Opposizione netta alla legge Gelmini e un laboratorio permanente nell’Aula Magna della Facoltà per discutere – docenti, studenti e ricercatori insieme – come contrastare la legge. Sono i punti principali del documento approvato all’unanimità dall’Assemblea di Lettere che il 17 ottobre ha riunito docenti, studenti e ricercatori per discutere della legge che in questi giorni potrebbe essere approvata definitivamente dal Parlamento, segnando il futuro dell’università pubblica. L’assemblea, lunga e concitata, era stata convocata dallo stesso Preside Arturo De Vivo in una giornata che, come tutte quelle precedenti, era già cominciata all’insegna della protesta, con blocchi dei corsi e sospensione della seduta del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo ad opera degli studenti di Lettere, che chiedevano al Rettore Trombetti di esprimere una posizione chiara che interrompesse il “silenzio complice” che sta accompagnando l’approvazione della legge. Dopo la risposta negativa del Rettore – “il Senato ha già approvato un documento che testimonia la sua contrarietà”, ha sostenuto Trombetti, disponendo poi l’annullamento della seduta del Consiglio – gli studenti si sono trasferiti all’assemblea di Facoltà.
Un Consiglio di
Facoltà urgente
Facoltà urgente
Una riunione che si è prolungata per circa tre ore di interventi di studenti, ricercatori e docenti, più o meno concilianti o costruttivi, più o meno rivoluzionari o moderati, che hanno portato alla fine, su proposta del prof. Gianfranco Borrelli, insieme al prof. Francesco Barbagallo, a redigere un breve documento contenente alcuni punti basilari approvati da tutte le componenti dell’assemblea. E’ il primo pronunciamento approvato anche dai docenti apertamente contrario ad una legge che “mortifica” ulteriormente la situazione dell’università italiana, blocca la ricerca e il ricambio dell’organico, come recita il documento. Motivo per cui la l’assemblea ha deciso di dare vita ad un laboratorio permanente, “per dare vita a forme di contrasto” alla legge, dichiarando contemporaneamente l’adesione ad iniziative pubbliche cittadine e nazionali contro la riforma, e ha chiesto la convocazione di un Consiglio di Facoltà urgente in cui i soli docenti possano esprimersi nell’ambito delle modalità istituzionali.
Gli studenti, che inizialmente chiedevano il blocco della didattica, sembrano soddisfatti solo in parte. Ma a guardarlo da fuori sembra il risultato migliore che si potesse raggiungere se si considerano le divisioni di partenza, tra il forte risentimento degli studenti e la lentezza di risposta della maggior parte dei docenti, e la difficile scelta di quale sia la strategia più efficace per affrontare questa situazione di crisi dell’università italiana, che come ricordano studenti e docenti nasce già con la riforma Berlinguer.
Gli studenti, che inizialmente chiedevano il blocco della didattica, sembrano soddisfatti solo in parte. Ma a guardarlo da fuori sembra il risultato migliore che si potesse raggiungere se si considerano le divisioni di partenza, tra il forte risentimento degli studenti e la lentezza di risposta della maggior parte dei docenti, e la difficile scelta di quale sia la strategia più efficace per affrontare questa situazione di crisi dell’università italiana, che come ricordano studenti e docenti nasce già con la riforma Berlinguer.
Una Commissione
ministeriale per le Siss
ministeriale per le Siss
Il Preside De Vivo apre l’assemblea annunciando una serie di provvedimenti che, “a prescindere dalla riforma”, verranno messi in atto per venire incontro alle esigenze degli studenti. Come la ristrutturazione e il riarredo delle aule riservate allo studio, la velocizzazione dei tempi di apertura della biblioteca, l’approntamento di una copertura wi-fi nella Facoltà, l’impegno nei progetti di tutorato in itinere ed in uscita. Anche per quanto riguarda l’abolizione delle scuole di abilitazione per l’insegnamento (Siss), il Preside cerca di offrire qualche speranza: “in seguito alla pressione dei docenti è stata costituita una commissione ministeriale che ha come membri i Presidenti delle Conferenze dei Presidi delle Facoltà interessate (soprattutto Lettere ma anche Scienze della formazione, Economia e altre), commissione che dovrebbe chiudere i lavori per metà novembre, in modo tale da permettere di individuare un nuovo percorso a partire dal nuovo anno. Non ancora una soluzione quindi, ma rispetto al deserto del mese di luglio è un punto importante”.
