A lezione con gli studenti di Ingegneria

Presenza nelle sedi universitarie: “probabilmente la pandemia ha cambiato le nostre abitudini”

Sono le 8:00 e il Polo Ovest di Ingegneria comincia lentamente a prendere vita. A via Claudio i primi studenti arrivano in piccoli gruppi, zaino in spalla, chiacchierando. Qualcuno siede subito in aula, qualcun altro occupa il banco con un quaderno e approfitta dell’aria fresca mattutina per un caffè. Nel cortile antistante l’edificio 1, tra le matricole, c’è Angelo Russo, di Ingegneria Aerospaziale. “Stamattina – esordisce – sono qui per seguire una lezione di Disegno tecnico industriale, uno dei tre insegnamenti del primo semestre. Gli altri due sono Analisi I e Geometria e Algebra”. Racconta di essersi ambientato subito, anche grazie alla rete di amicizie che è riuscito facilmente a costruire, e di essere in cerca di una nuova sfida. “Le lezioni mi piacciono e gli orari sono convenienti perché seguiamo a giorni alterni, per quattro o per sei ore – prosegue – Con Disegno e Analisi sono al passo mentre con Geometria ho un po’ più difficoltà perché il professore è entrato subito nel vivo, passando da un argomento all’altro. Gli abbiamo anche chiesto di rallentare, ma ci ha spiegato che il programma è vasto e, rallentando, si rischia di non riuscire a terminarlo”. Non c’è tempo da perdere insomma. “No, e c’è di più. Avevo pensato di suddividere lo studio per concentrarmi solo su Geometria o solo su Analisi. Poi ho scoperto che sono entrambi propedeutici per una serie di altri esami successivi e quindi non posso lasciare indietro nessuno dei due. Ma almeno sono in buona compagnia”. Una compagnia che riempie totalmente l’aula da 180 posti: Seguo insieme alle matricole di Meccanica nel canale mis-zeta. La prima settimana abbiamo prenotato il posto in aula tramite Go-In, poi non lo ha più fatto nessuno. E siccome siamo in sovrannumero c’è qualcuno che resta a casa e i docenti attivano il Team, anche se, l’ultima volta, uno dei professori ha notato dei posti vuoti e ci ha detto che, se non seguiremo in presenza, il Team non verrà più attivato”. Si stupisce dell’alto numero di matricole anche Lara Scamardella, Ingegneria Aerospaziale: “Mi chiedo come ci abbiano distribuito. Dei canali di Aerospaziale, uno è talmente pieno da essere spostato a Piazzale Tecchio mentre un altro non riempie la classe. Il mio, mis-zeta, è abbastanza omogeneo, ma è pur vero che siamo ancora all’inizio e molti studenti sono ancora incerti sul percorso da seguire”. Lei stessa, appassionata di spazio, ha frequentato prima qualche lezione di Fisica: “Mi piace questa disciplina, ma preferisco un Corso più applicativo e infatti sono contenta della scelta che ho fatto. All’inizio, comunque, è naturale sentirsi un po’ spaesati. Ma so che al mio Dipartimento (Ingegneria Industriale, n.d.r.) presto attiveranno anche una formula di tutoraggio a sostegno delle matricole e, per qualsiasi informazione o difficoltà, ci sono i rappresentanti degli studenti che sono davvero molto attivi sui social”. Con l’avvio delle lezioni la giornata comincia ufficialmente. Francesco Cunzolo, secondo anno di Ingegneria dell’Automazione, ha la mattinata libera e approfitta della giornata soleggiata per ripassare all’esterno insieme al suo gruppo: Dobbiamo sostenere Fisica I, un esame del primo anno che abbiamo lasciato indietro. Siamo entrati ad Ingegneria con degli OFA da recuperare e questo ci ha portato via del tempo. Recuperare, dice, è importante per non partire svantaggiati: “Anche il secondo anno è piuttosto intenso. Abbiamo tre insegnamenti, ma gli orari sono abbastanza convenienti e compattati. Seguiamo dal martedì al venerdì, due giorni di mattina e due giorni di pomeriggio, il che ci aiuta a conservare del tempo per lo studio”. Francesco è fiducioso: “All’inizio abbiamo avuto dei problemi perché non siamo entrati subito nel giusto mood, ma adesso abbiamo capito come studiare e, soprattutto, come gestire il nostro tempo. E poi siamo al secondo anno, quello in cui finalmente cominciamo con le materie caratterizzanti”. A metà mattina Elena Petrillo e Domenico Pugliese approfittano di un momento di pausa per una chiacchiera. “È strano essere qui”, dicono, poi provano a spiegare meglio le loro sensazioni: È disorientante questo mix di materie nuove, docenti che sembrano un po’ distanti e aule molto più grandi di quelle scolastiche. Al momento noi cerchiamo di far bene quello che ci compete, cioè seguire le lezioni, prendere appunti e cominciare a memorizzare i concetti base e, poco alla volta, speriamo di abituarci”. Elena racconta di essere una studentessa fuori sede: “Vivo a Fondi, un Comune che, rispetto a Napoli, è piuttosto piccolo. Purtroppo ho cominciato a cercare casa qui tardi e mi sto muovendo ancora da pendolare. Non vedo l’ora di stabilizzarmi”. Per i due studenti è tempo di tornare in aula: “Questa mattina seguiamo Disegno tecnico industriale. Il docente sta spiegando le sezioni e finora è stato chiaro e coinvolgente”.

