Un vademecum per gli aspiranti ingegneri

Un vademecum per gli aspiranti ingegneri

Scegliere per amore. “Se vi appassionano gli shuttle o i sottomarini, gli smartphone o le case automatizzate, i codici sorgente o le startup, allora siete nel posto giusto. L’Ingegneria governa la quasi totalità degli oggetti e delle strutture della nostra vita, il che implica una certa responsabilità nella ideazione, realizzazione o supervisione di tutti questi progetti. Insomma, bisogna essere portati per questi studi che, per ogni componente tecnica, richiedono anche l’assimilazione del linguaggio e della cultura relativi. Non si può scegliere solo abbagliati dalle prospettive occupazionali”, (Alberto, Ingegneria Aerospaziale).

Raccogliere le informazioni. “Non è che manchino, ma bisogna capire dove cercare perché i nostri siti web e pagine social sono numerosi (di Scuola, di Dipartimento, di Corso) e non tutti strutturati in maniera intuitiva. Un ragazzo appena uscito dal liceo rischia di confondersi e lo stesso vale per gli studenti stranieri. È una criticità. Per fortuna ci sono i gruppi Teams e poi i gruppi WhatsApp e social gestiti dai rappresentanti e dalle associazioni studentesche”, (Anna Laura, Ingegneria Edile-Architettura).

Relazionarsi con i docenti. “Non esiste una singola tipologia di docente. Alcuni sono più disponibili, ti danno addirittura dei consigli sul futuro professionale e apprezzano lo studente che va a ricevimento poiché lo ritengono sinonimo di interesse. Altri sono difficilmente reperibili e questo può essere un problema soprattutto sotto esame se non si trovano facilmente informazioni sulle date o la tipologia di prova”, (Luca, Ingegneria Biomedica). “Seguire le lezioni serve anche a studiare la mente del professore e a capire che tipo di aspettative abbia. Con alcuni, purtroppo, è un po’ difficile relazionarsi quindi, se si hanno dei dubbi, è utile seguire qualche seduta d’esame orale per studiare la situazione”, (Salvatore, Ingegneria Meccanica).

Vivere l’Università. “In teoria le lezioni non sono obbligatorie. Lo sono in pratica. In tutti i nostri insegnamenti gli argomenti sono concatenati e, a perdere una spiegazione, si rischia di non capire più nulla. Poi bisogna subito fare amicizia, trovare un gruppo con cui condividere gli spacchi, le pause pranzo, lo scambio degli appunti e delle perplessità. Le prove intercorso, quando somministrate, vanno assolutamente effettuate e gli esami conviene sostenerli nell’ordine in cui vengono proposti anche quando non sussiste il vincolo di propedeuticità”, (Simone, Ingegneria Navale).

Conoscere i vari poli didattici. “Serve per mappare i luoghi in cui conviene fermarsi quando non si hanno lezioni. Tutti dispongono di vari spazi studio, alcuni più grandi, altri meno. Ci sono, ad esempio, il cosiddetto ‘acquario’ di Piazzale Tecchio o le aule open space dell’edificio del biennio a via Claudio. Anche gli edifici in cui hanno sede i Dipartimenti ci mettono a disposizione degli spazi studio, oltre alle biblioteche. Non tutti lo sanno. Non è detto che un posto si trovi sempre, soprattutto nei periodi di affluenza. Gli orari più comodi sono al mattino presto o verso pranzo”, (Roberta, Ingegneria Chimica).

Reperire il materiale didattico. “È un vero problema. I nostri programmi sono vasti e affrontano tanti argomenti per i quali, ad eccezione forse del primo anno, non esiste un unico libro di riferimento. I docenti hanno dei manuali su cui costruiscono le lezioni. Noi prendiamo appunti, sbobiniamo, costruiamo delle dispense che si reperiscono anche gratuitamente”, (Laura, Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione). “Anche per questo è consigliatissimo seguire le lezioni. Trovare il materiale può diventare un incubo soprattutto in quei Corsi frequentati da numeri di studenti non altissimi”, (Carmine, Ingegneria Elettrica).

Essere intraprendenti. “All’Università nessuno ti chiede di fare le cose, devi essere tu a voler approfondire i concetti e a strutturare il tuo percorso. Consiglio di sfruttare gli esami a scelta libera per aggiungere delle conoscenze in più, anche apparentemente lontane dalla propria Ingegneria di elezione. Consiglio anche l’Erasmus. Nel mio Dipartimento c’è un gruppo interamente dedicato che ci dà tutte le informazioni necessarie”, (Giovanni, Ingegneria Civile).

Sorridere. “Ingegneria va presa così. Bisogna imparare a ragionare da grandi, ad organizzare per tempo il semestre e la sessione e a dare la giusta priorità agli impegni, senza ansie inutili. Laddove c’è passione si scopre di essere capaci di cose inaspettate, come passare le notti su un elaborato e salire in cattedra per esporlo, realizzare un progetto da zero e credere che possa funzionare o studiare completamente in inglese”, (Benedetta, Ingegneria Chimica).

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