Lamarra: sul
Politecnico nessun dibattito pubblico
Politecnico nessun dibattito pubblico
La parola passa poi ad una rappresentante degli studenti, Elisa, che legge la sezione finale del documento prodotto dall’assemblea permanente: è la parte in cui, dopo aver analizzato le origini del processo di disgregazione dell’università pubblica, si propone un’altra idea di università, con nuove modalità di partecipazione, seminari, discussioni e approfondimenti, senza che tutto debba rientrare nel sistema restrittivo e burocratico dei crediti. “Chiediamo di poter discutere di tutto questo ad università bloccata, vogliamo un’università che non è né quella attuale né tantomeno quella della legge Gelmini che vuole distruggere l’istruzione pubblica”. Anche la Presidentessa del Consiglio degli Studenti di Facoltà, Leonarda Di Meo, sottolinea come sia “giusto che l’assemblea si confronti con gli studenti: a luglio si parlava di un ’68, a settembre i toni erano già molto più pacati; è ora di fare qualcosa, non è possibile iniziare i corsi come se niente fosse”. L’assemblea però comincia realmente a infiammarsi dopo l’intervento della prof.ssa Annamaria Lamarra: “sono stata ad un incontro organizzato dal Rettore, e mi sembra che una serie di processi che temevamo siano già in atto, come lo scorporo di Ingegneria e Architettura che probabilmente usciranno dalla Federico II per diventare un Politecnico; comunque vada, la cosa più grave è che su tutto questo non c’è stato nessun dibattito pubblico. Che ne sarà delle Facoltà non scientifiche? Siamo in un momento di emergenza, un disegno già in atto non si può bloccare se non prendendo posizioni forti. Invitiamo i colleghi delle Facoltà scientifiche ad un confronto pubblico: dobbiamo ritrovare l’università come luogo in cui si discute e non si subiscono solo decisioni prese dall’alto, cosa di cui siamo anche noi responsabili”.
Flores: solo 8 dottori
di ricerca su 80
diventano ricercatori
di ricerca su 80
diventano ricercatori
Ed è il prof. Enrico Flores a raccogliere e rilanciare ulteriormente la posta politica del momento: “sono probabilmente il più anziano dell’assemblea, e dall’alto dei miei capelli bianchi ne ho viste davvero di tutti i colori; ma mai così. Quello che sta succedendo è la distruzione della scolarizzazione di massa, così come è stata portata avanti per decenni, persino durante il fascismo. Le tasse annuali di iscrizione all’università finiranno per essere come quelle americane: dai 10.000 ai 30.000 dollari. L’alibi del governo è dire che non ci sono risorse, ma bisogna vedere piuttosto come sono state investite le risorse finora: da venti anni e più l’Italia è legata servilmente agli Usa, e ha speso miliardi per fare le guerre – niente affatto ‘missioni di pace’ come dicono. L’età media di questa università è invecchiata come non era mai successo prima: in dodici anni che sono qui ho visto formarsi almeno 80 dottori di ricerca, con tutte le carte in regola; ma se negli altri paesi europei la maggior parte di loro inizierà la carriera universitaria, nel nostro dipartimento solo 8 o 9 su 80 sono diventati ricercatori effettivi – il rapporto è inverso. Questi ricercatori hanno in media 35-40 anni, un’età in cui nella nostra generazione si diventava già professori associati o di prima fascia… serve una visione più allargata per capire cosa fare, in tutti i momenti di crisi possono emergere forze decisamente rivoluzionarie”. E proprio dalla parte dei ricercatori, una delle componenti che hanno maggiormente sofferto l’impoverimento dell’università degli ultimi anni, arriva la testimonianza di Simonetta Marino, ex rappresentante della categoria all’interno della Facoltà. “Credo che la nostra università sia indifendibile, perché per anni hanno governato solo clientelismi e poteri personali; ma la difesa del diritto allo studio deve vederci impegnati nuovamente insieme. Mi ha colpito il documento degli studenti per la capacità di guardare al di là dell’esistente, credendo nella dignità dello studio e nella possibilità di cambiare le cose; un sogno materiale, non idealista. Perciò il compito morale di noi educatori in questo momento è ascoltare. E’ necessario un tempo di sospensione della didattica per dare, noi docenti, un segnale forte. Finora abbiamo gestito solo i danni delle riforme che sono passate, ma a questo punto bisogna reagire e dire basta. Senza limitarsi alla difesa di ciò che abbiamo, ma rilanciando per guardare all’università che vorremmo”. E sono molti gli interventi che sviluppano poi il dibattito su questi punti, come il prof. Antonio Carrano, che sottolinea la necessità di coinvolgere anche le altre Facoltà perché qualsiasi azione risulti efficace; o il prof. Arturo Fittipaldi, tra pochi giorni in pensione, che ritiene necessaria anche un’operazione di autocritica da parte di tutti i colleghi, riguardo alla chiusura del ricambio e della scelta dei nuovi docenti.
