modalità di storytelling e sul piano del visual storytelling attraverso l’uso, oltre alle tecnologie digitali di videoscrittura, dei software di video, sound e image editing”. Se è vero che la tecnologia e l’inglese sono le due ‘lingue’ più richieste sul mondo del lavoro, per la prima volta un Laboratorio le lega insieme connettendo l’ambito delle lingue straniere e della traduzione al mondo nascente delle Digital Humanities.
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