A Piazzale Tecchio aule piene

A Piazzale Tecchio le aule, dalle più grandi alle più piccole, sono piene. Dalle porte aperte si intravedono tante mani che prendono appunti e si sente il rumore del gessetto contro la lavagna. Annalisa De Palma, terzo anno di Ingegneria Chimica, è in attesa della lezione di Macchine: “Comincerà alle 12.30. A novembre avremo una prova intercorso, ma per farla dovremo aver seguito tutte le lezioni. È un modo per invogliarci a seguire il corso e restare al passo. Macchine è interessante, ma è anche piuttosto complesso perché si basa tanto sui calcoli e, se si perde qualcosa, poi è difficile recuperare”. Annalisa è uno dei tanti studenti ad aver vissuto l’università in presenza solo per una parte del primo anno. “Ora – riflette – sento di star vivendo davvero l’università. In aula siamo una settantina, c’è un bel clima e un’altra libertà. Non mi lamento anche se, purtroppo, nel corso di questi tre anni ho perso un po’ di tempo, non a causa del Covid, ma nei periodi di riapertura durante i quali sono stata distratta e ho tralasciato lo studio”. Ha ancora degli esami da recuperare: “Principi di Ingegneria Chimica, ad esempio, mi sta bloccando. L’ho prenotato più volte, ma non mi sono mai presentata all’esame per cui continuo a studiare. Vorrei dare una svolta alla mia carriera universitaria anche perché a marzo entrerò in fuori corso”. Nelle aule studio ci sono tanti aspiranti ingegneri che cercano di impiegare in maniera costruttiva le ore buche tra le lezioni. Tra questi c’è Annalia Ruggiero, terzo anno di Ingegneria Informatica. Dispensa alla mano, sto studiando per Reti di calcolatori perché a novembre avremo la prova intercorso e il programma è piuttosto complesso. Gli orari del semestre le fanno storcere il naso: Abbiamo solo il lunedì libero e negli altri giorni cominciamo le lezioni alle 10.30 o alle 12.30, il che rende un po’ inutile la mattinata. Il venerdì, ad esempio, abbiamo una lezione dalle 12.30 alle 14.30 e una dalle 16.30 alle 18.30. Non è molto proficuo”. Mina Canciello, Magistrale in Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione, dovrà anche cambiare sede: “Sono a Piazzale Tecchio fino alle 14.30 e poi dovrò andare nella sede di Agnano. Al secondo anno di Magistrale la maggior parte degli esami è a scelta e ci sta che gli incastri non siano perfetti”. Essendo in dirittura d’arrivo, tuttavia, non si preoccupa: “Ho scelto degli esami attinenti il ramo della produzione. Oggi seguo Project management per la produzione industriale e sono curiosa perché il project manager è una figura professionale che mi interessa. Sulla base di quello che apprenderò, poi, deciderò anche dove svolgere il tirocinio”. L’aula in cui Mina sta studiando non è ancora completamente piena. Sembra insolito per un polo che raccoglie così tanti studenti. “Con l’eliminazione della didattica mista si vedono molte più persone, ma a volte dipende anche dai giorni e dagli orari. Probabilmente la pandemia ha cambiato le nostre abitudini, commenta. A pochi banchi di distanza è seduta Clara Constabile, matricola di Ingegneria Edile Architettura che spiega: “Ho effettuato il passaggio da Ingegneria Aerospaziale appena ho saputo di aver superato il test di Edile Architettura. Ho preferito questo Corso su suggerimento di mio padre e perché credo che offra più sbocchi occupazionali”. Sul suo tablet si intravedono alcune sezioni di architetture: “Abbiamo iniziato a seguire il laboratorio di Storia dell’Architettura, incentrato principalmente su Napoli. Al contrario di molti colleghi, io non credo che avrò problemi in matematica perché arrivo da un liceo con indirizzo sperimentale in cui ho studiato bene questa materia. Sono più preoccupata dalla storia dell’arte. Ma credo che se ci si iscrive all’Università è perché si abbia voglia di fare un salto di qualità. Nessuno ci obbliga”.

Carol Simeoli

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