Analisi I, lo scoglio. Il nemico: il tempo

Analisi I, lo scoglio. Il nemico: il tempo

La parola agli studenti

“Ingegneria mi ha aperto gli occhi. Sono sempre stata una persona curiosa ma, da quando ho intrapreso questi studi, ho iniziato a guardarmi intorno con spirito veramente critico. A chiedermi perché un palazzo sia costruito con certi materiali o un dato orientamento oppure come una persona si rapporti con le strutture o gli strumenti tecnologici di ogni giorno”.

È il pensiero di Claudia Delle Cave, studentessa Magistrale in Ingegneria Edile. “Sono piuttosto spaesata. Non mi sento ancora calata nella giusta mentalità, la mole di studio è tanta e non riesco a trovare un filo conduttore tra gli esami”, è invece quanto dice Noemi Tufano, matricola in Ingegneria Gestionale. L’alfa e l’omega, l’una ancora acerba, all’inizio del suo percorso, l’altra più navigata. Sono due facce della stessa medaglia. Il fatto è che Ingegneria è tosta – afferma senza mezzi termini Enrico Cuccurullo, Magistrale in Ingegneria NavaleI nostri piani di studio sono corposi, ma dobbiamo considerarli come uno specchio del futuro. L’ingegnere lavora in team multidisciplinari e risolve problemi sempre nuovi. Per questo deve avere conoscenze molto ampie e approfondite, anche se non è detto che proprio tutto quello che studia gli tornerà utile sul lavoro”.

Eccoli qui, gli aspiranti ingegneri. Si distribuiscono intorno ai tavoli rettangolari delle aule studio, scambiandosi appunti sottolineati con gli evidenziatori colorati. Si confrontano indicando grafici al computer e sbobinature senza una parola di testo, ma piene di formule matematiche, e parlano di circuiti, impianti, calore, resistenze, onde. Facciamo un passo indietro.
Come si arriva a questo scenario? “Si parte dal primo giorno in aula. L’impressione è di essere uno tra tanti, per questo il consiglio è scambiare immediatamente quattro chiacchiere con il vicino di banco. Non siamo numeri di matricole, ma persone”, ricorda Giovanni Biondi, al terzo anno di Ingegneria Civile. “Nel passaggio dalla scuola all’Università non capisci bene a cosa vai incontro. Ad Ingegneria Meccanica, ad esempio, ci si aspetta di cominciare a trafficare subito con i motori e le macchine e così non è. Ecco perché molti abbandonano”, spiega Laura Verrotti, Magistrale in Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione. Già da tempo ormai “il primo anno è abbastanza simile in tutti Corsi. Ci sono le discipline di base come Matematica e Fisica e giusto una materia lievemente più caratterizzante, come Disegno tecnico industriale nel nostro caso.
È strutturato così per dare la possibilità ai più indecisi di cambiare percorso senza troppi problemi”
. Ingegneria la si scopre poco a poco: “I primi due anni sono abbastanza generici, poi entri nello specifico. Con Meccanica, ad esempio, capisci che puoi occuparti di progettazione piuttosto che di produzione o di sistemi ferroviari piuttosto che di macchine industriali e molto altro”.

“Se un esame non va bene al primo colpo non è un dramma”

Qual è lo scoglio del primo anno? A insindacabile giudizio Analisi Matematica I. Il perché lo spiega ancora Laura: “Racchiude la matematica degli ultimi tre anni di liceo e, se non hai già delle basi, è difficile recuperare tutto in tre mesi. Anche se hai una buona infarinatura, comunque, non devi sottovalutare il corso perché il grado di approfondimento è maggiore rispetto alla scuola. I teoremi, in particolare, non vanno imparati a memoria, ma destrutturati per capire il ragionamento alla base. Esami più difficili ce ne sono, lo posso garantire. Come Elettrotecnica, infinito”. Concorda Giovanni: “Ad Ingegneria Civile gli esami più complessi sono Geotecnica, Tecnica delle costruzioni, Costruzioni idrauliche, Scienza delle Costruzioni, le fondamenta dell’ingegneria strutturale.
Presuppongono basi pregresse, sono lunghi perché progettuali, ma non pratici, e spesso prevedono lezioni extra. Sono i cosiddetti esami di indirizzo: in fondo quelli in cui cominci a sentirti davvero un ingegnere civile in quanto finalmente chiamato a progettare con i software professionali”.
E aggiunge: “Al primo anno i docenti sono leggermente più severi e tendono a bocciare un po’ di più. È come se effettuassero una piccola scrematura dal momento che non c’è selezione all’ingresso”.
Rassicura Fabrizio Di Franco, Magistrale in Ingegneria Chimica: “Se un esame non va bene al primo colpo non è un dramma. Di una bocciatura bisogna farne tesoro per capire in cosa siamo stati manchevoli e ripartire da lì”. Gli scogli, a suo parere, “Termodinamica che, con le conoscenze che fornisce, è propedeutico ai successivi, ma anche Macchine o Impianti chimici perché molto tecnici. Questi ultimi due sono al terzo anno, una bomba, includendo tutti esami di indirizzo. Come si dice? Gli ultimi metri sono i più duri”.
Il risvolto positivo è la possibilità di studiare in gruppo: “Soprattutto alla Magistrale gli esami diventano progettuali e ci viene espressamente richiesto di lavorare in team. Il professore assegna una traccia, spesso ispirata ad un reale problema professionale, e noi dobbiamo lavorare utilizzando Excel, MatLab, Aspen, Aloha, Ovito. Adesso, ad esempio, stiamo stilando un’analisi del rischio di un serbatoio di stoccaggio”, precisa la collega Benedetta Attanasio.

Il nemico n.1 dello studente di Ingegneria: “Il tempo”, dichiara Carmine Romano, Triennale in Ingegneria Elettrica. Questo perché gli esami sono tanti, più di una ventina in tre anni, spesso prevedono uno scritto e un orale incentrati su argomenti diversi, il che porta via il doppio del tempo. Poi, naturalmente, ci sono quelli più ostici, come Teoria dei segnali o Campi elettromagnetici, dove lo scritto è sbarrante e c’è il consueto alto numero di bocciati.
Capita che molti li lascino indietro perché bisogna aver prima superato Analisi I e Fondamenti di Circuiti”. Stessa risposta per Matteo Grilli, matricola in Ingegneria Aerospaziale: “Al primo anno, tra primo e secondo semestre, abbiamo un giorno libero dalle lezioni. Dal secondo anno in poi, aumentando le materie, non sarà più possibile. E non è facile, dopo tante ore di lezione, tornare a casa e rimettersi sui libri anche solo per risistemare gli appunti. Tra la fine delle lezioni e l’inizio della sessione c’è un po’ di tempo, ma è inutile se lo studio dei programmi è rimasto a zero. L’impegno deve essere costante. Non possiamo permetterci di perdere nemmeno un giorno”.
Ma come si studia ad Ingegneria? Premettendo che non c’è un segreto, né un metodo universalmente valido, “non bisogna comportarsi come a scuola e riguardare qualche pagina di libro il giorno prima dell’interrogazione, ma sviscerare il concetto nel tempo, finché non ci renderemo conto di essere in grado di collegarlo razionalmente al precedente. Non è detto che tutto ciò debba avvenire in dieci ore di studio giornaliere. Se alla base c’è la passione, la fatica non pesa”, chiosa Rocco Saviano, Magistrale in Ingegneria Biomedica.

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