Un letterato a Medicina

Il Policlinico apre le porte alla letteratura. “Il piacere del lettore” non è più un’idea, ma un progetto  concreto che si articola in due distinte Attività Didattiche Elettive (ADE). Una, destinata agli studenti di Medicina, dopo gli incontri di apertura del 16 e del 18 maggio proseguirà con altri due appuntamenti, il 23 e il 25 dello stesso mese. A giugno, poi, sarà la volta dei logopedisti, il cui interesse mostrato verso l’iniziativa ha convinto l’organizzazione a destinare esclusivamente a loro la seconda ADE. Trenta i posti disponibili per entrambi i gruppi, tutti occupati. Regia affidata a chi vive ogni giorno la letteratura come passione e mestiere. Dalle aule del Dipartimento di Studi Umanistici si sposterà al Policlinico il prof. Matteo Angelo Palumbo, docente di Letteratura Italiana ai Corsi di Laurea in Lettere Moderne e Filologia Moderna. Come ha accolto la richiesta di insegnare a Medicina? “È stato un divertimento puro. Potrò svolgere il mestiere che faccio quotidianamente senza l’obbligo di rispettare un programma rigoroso, ma semplicemente raccontando storie”. Chiamando dietro la cattedra professionisti del mondo scientifico che nelle pagine di un libro hanno trovato un messaggio importante per sé stessi e per la propria carriera: “l’idea è di invitare a lezione persone legate a un racconto in particolare, ma che non sono letterate di professione”. Per provare così a convincere il pubblico che “la letteratura aiuta a vivere meglio. Con questo esperimento non intendiamo comunicare a lettori forti, abituati alla lettura, ma vogliamo rivolgerci a persone che leggono poco, per provare a contagiarli. Vedremo che risultati riusciremo a raggiungere”. Costante di tutti gli appuntamenti: “il metodo antiaccademico. L’importante è mettere insieme il piacere del racconto, affiancato dal piccolo contributo che può dare chi con i libri ci lavora quotidianamente. È fondamentale che la felicità della storia si trasformi nella felicità
di chi legge”. Prospettive diverse per l’ADE destinata ai logopedisti. In quel caso a leggere saranno gli studenti: “trattandosi di un pubblico interessato alla parola e ai suoi disturbi, i racconti saranno letti dai discenti. L’obiettivo resta comunque quello di far nascere nel pubblico la voglia di ascoltare storie”. Per crescere a 360 gradi: “nello sviluppo di un professionista le competenze tecniche sono fondamentali. Accanto a queste, però, serve una
formazione capace di guardare all’incremento dell’intelligenza umana. Per un medico curare significa prendersi cura di qualcuno. Per farlo, è necessario sviluppare tutta la parte delle emozioni. L’arte e la letteratura possono aiutare molto in tal senso. Basta puntare a una formazione che unisca competenze tecniche a sensibilità intellettuale”. Gli stimoli arriveranno da storie di qualsiasi tipo, senza cercare necessariamente un camice bianco
tra le pagine: “non ci saranno solo racconti di medicina. Proveremo ad abbracciare tutto il campo delle emozioni”. Insegnando a leggere bene, “puntando l’attenzione su qualche parola del testo o su una scena specifica. Insegneremo a sollecitare l’attenzione su ciò che l’occhio scorre, affinché quelle che vediamo su carta o su monitor non siano solo delle semplici lettere, ma siano vettori di senso. Abbiamo bisogno di questo”. Se la letteratura
può dare tanto alla medicina, che cosa la medicina può restituire alla letteratura? “Può aiutarci a pensare
al nostro corpo come a una macchina globale e a prendercene cura. Per vivere al meglio ogni frammento di esistenza, qualsiasi esperienza è importante. Quel che conta è che il vissuto e i linguaggi si intreccino il più possibile”. Stimolando sempre il piacere del lettore.
Ciro Baldini
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