“I sistemi idrici perdono parecchio. La media in Italia è del 37 per cento. L’ultimo dato noto per la Campania, invece, risale ad una decina di anni fa e si aggira intorno al 50-55%. Ovviamente, si parla di perdite globali, in cui sono racchiuse anche perdite amministrative. ABC (gestore rete idrica di Napoli) perde poco meno del 30%”, afferma il prof. Maurizio Giugni, docente di Costruzioni idrauliche, marittime e idrologia. Nell’illustrare i rimedi utilizzati contro la dispersione idrica, il professore fornisce prima di tutto una serie di dati sulla situazione italiana e soprattutto campana. Poi, passa al nocciolo della questione: “La perdita è un foro. La causa di una rottura il più delle volte è ricercabile in un eccesso di pressione nella rete di distribuzione. Per evitarla si ricorre all’installazione di valvole di regolazione di pressione. Concettualmente è semplice, ma a farsi è molto più complicato. Il sistema acquedottistico, infatti, è molto diffuso su tutto il territorio e, soprattutto, molto contorto. C’è da stabilire, quindi, quante valvole bisogna utilizzare, dove collocarle, che grado di apertura assegnare, se ricorrere ad una regolazione statica con grado di apertura fissa oppure variare il grado di apertura al mutare delle condizioni di pressione in rete, ecc… Tutto questo richiede una certa competenza e la capacità di affrontare determinate problematiche di tipo idraulico”. Proprio queste soluzioni sono state oggetto di studi e ricerche maturate nell’ambito di due progetti PON: WATERGRID e AQUASYSTEM. L’obiettivo è ambizioso: “Un aspetto importante che stiamo trattando nell’ambito dei due PON, finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, consiste nel non limitarsi a dissipare il carico sovrabbondante attraverso queste valvole, ma nell’utilizzarlo per produrre energia. Per ora questo lo stiamo attuando in laboratorio con un’installazione che abbiamo realizzato e per la quale sono stati investiti circa 200 mila euro”, afferma orgoglioso. Il docente, poi, passa a fornire altri dettagli sui progetti: “Per quanto riguarda WATERGRID, noi della Federico II siamo in partenariato con ABC e IBM. Sono stati investiti circa 8 milioni di euro. AQUASYSTEM, invece, è un progetto di dimensioni più grandi ed affronta le problematiche del sistema delle acque nella sua interezza. Ne prendono parte una dozzina di partner, tra i quali ABC, CNR, Enea e alcune piccolo-medie imprese. Un progetto molto più grande anche negli importi visto che a sostenerlo vi è un finanziamento di 27 milioni di euro. WATERGRID terminerà il prossimo 30 settembre, AQUASYSTEM il 31 maggio 2015. Entro queste date dobbiamo avere prototipi funzionanti non solo in laboratorio, ma anche in campo. Questo sistema di produzione energetica che stiamo provando in laboratorio da alcuni mesi, ad esempio, molto probabilmente prima dell’estate verrà inserito nella sottorete ABC di Soccavo”.
Previsti, nell’ambito dei due progetti, anche corsi di formazione: “Per il primo progetto si calcolano 1200 ore di formazione, per il secondo 1600. Alcune centinaia di ore sono di lezione frontale e vengono somministrate all’interno dell’Università, altre centinaia riguardano il training on the job e il management, che vengono gestiti dalle imprese industriali che prendono parte ai progetti. Nell’ambito di WATERGRID abbiamo una corte di 10 formandi; AQUASYSTEM prevede due progetti formativi, uno gestito dalla Federico II per 8 formandi, l’altro dall’Università della Calabria per altri 8 formandi”.
Fabiana Carcatella
Previsti, nell’ambito dei due progetti, anche corsi di formazione: “Per il primo progetto si calcolano 1200 ore di formazione, per il secondo 1600. Alcune centinaia di ore sono di lezione frontale e vengono somministrate all’interno dell’Università, altre centinaia riguardano il training on the job e il management, che vengono gestiti dalle imprese industriali che prendono parte ai progetti. Nell’ambito di WATERGRID abbiamo una corte di 10 formandi; AQUASYSTEM prevede due progetti formativi, uno gestito dalla Federico II per 8 formandi, l’altro dall’Università della Calabria per altri 8 formandi”.
Fabiana Carcatella








