Un viaggio nel disagio mentale con Simone Cristicchi

Dopo Carlo Verdone, la Facoltà di Medicina ospita Simone Cristicchi. Il Preside prof. Giovanni Persico spiega la motivazione a monte di questi incontri: “sia Verdone che Cristicchi hanno dimostrato sensibilità nel trattare temi medici. E una Facoltà aperta, come la nostra, non può non mostrare interesse a certe tematiche come quella relativa ai disturbi mentali, per la quale questo giovane cantautore romano ha dimostrato tanta sensibilità”.
“Dall’altra parte del cancello” è il DVD-documentario – ideato e realizzato a spese di Cristicchi- che gli studenti di Medicina hanno visto e commentato insieme all’autore il 7 maggio nell’Aula Magna. Un lavoro che rappresenta un viaggio, svolto tra settembre e dicembre dello scorso anno, tra le ex strutture manicomiali del centro-nord, molte delle quali ora abbandonate. Gli studenti ascoltano attenti i racconti di alcuni ospiti dei manicomi che parlano della pratica dell’elettrochoc, c’è un malato che dice di aver subito l’elettrochoc diciotto volte, un altro che riferisce di “rimanere mezzo tonto per una settimana, ogni volta che usano la corrente”. E’ anche un viaggio nel tempo, dall’elettrochoc ai sedativi alla musicoterapia. Cristicchi passa da una struttura all’altra portando sempre dietro una sedia pieghevole. Una sedia che indica la volontà del cantautore di “ascoltare. Io che comunico sempre – dice – questa volta mi sono seduto ad ascoltare quello che avevano da comunicare gli altri, i malati. Dovevo avere rispetto anche per i loro silenzi, tante volte molto più esplicativi delle parole! Ho cercato di affrontare questo delicato argomento con un occhio di riguardo verso l’umanità”.
Secondo il prof. Enrico De Notaris del Dipartimento di Neuroscienze, “Simone ci ha regalato una serie di sensazioni attraverso il suo video”. De Notaris si è occupato dell’organizzazione dell’evento insieme alla dott.ssa Olga Palladino, la quale definisce il video “la punta dell’iceberg di un lavoro che andava avanti da mesi, frutto di una grossa esperienza”.
Presente all’incontro anche il prof. Sergio Piro, psichiatra, da sempre schierato per la chiusura dei manicomi: “qualsiasi persona si impegni sul campo, come ha fatto Simone proiettandosi in questa realtà dei malati mentali, capisce più di tanti psichiatri. A mio avviso, occorre una maggiore sensibilità generale di quello che avviene nel mondo… oggi corriamo un grave rischio: non ci accorgiamo dell’erosione costante dei diritti umani”, e rivolto al cantautore: “Simone ti faccio i miei complimenti più profondi, ce ne vorrebbero tanti come te!”
Il dibattito è aperto da un complimento che Pasquale Donnarumma, rappresentante degli studenti, riserva alla musica  di Cristicchi. “Tratti temi originali con una verve ribelle, spero di continuare ad emozionarmi con le tue canzoni”. E poi, le tante curiosità relative all’approccio verso le strutture manicomiali d’Italia. “E’ nato tutto per gioco – spiega Simone – la vittoria di Sanremo è arrivata sette mesi dopo, in modo completamente indipendente da questo progetto. Per entrare fisicamente dall’altra parte del cancello, negli ex manicomi, sono stato aiutato da alcune ASL. Talvolta, però, ho avvertito una chiusura, soprattutto nelle cliniche private”. Adriana, studentessa di Medicina, chiede se sia stato difficile dialogare con i malati, indurli al racconto. “Sono stato molto aiutato dalle persone che lavoravano in queste strutture. Per il resto, cercavo sempre di tornare indietro, ripercorrere le loro storie e rispettare i loro silenzi. Spesso avevano rimosso alcuni periodi, mi rispondevano che non ricordavano nulla”. “Il tuo è stato un viaggio di sofferenza. Ora senti il peso di ciò che hai visto?” “Sì. Alcune volte, ho avuto anche crolli emotivi. ‘Ti regalerò una rosa’ è nata proprio da questa forte esperienza emotiva che mi ha segnato”. 
“Momenti di
forte emozione”
Non solo futuri medici, presenti all’incontro anche alcuni rappresentanti di associazioni per la tutela dei diritti dei malati mentali. “Ci battiamo per una seria riabilitazione eppure non abbiamo un tavolo, una sedia e quanto meno una sede – è lo sfogo di un papà, aderente all’associazione “Il Filo” di Napoli – Occorre una riabilitazione che sia mirata all’integrazione. Per i malati mentali non si è mai fatto niente!”. Segue la testimonianza di una rappresentante dell’A.F.A.S.P. (Associazione dei Familiari dei Sofferenti Psichici della Regione Campania), che ha un figlio trentenne psicopatico, e del vice-presidente Giovanni Di Sarno. “I politici hanno pensato di risolvere i problemi chiudendo i manicomi, così ora i malati sono completamente a carico delle famiglie – dice Di Sarno – L’associazione di cui facciamo parte è promotrice di una cooperativa che vuole essere un percorso formativo e lavorativo. Solo la ripresa della loro identità personale fa stare bene questi ragazzi”. 
Roberta Mascarelli, collaboratrice dei professori Piro e De Notaris, illustra l’attuale situazione negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (O.p.g.). “In Campania ci sono due dei sei O.p.g. sparsi in Italia. Abbiamo effettuato una serie di visite non annunciate  presso l’O.p.g. di Napoli e siamo, così, venuti a conoscenza di una condizione indescrivibile, situazioni inumane che nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciare. Mancano beni di prima necessità, dalle lenzuola alle bende, i lavandini e le docce sono fori uso, scarseggiano anche i farmaci…”.
I ragazzi vogliono sapere in che modo possono agire, cosa possiamo fare per aiutare queste persone? “Andarli a trovare – dice Simone – anche passare un pomeriggio con loro può bastare. La cura più efficace è l’avvicinamento”. Una realtà, quella dei malati mentali, che gli studenti hanno potuto conoscere meglio dopo questa “lezione”. “E’ stato un po’ come rivedere la teoria che ho studiato per l’esame di Psichiatria – dice Mariarosaria – il capitolo ‘disturbi e personalità’ trattava quello che ha raccontato Simone”. “Un lavoro – ha detto Sandra, altra studentessa di Medicina- nel quale Simone ha dimostrato a tutti noi che possiamo fermarci a parlare con un malato, che non dobbiamo avere paura”. E Cristicchi che dice di aver già ricevuto un paio di denunce da parte di una casa farmaceutica (quella del Retalin, un’anfetamina che viene somministrata ai bambini iperattivi e con scarsa attenzione), va avanti nel suo progetto e promette di parlare agli organizzatori della Partita del Cuore (in programma a Napoli il 28 maggio) di un’altra iniziativa dedicata in specifico ai tanti malati mentali che sembrano essere stati dimenticati. “Magari la chiamiamo ‘Matti per il calcio”, conclude. 
Tra i ragazzi in fila per un autografo, ci dice: “è stata una giornata positiva. Il mio progetto ‘Centro di Igiene Mentale’ è andato al di là di ogni aspettativa. Dopo ‘Ti regalerò una rosa’, è venuto fuori tutto il lavoro che mi ha visto oggi in questa facoltà. Sono contento”.
Maddalena Esposito
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