Il Preside:
“non siamo noi la vostra controparte”
“non siamo noi la vostra controparte”
Di nuovo gli studenti, con l’intervento di Marco, alzano il livello di tensione del dibattito ricordando come “a partire dalla riforma Berlinguer, con il 3+2 e con il sistema dei crediti sia stata istituita una vera e propria selezione di classe, che riserva l’accesso ai gradi di istruzione superiore – Master, specializzazioni – solo a chi se lo può permettere. Rimaniamo qui finché non si blocca tutta la didattica”. E incalza un dottorando: “non c’è tempo per le chiacchiere, la riforma si deve bloccare, solo dopo ci sarà spazio per discutere. Voi docenti avete fatto come i musicisti sul Titanic, che continuano a suonare come se non si accorgessero di niente. Non ce ne andiamo di qui finché non decidete qualcosa”.
Sale la tensione e il Preside cerca di smorzare i toni: “non siamo noi la vostra controparte, altrimenti non saremmo qui a parlarne”, ricorda. La prof.ssa Valeria Viparelli interviene invece per sottolineare l’importanza dell’impegno in prima persona dei docenti: “non dirò ai ragazzi: bravi, occupate, fate voi. Bisogna che noi docenti recuperiamo il nostro ruolo e la nostra rispettabilità, e gli studenti senso di responsabilità. Se non riusciamo a lavorare insieme non si va da nessuna parte”. In quest’atmosfera interviene invece il prof. Stefano Consiglio, portando un punto di vista inusuale per il contesto: “porto il punto di vista di un aziendalista, una parola che in questi contesti ha in genere solo valenze negative, nonostante le aziende creino occupazione. Questa riforma farà male non solo alle università, ma anche alle aziende e a tutto il paese, perché taglia le prospettive e incentiva ulteriormente la fuga dei cervelli. Bisogna reagire, ma bisogna anche inventarsi modi nuovi per farlo. Ad esempio firmare come se si scioperasse e poi andare a fare lo stesso lezione…. Cerchiamo di essere innovativi anche sulle forme di protesta”.
Sale la tensione e il Preside cerca di smorzare i toni: “non siamo noi la vostra controparte, altrimenti non saremmo qui a parlarne”, ricorda. La prof.ssa Valeria Viparelli interviene invece per sottolineare l’importanza dell’impegno in prima persona dei docenti: “non dirò ai ragazzi: bravi, occupate, fate voi. Bisogna che noi docenti recuperiamo il nostro ruolo e la nostra rispettabilità, e gli studenti senso di responsabilità. Se non riusciamo a lavorare insieme non si va da nessuna parte”. In quest’atmosfera interviene invece il prof. Stefano Consiglio, portando un punto di vista inusuale per il contesto: “porto il punto di vista di un aziendalista, una parola che in questi contesti ha in genere solo valenze negative, nonostante le aziende creino occupazione. Questa riforma farà male non solo alle università, ma anche alle aziende e a tutto il paese, perché taglia le prospettive e incentiva ulteriormente la fuga dei cervelli. Bisogna reagire, ma bisogna anche inventarsi modi nuovi per farlo. Ad esempio firmare come se si scioperasse e poi andare a fare lo stesso lezione…. Cerchiamo di essere innovativi anche sulle forme di protesta”.
Borrelli: “questa legge ci prende di petto”
Sono ormai trascorse almeno due ore di assemblea, e una rappresentante degli studenti porta il punto di vista dei ragazzi riuniti in assemblea permanente: “siamo stanchi del sostegno dei docenti a titolo personale, ci stiamo riunendo dai primi di settembre e finora non è venuto nessuno, mentre il resto d’Italia è già attivo nelle proteste. La vostra risposta è lenta. Vi chiediamo due cose: di scioperare e di indire un Consiglio di Facoltà straordinario che abbia all’ordine del giorno il blocco della didattica, una condizione che per noi è punto di partenza e non di arrivo”. L’intervento degenera poi in uno scontro acceso docenti-studenti, finché non arriva l’intervento del prof. Barbagallo a offrire nuove prospettive: “è necessaria una giusta analisi per impostare un giusto metodo di lotta. Come Facoltà di Lettere, noi dai privati non avremo mai niente. Sono quarant’anni che stiamo a fare occupazioni, e che blocchiamo la didattica, nessuno se ne importerà, anzi quello che vogliono è proprio questo: vogliono uccidere il pensiero critico, che è l’unica cosa che possiamo offrire”. Un punto di vista che viene poi completato dal prof. Borrelli: “negli ultimi anni i docenti non hanno fatto nulla per riformarsi, e questa legge ci prende di petto, con intenzioni ben precise da parte di chi l’ha promossa; siamo molto in ritardo, gli studenti si sono mossi prima e sono su posizioni decisamente più avanzate, anche nel documento. Dobbiamo procedere ad una richiesta di ritiro della 133, annunciando contemporaneamente un laboratorio pubblico in cui docenti e studenti possano discutere della legge e capire che tipo di risposte poter approntare, aderendo contemporaneamente a tutte le manifestazioni in ambito cittadino e nazionale. Ci prepariamo alla lotta”.
Viola Sarnelli
Viola Sarnelli








