Sessanta vasche in piscina, un giro in moto, una partita del Napoli da non perdere e poi, appena possibile, il tempo per il cinema e un concerto. Non proprio il ritratto della docente che, chiusa la porta dell’ufficio, se ne torna dritta a casa. La prof.ssa Oriana Scarpati, docente di Filologia Romanza e Coordinatrice del Corso di Laurea in Lettere Moderne, è una donna che negli anni ha imparato a far convivere interessi diversi con la vita accademica.
“Da quando ero studentessa, e sono stata una studentessa lavoratrice, sono sempre stata abituata al multitasking, nel lavoro, nella vita privata, nelle relazioni e nelle passioni”, racconta. Tra tutte, però, ce n’è una che arriva da lontano: il calcio. “È qualcosa che mi accompagna fin da quando ero proprio bambina”, prosegue. A trasmettergliela è stato il padre, ex calciatore dell’Internapoli: “Ho visto le partite di Maradona in braccio a lui, perché ero così piccola che non arrivavo a stare seduta sui sediolini dello stadio”. Uno sport che ama anche perché “fortemente socializzante: unisce tutti; posso parlare di calcio con il professorone, con la persona che ho incontrato per le scale. Per me è veramente qualcosa che crea legami”. Il Napoli però è una storia a parte.
“Guardo tutto il calcio ma i legami viscerali ovviamente sono quelli con la squadra della mia città”. Una dedizione che finisce inevitabilmente per condizionare anche l’organizzazione delle giornate: “Le vacanze e le uscite sono calcolate con il calendario alla mano, per non perdere le partite”. E così il grande dilemma tra una domenica allo stadio e un giro in moto si risolve facilmente: “Si farà coincidere tutto, ovviamente”. La moto è infatti un’altra presenza fissa. O meglio, lo è fare la passeggera. “Presi la patente e, per rispetto nei confronti della razza umana, promisi all’istruttore che non avrei mai guidato, e ho mantenuto la promessa, perché sono un pericolo pubblico”, scherza. Dietro la battuta, però, c’è un momento di vera evasione: “Quando sono in moto la testa si svuota”.
La stessa sensazione arriva dall’acqua. “In piscina faccio 60 vasche al giorno, andando e tornando avanti e indietro, in maniera religiosa. Ci metto dentro tutto e poi, fatto il mio, mi dirigo a lavoro”. Perché il tempo, per Scarpati, deve contenere tutto: gli interessi, il lavoro, gli studenti, la ricerca. Il confine tra lavoro e studio, per Scarpati, è poi piuttosto labile: “Per me non c’è troppa distinzione; ogni volta che posso cerco di ritagliarmi del tempo per andare in biblioteca, per leggere delle cose che ho in sospeso, soprattutto per scrivere, perché poi è quello il motore principale”.
Un’attività che trova la sua destinazione naturale in aula: “I miei studenti continuano ad essere sempre la prima missione, il primo obiettivo. Anche migliorarmi come studiosa deve avere una ripercussione su di loro: devo poter portare a lezione qualcosa di nuovo che ho studiato”. E pensare che, quando si iscrisse a Lettere, la strada che immaginava era un’altra: “diventare una critica cinematografica”. Poi, al secondo anno, una lezione di Filologia Romanza con il prof. Costanzo Di Girolamo cambiò la rotta: “Sono rimasta folgorata, da grande appassionata di musica, dal mondo dei trovatori”, ammette.
“Ero seduta per terra in fondo all’aula e fui chiamata a leggere: ovviamente non sapevo farlo come gli altri, sbagliai le pronunce dell’occitano. Ma quello fu l’inizio di tutto ciò che sarebbe arrivato dopo”. Di Girolamo resta il suo Maestro, soprattutto per ciò che le ha trasmesso oltre la disciplina: “Una formazione ampia, l’eclettismo, uno sguardo internazionale, la capacità di coinvolgere gli studenti nella ricerca”. Un’impronta che si ritrova anche nel suo interesse per la filologia digitale e le Digital Humanities. “Questa cosa mi ha lasciato un segno, perché cerco di fare lo stesso anch’io: costruire una comunità, valorizzare le competenze di chi vi partecipa”. È qui che tutto trova un punto d’incontro: nella ricerca di ciò che arricchisce e nella voglia di condividerlo con gli altri.
“La condivisione di un bel verso, di un concetto, fa rilevare dalle piccolezze del quotidiano e da quello che sembra dover essere un destino segnato, ti fa guardare con una sorta di zoom all’indietro e avere una visione d’insieme: per me è fondamentale”. Lo stesso sguardo attraversa il suo rapporto con la musica, il cinema, il calcio, l’acqua che libera la mente e la strada percorsa in moto. Modi diversi di vivere quella stessa tensione verso “la bellezza, l’incontro e la felicità di sentirsi pienamente dentro la vita”.
Giovanna Forino
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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 21







